mercoledì 25 gennaio 2012

Novità libraria ADL - ZURIGO PER SILONE II

 È uscito in questi giorni il secondo volume degli atti delle Giornate siloniane in Svizzera

 

Questo secondo volume Zurigo per Silone raccoglie gli atti del convegno di studi tenutosi il 23 novembre 2008 presso la Società Cooperativa Italiana, che fu sede del Centro Estero del PSI guidato da Silone tra il 1941 e il 1944.

    La Cattedra di Letteratura Italiana dell'Università di Zurigo, la Società Cooperativa Italiana e la Società Dante Alighieri, insieme al Präsidialdepartement der Stadt Zürich e alla Fondazione Pietro Nenni di Roma, hanno promosso una giornata di studi in ricordo dell'illustre esule antifascista nel trentesimo dalla morte, avvenuta in terra elvetica il 22 agosto 1978.

    Gli interventi raccolti nel presente volume contribuiscono ad arricchire il quadro di riflessione sul grande scrittore e padre costituente della nuova Italia repubblicana, "cristiano senza chiesa e socialista senza partito".

 

SOMMARIO

Emilio Speciale, «Per ordine del Podestà sono proibiti tutti i ragionamenti» – Un'introduzione ai testi

Vreni Hubmann, Saluto della presidente dell'Associazione Amici del Coopi

Elmar Ledergerber, Grusswort des Zuercher Stadtpräsidenten

Giuseppe Tamburrano, Un grande italiano

Felice Besostri, Silone e la visione europea del socialismo

Sergio Soave, L'epoca d'oro del Silone svizzero: realtà e false rappresentazioni

Elisa Signori, Generazioni a confronto. Fortini, Bolis e un dibattito su giovani e fascismo nella Zurigo di Silone

Paolo Bagnoli, Silone e Rosselli

Alessandro La Monica, Ignazio Silone: nuove prospettive di studio

Andrea Ermano, Noterelle cosmopolite sulla dignità della persona

 

Zurigo per Silone II – Le idee. Atti delle Giornate Siloniane in Svizzera.

Volume secondo a cura di Emilio Speciale . Edizioni de L'Avvenire dei lavoratori , Zurigo, 2011, pp. 170, € 19.00 ~ CHF 28.00.

 

Informazioni e ordinazioni > red@avvenirelavoratori.eu

 

 

Il socialdemocratico Schulz è il nuovo presidente del PE

Europa

Un passo verso un assetto politico europeo dopo l'egemonia delle destre

 

di Gianni Pittella

vicepresidente vicario del Parlamento Europeo

E' la prima volta nella storia del Parlamento europeo che i socialisti e i democratici conquistano la presidenza, la vicepresidenza e finanche il secondo e il terzo presidente dell'Assemblea di Strasburgo. E' il segno di una svolta? Di certo rappresenta un argine al predominio dei conservatori nei governi della Ue e nella Commissione.  In questo lungo tunnel in cui e' finito l'euro e con esso l'intera costruzione europea, il Parlamento, unico organismo comunitario eletto direttamente dai cittadini, ha difeso strenuamente le ragioni del rafforzamento dell'unità contro le spinte disgregatrici degli euroscettici e dei particolarismi nazionali. Piu' Europa e misure per favorire la ripresa della crescita economica, che stagna non da ora per l'effetto della crisi finanziaria ma per un'incapacita' di intraprendere politiche innovative di stimolo allo sviluppo e all'occupazione che ci trasciniamo da un quindicennio: sono queste le direttrici espresse in questi mesi, con determinazione e lungimiranza, dall'europarlamento nella sua grande maggioranza, spesso in aperto contrasto con gli orientamenti del semiasse Merkel-Sarkozy e del resto del blocco di centrodestra che governa 23 dei 27 paesi dell'Unione.

