mercoledì 21 maggio 2008

Non sto inventando niente

Ipse dixit
Nuovo? - «Il pogrom di Ponticelli non è un evento nuovo. Violenze di mute cittadine contro il capro espiatorio già sono avvenute il 2 novembre 2007, quando squadracce picchiarono i romeni dopo l’assassinio di Giovanna Reggiani. Già il 21-22 dicembre 2006 presidi cittadini incendiarono un campo nomadi a Opera presso Milano, approvati da un consigliere comunale leghista, Ettore Fusco, ora sindaco. E non erano violenze nate da niente, avevano anch’esse album di famiglia che chi ha memoria conosce: la tortura di manifestanti no-global a Genova nel 2001; gli sgomberi dei campi Rom attuati brutalmente dal Comune di Milano nel giugno 2005; le parole del presidente del Senato Pera contro i meticci nell’agosto 2005; le complicità del governo Berlusconi nel rapimento di Abu Omar e nella sua consegna ai torturatori egiziani». -
Barbara Spinelli



La Catena di San Libero
Non sto inventando niente
di Riccardo Orioles *)

In Sicilia, la ragazzina uccisa da altri tre ragazzini perché era incinta. A Cuneo, le decine di onesti padri di famiglia che per diversi mesi approfittano della prostituta rumena quindicenne "senza accorgersi" che ha quindici anni e che è costretta a prostituirsi.

A Viterbo, i nazisti quattordicenni che bruciano il loro compagno perché ha i capelli lunghi. A Treviso, la ragazzina che canticchiava "Bella Ciao": rinchiusa nel cesso del treno da due coetanei, sfregiata con una celtica sul braccio. A Finale Ligure, il tredicenne legato dai compagni di scuola e segnato con la scritta "gay" e una svastica sul petto. A Catania, due giovani di sinistra aggrediti e picchiati, nel giro di pochi giorni, da quelli di Forza Nuova. Nel torinese, il tredicenne preso a pugni in faccia e calci nelle gambe ("E adesso prova a ballare, se ci riesci") perché voleva fare la danza classica. Ancora a Catania, il ragazzo pestato a sangue da sei coetanei perché "ha guardato storto" uno di loro. A Castelfranco Veneto, il bambino di otto anni, figlio di una napoletana, ritirato dalla scuola perché i compagni lo picchiavano e lo chiamavano "monnezza".

A Firenze, i tre giovanotti che passano la serata a riprendere col telefonino una povera accattona che dorme su una panchina; poi s'annoiano del noioso gioco, prendono la rincorsa e la buttano a calci giù dalla panchina. A Palermo, i genitori che sfilano: "Non c'importa se il famoso chirurgo è ladrone e pedofilo! Abbasso i giudici! E' solo lui che deve operare i bambini!". A Verona, il ragazzo ammazzato ("Non c'entra la politica", disse il sindaco) perché ha rifiutato una sigaretta a un nazista. A Roma, il capo degli ex fascisti (che ora è ministro) che vuole i soldati per strada per controllare i poveracci. A Venezia il famoso filosofo, sindaco raffinato e civile, che emette - anche lui, infine - l'ordinanza: "Contro gli accattoni, pugno duro!".

Tutto ciò, e altro ancora, accadde nel mio paese che un tempo era civile. Giustamente, voi posteri non ci credete. Ma può darsi che qualche vecchia collezione di giornali, trovata fra le macerie della guerra del 2010, vi aiuti a comprendere che non sto inventando niente.

*) riccardoorioles@gmail.com