    Non credo che il sentimento comune dei tedeschi e dei francesi sia di sostegno alla politica protezionistica dei propri bilanci, che si e' dimostrata drammaticamente miope, dei rispettivi governi. L'economia e le societa' dei paesi che partecipano da mezzo secolo al progetto di integrazione europea sono ormai strettamente connessi tra di loro e nessuno puo' pensare di cavarsi dai pasticci da solo, magari sulla pelle del vicino. La recessione economica e l'eventuale default dei debiti sovrani, grandi e piccoli che siano, nel ''cortile di casa'', porterebbero rapidamente anche le architetture ritenute piu' solide sullo stesso crinale. Lo testimonia il crollo degli ordini industriali tedeschi nell'ultimo anno, che sono concentrati per l'80% in Europa, o la facile previsione sul destino del sistema creditizio europeo, nella quale dominano i colossi francesi e tedeschi, in caso di fallimento dei bilanci statali di paesi come la Spagna, l'Italia, il Portogallo. Il debito accumulato da ogni paese dell'Unione ha sostenuto di fatto la crescita complessiva beneficiando i paesi maggiormente esportatori e la fine, con l'introduzione dell'euro, della possibilita' di ricorrere alle svalutazioni competitive per sostenere artificiosamente la produttivita', ha permesso un generale consolidamento della struttura industriale, a vantaggio dei paesi con la moneta piu' forte. Oggi sul piano interno dell'Unione e all'esterno dei mercati mondiali, l'Ue vince sul piano della qualita' e dell'innovazione e non come un tempo, dei prezzi, scaricandone il costo ormai incomprimibile sui salari e sulle piccole imprese.

    Siamo in emergenza. L'Unione europea ha bisogno di essere riformata e rafforzata per sostenere e vincere l'attacco che sta subendo la sua moneta e con essa la sua economia, dandosi nuove regole di democratizzazione dei mercati che tolgano spazio alla speculazione finanziaria e investendo nuove risorse per modernizzarsi e progredire, insieme. L'unita' politica e economica, da raggiungere in breve tempo, e' il presupposto per cogliere questi obiettivi e non finire travolti  dal revanscismo dell'ancien regime che ha governato il mondo prima dell'euro. Questo scenario e i rischi formidabili che ci propone ogni giorno, richiedono nuove assunzioni di responsabilita' e nuove strategie alla politica e ai suoi attori.

    La sintonia trasversale che anche nel caso dell'elezione dei suoi vertici e al di la' delle appartenenze ideologiche e partitiche il Parlamento europeo ha dimostrato in questi due anni e mezzo di lavoro, nell'interesse supremo dei cittadini, e' un patrimonio che va speso immediatamente sulla bilancia delle riforme. E' possibile costruire una grande alleanza europeista che vada oltre gli attuali steccati e che acceleri sulla strada dell'integrazione e dell'unita' politica indicata piu' volte dal nostro Capo dello Stato nei passaggi piu' difficili di questi mesi e che e' la cifra dell'attuale governo italiano in carica, fin dalla sua costituzione. Ai nostri partiti e alle grandi famiglie politiche europee corre l'impegno e l'obbligo di portare l'Europa al centro del nostro futuro, per avere un futuro. 

Parliamo di socialismo

Nachricht

Parliamo di socialismo

a cura della Fondazione Pietro Nenni

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

La quadriglia della riforma elettorale

E' ricominciata la pantomima sulla nuova legge elettorale. Temo che in questo modo quell'obbrobrio del Porcellum sopravviverà. Ma non si accorgono che il distacco dalla politica ha superato il 50% degli elettori e cresce?

di  Giuseppe Tamburrano

E' ricominciata la pantomima sulla nuova legge elettorale: c'è chi difende quella che c'è, chi la vuole alla francese, chi alla tedesca, chi alla spagnola e qualcuno alla austriaca. Dico "ricominciata" perché la stessa sceneggiata si è vista dopo la crisi del precedente governo Prodi allorchè il capo dello stato dette al Presidente del Senato Marini, l'incarico di formare un Governo con il fine principale di favorire la riforma della legge elettorale. Non se ne fece niente perché c'era chi la voleva alla francese, chi alla tedesca chi alla spagnola, ecc.. E si votò con il Porcellum.

    Questa volta si è ricorsi ad una richiesta di referendum che ha avuto un gran successo di pubblico e cioè di firme e di adesione di costituzionalisti

    Sono stato tra i pochissimi (insieme a Sartori) ad osservare e motivare che la Corte non poteva accogliere quel referendum (sul Corriere della sera nell'ottobre del 2011). E la Corte infatti lo ha respinto con quelle motivazioni.

    Ed è ricominciata la quadriglia: la legge elettorale va cambiata ma… c'è chi la vuole alla francese, chi alla tedesca e chi alla spagnola. Sembra un cafè chantant: chi mi prende per francese, chi mi prende per spagnola….

    Si sono persi mesi durante i quali si potevano elaborare le diverse proposte e portarle in Parlamento . La nascita del governo Monti che ha scongiurato lo scioglimento delle Camere , avrebbe permesso alle forze politiche di discutere e decidere con ponderazione una nuova legge. Non è troppo tardi per farlo, soprattutto se il Governo sopravvive fino alla scadenza naturale della legislatura (ma le Camere saranno impegnate con le misure "crescitalia"). E comunque quello che noi osserviamo è solo il chiacchiericcio di cui ho detto.

    Temo che in questo modo quell'obbrobrio del Porcellum sopravviverà. Ma non si accorgono che il distacco dalla politica ha superato il 50% degli elettori e cresce?
 
 

LAVORO E DIRITTI

a cura di  www.rassegna.it

Pesaro, scompare una fabbrica di calzature

L'ennesimo caso nelle Marche di azienda ripulita dei macchinari dalla sua proprietà. Il marchio potrebbe essere stato venduto alla Corea. 41 dipendenti senza lavoro da un giorno all'altro.

di Marina Druda

Tra le varie modalità di licenziamento selvaggio, da qualche tempo sembra prendere piede nelle Marche quella di far sparire – letteralmente sparire – le aziende. Dopo il caso della Best, azienda metalmeccanica di Montefano, in provincia di Macerata, la cui proprietà aveva apposto lo scorso autunno i sigilli all'impianto approfittando di un periodo di "ferie forzate", un nuovo episodio è occorso a Serra S. Abbondio, località dell'entroterra fanese, dove l'unico calzaturificio di una certa dimensione (41 dipendenti) rimasto sul territorio si è "volatilizzato".

    Proprio così. Il 4 gennaio, i lavoratori della Vainer hanno ricevuto una lettera di licenziamento da una fantomatica Industriale calzature Srl senza alcun preavviso. Il sindacato, subito allertato, non è riuscito a contattare il responsabile dell'azienda fantasma, mentre l'ex direttore del personale della Vainer dice di non saperne nulla.

    "Una vicenda incredibile – spiega Claudio Morganti, segretario generale della Filctem di Pesaro Urbino –, da tanti anni seguo il tessile e di piraterie ne ho viste a iosa, ma una cosa del genere mai mi era capitata". E proprio la Filctem sta cercando di trovare il bandolo di una matassa apparentemente inestricabile, partendo dalla contestazione dei licenziamenti. "Sono illegittimi – sostiene Morganti –, noi cercheremo di ottenere almeno l'indennità di mobilità (i lavoratori erano già in cassa integrazione, ndr) e di tutelare il personale in tutte le forme e con tutti gli strumenti possibili. Come sindacalisti facciamo il nostro dovere, ma crediamo che anche l'Ispettorato del lavoro e la magistratura debbano occuparsene".

    Il marchio ha avuto un passato "glorioso": 250 dipendenti fino al 2008 in un'altra località marchigiana dell'entroterra anconetano (Sassoferrato) e il lancio del fortunato "mocassino Vainer" venduto in tutto il mondo. Il calzaturificio chiude nel 2008, mettendo in mobilità i dipendenti per riaprire nella provincia di Pesaro Urbino con personale ridotto, 41 dipendenti. Fino al 28 dicembre 2011, quando – nonostante tutti i lavoratori fossero a casa per le feste – qualcuno nota alcuni strani movimenti nei pressi dello stabilimento: in particolare un via vai di tir e camion. Subito scatta l'allarme: il sindacato chiama i carabinieri e l'Ispettorato del lavoro, che però non riescono a entrare. Ora si teme che quei camion siano serviti a portar via i macchinari dall'interno della fabbrica. Sta di fatto che, immediatamente dopo la sortita natalizia, sono partite le lettere di licenziamento.

    La Cgil si è appellata anche alle istituzioni locali. Per tutta risposta, la Provincia ha portato il caso al tavolo anticrisi e sta cercando di rintracciare i referenti della Industriale Calzaturificio". "La ditta Vainer ci aveva contattati l'anno scorso per ottenere la cassa integrazione ordinaria – commenta ancora Morganti –, abbiamo sottoscritto un accordo per 13 settimane ed è stata regolarmente erogata. L'ultima richiesta riguardava i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Ma abbiamo scoperto che all'Inps la richiesta di cig non è stata depositata e questo non consente un pagamento diretto da parte dell'istituto previdenziale".

    In questi giorni tutto il paese è stretto intorono ai lavoratori della Vainer: solidarietà, consiglio comunale straordinario, picchetti e manifestazioni. La Filctem ipotizza che il marchio sia stato venduto alla Corea e che la nuova ditta altro non sia che una scatola vuota per "tenere pulito" il marchio, liquidare la produzione e licenziare i lavoratori. "Noi vogliamo mettere in sicurezza i lavoratori – conclude Morganti – ma mi auguro che la magistratura proceda per verificare anche eventuali rilievi penali".
 

 

a cura di  www.rassegna.it

Il sindacato polizia in Sicilia: "Preoccupati per sciopero trasporti"

Il sindacato dei lavoratori della polizia Silp Cgil della Sicilia rileva, in una nota, che quello che sta accadendo nell'isola, la paralisi cioe' di molte attivita' per lo sciopero degli autotrasportatori, e' "assai preoccupante", e richiede "l'intervento urgente di tutte le Istituzioni, in particolare del Ministro degli Interni, perchè questa è una grave emergenza che non si deve considerare come un problema solo della Sicilia".  

    Il segretario generale del Silp Sicilia Luciano Cirri rileva ancora che "il blocco rischia di coinvolgere molte attivita' di utilita' pubblica", e sostiene anche che "si rischia che la situazione dell'ordine pubblico possa sfuggire di mano".

    "In un Paese civile e democratico – dice Cirri - è inaccettabile penalizzare la più grande regione d'Italia, senza che le Istituzioni, prima fra tutte il Governo, intervengano per far cessare questo stato di illegalità diffusa. E' inaccettabile che le stesse Istituzioni, quando c'è da 'mostrare i muscoli', lo facciano solo nei confronti dei più 'deboli' -  come si assiste spesso con le cariche agli operai che perdono il posto di lavoro –  mentre rimangano inermi di fronte ad una situazione così grave, con la paralisi di tutte le città siciliane".
 

IPSE DIXIT

Ci vuol tatto - «Il tatto nell'audacia consiste nel sapere di quanto spingersi troppo avanti». Jean Cocteau

giovedì 22 dicembre 2011

Migranti sempre più discriminati

LAVORO E DIRITTI
a cura di 
www.rassegna.it 
 
Aumenta la manodopera straniera nel settore delle costruzioni. Senza di loro l'anno scorso si sarebbero costruite 30mila case in meno. Ma crescono le disparità con i colleghi italiani. E aumenta anche il lavoro sommerso. Dossier Ires-Fillea: "Siamo al medioevo produttivo".
 
Nei nostri cantieri due lavoratori su dieci sono migranti, per la maggior parte romeni, albanesi, magrebini, polacchi e sloveni. Nonostante la crisi, nel 2010 questo numero è aumentato di 62mila unità, ma si tratta di una crescita "malata": rispetto ai colleghi italiani, infatti, gli stranieri hanno salari inferiori fino al 22 per cento e in sei casi su dieci sono inquadrati con un livello più basso (contro il 31 per cento dei colleghi italiani).
    Cresce addirittura del 160 per cento per loro il ricorso al part time che, come noto, nell'edilizia nasconde quasi sempre il ricorso al lavoro nero. E aumentano gli infortuni e i morti, tanto che il comparto delle costruzioni ha il triste primato di "settore killer" per i lavoratori giunti dall'estero nel nostro paese.
    È quanto emerge dal sesto rapporto sul tema curato dalla Fillea Cgil (il sindacato degli edili) e dall'Ires (l'isituto di ricerca) presentato il 15 dicembre presso la sede nazionale dagli edili Cgil, a Roma, alla presenza del segretario generale Walter Schiavella, di Emanuele Galossi dell'Ires e Kurosh Danesh della Cgil.
    Secondo la Fillea, gli immigrati, senza i quali nel 2010 si sarebbero costruire 30mila case in meno, cioè il 30 per cento del patrimonio edificato, sono i più colpiti dai fenomeni devianti. "Il settore - afferma Schiavella - si è trovato impreparato ad affrontare la crisi, a causa della frammentazione e destrutturazione del sistema delle imprese, troppe e troppo piccole, e a causa di un governo inetto, che è stato incapace di promuovere misure e interventi concreti per rafforzare le regole e liberare risorse per riavviare il settore".
   In questo modo, sottolinea il sindacalista, "l'edilizia italiana è stata scaraventata in un medioevo produttivo, caratterizzato dalla crescita esponenziale di irregolarità e illegalità, dall'esplosione di fenomeni come il caporalato, dalla presenza massiccia di cartelli criminali che hanno inquinato il sistema degli appalti, dalle pratiche opache e corrotte di cui ha troppo spesso dato prova la politica, come dimostrano le tante indagini in corso della magistratura".
    Il risultato è che oggi abbiamo un sistema malato, prosegue il segretario Fillea, "dove in pericolo sono le imprese sane e strutturate, circondate e cannibalizzate dall'impresa irregolare o illegale. È in questo scenario che dobbiamo collocare la vita dei lavoratori stranieri dell'edilizia" quasi 350mila regolari a cui si aggiungono gli oltre 400mila fantasmi, completamente irregolari o sotto caporali "i più ricattati a causa di una legge razzista, la Bossi Fini, che impedisce a questi lavoratori di chiedere aiuto alle istituzioni italiane per uscire dallo stato di sfruttamento e schiavitù in cui sono costretti".
    Un esempio di disparità che emerge dal dossier dell'Ires riguarda i salari. Nel Mezzogiorno, a fronte di uno stipendio medio di 985 euro, gli stranieri ne guadagnano 275 in meno, per una differenza del 21,8 per cento. Proprio sul tema della legalità e dell'affermazione dei diritti del lavoro e di cittadinanza la Fillea lancerà a gennaio una campagna di sensibilizzazione nei cantieri all'interno della più vasta iniziativa confederale "L'Italia sono anch'io". 
 
 

Allarme razzismoPogrom a Torino 
Diciamola, la parola pogrom , per terribile che possa apparire. 
di Marco Revelli
 
Quello di Torino è stato un pogrom in senso proprio, come quelli che avvenivano nella Russia ottocentesca. O nella Germania degli anni Trenta. Di quei riti crudeli ha tutti gli elementi, a cominciare dall'uso distruttivo del fuoco, per liberare la comunità dall'intruso considerato infetto (per "purificarla", si dice).
    E poi l'occasione scatenante, trovata in un presunto - e falso - atto di violenza su una vittima per sua natura innocente (può essere il neonato "rubato", come qualche anno fa a Ponticelli o, appunto, la "vergine" violentata). E lo stato di folla che s'inebria della propria furia vendicatrice, convinta di compiere un "atto di giustizia".
     Ora, che il mostro si sia materializzato, in questo dicembre del 2011, a Torino dovrebbe farci riflettere. Qui, nella ex "capitale operaia". Nella città delle lotte del lavoro, dove è nata la nostra democrazia industriale. Né serve ripetere la stanca litania che Torino è un esempio di "integrazione e di accoglienza". Che la maggioranza la pensa diversamente dalle poche decine di invasati che a colpi di fiaccola e di accendino ha tentato una strage.
    Non è così. Se una ragazzina spaventata e (per questo) bugiarda ha evocato i "due zingari" per accreditare una violenza mai avvenuta, è perché ha pensato che quell'immagine rendesse credibile - in famiglia e nel quartiere - un racconto altrimenti improbabile. Se centinaia di persone sono scese in piazza in una fredda serata d'inverno per manifestare, non è purtroppo perché si trattava di una violenza sessuale (quante sono passate ignorate in questi anni!), ma perché i suoi presunti (e falsi) autori erano di un'etnia odiata a priori .
    Se le decine di incendiari hanno potuto agire sotto lo sguardo compiacente degli altri abitanti del quartiere, è perché mettevano in scena un comportamento condiviso.
    La verità è che la "città dell'accoglienza" è oggi priva di anticorpi contro i nuovi mostri che emergono dalle sue viscere provate dalla crisi. Politica e informazione ne sono responsabili. Da anni ogni discussione in Consiglio comunale sui "campi nomadi" si apre e si chiude sempre e solo su un unico tema, gli sgomberi. E il quotidiano cittadino La Stampa ha dato notizia del fatto, poco prima che la sedicenne confessasse, sotto l'indecente titolo a quattro colonne: Mette in fuga i due rom che violentano la sorella .
    Perché i giovani balordi delle Vallette dovrebbero essere migliori dei loro amministratori e giornalisti? (. . .)
 
Caro compagno Revelli, d'accordo su tutto, ma perché non azzardi tu una risposta intelligente alla domanda finale? - La red dell'ADL
 
 

LAVORO E DIRITTI
a cura di  www.rassegna.it
 
Cgil: La mobilitazione unitaria prosegue tra scioperi e presidi
 
Piccoli passi verso l'equità ma è ancora troppo poco
 
Primi risultati frutto di una mobilitazione che proseguirà anche nei prossimi giorni lungo le tappe dell'iter di approvazione della manovra. Un percorso di mobilitazione che la Cgil ha intrapreso con Cisl e Uil e che, dopo lo sciopero di lunedì 12 dicembre, segnerà nuovi appuntamenti nei prossimi giorni con l'obiettivo di cambiare la manovra per renderla più giusta e più equa.
    Da stamattina è iniziata la due giorni di sciopero (15-16 ottobre) per i lavoratori dei trasporti. Una protesta che interesserà il trasporto pubblico locale e ferroviario, proclamata unitariamente, per rivendicare "il ripristino dei finanziamenti al servizio pubblico locale ed al servizio ferroviario universale e per il nuovo contratto della Mobilità". Lo sciopero interesserà anche il personale di bus, metro e tram dei servizi urbani con modalità diverse da città a città. Ad astenersi dal lavoro domani saranno inoltre anche i lavoratori del settore del credito. Anche qui unitariamente perché le modifiche alla manovra introducono solo "un embrione di equità" ma confermano in pieno le ragioni della protesta.
    La prossima settimana, invece, lunedì 19 dicembre sarà la volta dei lavoratori del pubblico impiego e della scuola. Per i lavoratori pubblici lo sciopero durerà l'intera giornata mentre per il settore della conoscenza le modalità sono diverse. Per la scuola sarà di un'ora mentre per i lavoratori dell'università, della ricerca e Afam per l'intera giornata. Sempre lunedì inoltre è in programma lo sciopero unitario dei lavoratori delle Poste italiane per le ultime tre ore di turno, la stessa modalità e lo stesso giorno per i lavoratori dell'energia (elettrici, petrolio, gas-acqua).
    Parallelamente continuano i presidi di Cgil, Cisl e Uil davanti al Parlamento. Appuntamento in piazza Montecitorio domani pomeriggio e anche sabato mattina. Si riparte poi lunedì della prossima settimana, tutti i giorni, per arrivare a sabato 24 dicembre. Anche alla vigilia di Natale le tre confederazioni si sono date appuntamento davanti alla Camera. La mattina di sabato a partire dalle 10, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, saranno in piazza per dimostrare come ci sia ben poco da festeggiare per gran parte degli italiani.
    I presidi di Montecitorio andranno avanti per i prossimi giorni con un alternarsi tra le diverse regioni e categorie. Ecco il calendario completo: sabato 17 dalle ore 10 alle 12 Cgil Roma e Lazio; lunedì 19 dalle 9,30 alle ore 12,30 Funzione Pubblica (Lazio e Roma); martedì 20 dalle ore 15 alle ore 18 Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle D'Aosta, Piemonte, Lombardia; mercoledì 21 dalle 15 alle 18 Umbria, Marche, Campania, Liguria, Puglia; giovedì 22 dalle 15 alle 18 Sicilia, Sardegna, Calabria, Abruzzo, Molise, Basilicata; venerdì 23 dalle 15 alle 18 Toscana, Emilia Romagna, Lazio.
 
Sabato 24 dalle ore 10 alle ore 13 la conferenza stampa con Camusso, Bonanni e Angeletti.

Nostri fratelli assassinati

Mor Diop     (2.3.1957 – 13.12.2011)

Samb Modou     (17.5.1971 – 13.12.2011)


Appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana

Vai al sito della Rete Antirazzista Firenze


I nostri fratelli Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati e Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike gravemente feriti da una mano armata dall'odio xenofobo, lucido e determinato. Tutti sono vittime della manifestazione estrema di un razzismo quotidiano che umilia sistematicamente la nostra dignità.

    La strage del 13 dicembre a Firenze necessita di una risposta ampia e plurale, che esprima lo sdegno per i barbari assassinii e la ferma volontà di operare concretamente perché simili fatti non si ripetano. E' necessario che non ci si limiti all'abbraccio solidale verso la nostra comunità colpita e alla partecipazione al nostro dolore solo per un giorno.

    Occorre andare più a fondo e individuare tutte e tutti insieme come si è costruito nel tempo il clima che rende possibile l'esplodere della violenza razzista come è avvenuto il 13 dicembre a Firenze e solo due giorni prima a Torino con il pogrom contro un insediamento Rom.

    Bisogna interrogarci su come siano stati dati spazi, per disattenzione e/o per complicità, ai rigurgiti nazi-fascisti di gruppi come Casa Pound, quale ruolo abbiano avuto in questa escalation non solo i veleni sparsi dalle forze "imprenditrici" del razzismo, ma anche gli atti istituzionali che, a livello nazionale e locale, hanno creato, in nome dell'ordine e della sicurezza, discriminazioni e ingiustizie.

    Chiediamo l'impegno di tutte e tutti per cambiare strada, intervenendo sul piano culturale e della formazione del senso comune, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona.

    E' necessario avere come punto di riferimento costante il riconoscimento dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate, dei rifugiati e richiedenti asilo e dei profughi, eliminando i molti ostacoli istituzionali che contribuiscono a tenere in condizione di marginalità la vita di molti migranti in Italia.

    Occorre dare piena applicazione al dettato costituzionale e alle leggi ordinarie che consentono la chiusura immediata dei luoghi e dei siti come Casa Pound, dove si semina l'odio e si incita alla violenza xenofoba.

    Bisogna che tutte le energie positive, che credono nella costruzione di una città e di un Paese della convivenza e della solidarietà, si mobilitino unite per fare barriera contro l'inciviltà, il razzismo, l'intolleranza.

    Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.

    Facciamo un appello rivolto a tutte le persone di buona volontà, nella società e nelle istituzioni, ad unirsi a noi, in una manifestazione ampia, partecipata, pacifica, non violenta e contro la violenza, di carattere nazionale. Una manifestazione che segni una svolta e l'inizio di un cammino nuovo, onorando le persone uccise e ferite in quella tragica giornata e capace di affermare in modo inequivocabile: mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre.

 

Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana

"In memoria de' ragazzi uccisi da mano razzista"

In ventimila sabato a Firenze per Samb e Diop .



Mor Diop e Samb Modou sono anche nostri fratelli. Aderiamo all'appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana . La giornata di ieri è stata solo l'inizio di una mobilitazione contro il razzismo e la xenofobia che dovrà andare avanti finché non sarà ristabilito il pricipio del rispetto che si deve alla dignità umana di ciascuno, dovunque. - La red dell'ADL


Lettrici e lettori, aderite numerosi > perMorperModou@gmail.com
 

 

IPSE DIXIT

 

L'emigrante non è un turista - «Un viaggio nel cassone dei cani e uno in vagone letto hanno in comune che il viaggiatore non deve stare seduto... Devo ammettere a onor del vero che un cassone per cani non si può paragonare a un vagone letto. Prima di tutto l'arredamento è sostanzialmente diverso. Inoltre non si può nemmeno nascondere che il paesaggio si può ammirare molto più comodamente dalla finestra del vagone letto che dal cassone per cani. Questa osservazione è confermata dal fatto che i turisti non viaggiano di solito nel cassone per cani ma in vagone letto.» – Ignazio Silone (1933)

 

L'emigrato non è uno straniero - «L'emigrato è un lavoratore non uno straniero. In un paese che considera soltanto il profitto e la produttività, tutti i lavoratori sono stranieri.» – Ezio Canonica (1970)

 

L'immigrato non è uno smemorato - «Io dico a Casa Pound e a tutta l'Europa: l'Europa ha perso la memoria, la memoria storica... Quel che è accaduto nella Seconda guerra mondiale con il nazi-fascismo, con tutti quei morti? Non si ricorda più di niente.» – Pape Diaw (2011)


 

 

 

Da Claudio Bellavita riceviamo e volentieri rilanciamo

Non ridere! Non piangere! Non giocare!

 

Dopo l' assoluzione dell' immigrato che ha introdotto illegalmente in Italia la figlia di 12 anni si è scatenata la solita polemica degli xenofobi all'amatriciana. Che dimenticano la storia della grande emigrazione italiana. Tra cui i 30 mila piccoli italiani illegali nella Svizzera di Schwarzenbach.

 

di Gian Antonio Stella

http://www.corriere.it/

 

Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d' una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l' ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach.

    Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell' 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del ' 900. Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi.

    Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l'immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni.

    Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l' altro l' autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore?

    Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell' eversione». E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un' altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale».

    Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento. L' uno e l' altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina (...). - Vai al sito http://www.corriere.it/