lunedì 28 giugno 2010

Restituiamo competenze a Stato

IN BREVE
a cura di rassegna.it 

Manovra
Regioni: restituiamo competenze a Stato
Le Regioni sono pronte a restituire le competenze relative al decreto legislativo 112 Bassanini allo Stato: è quanto ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani, in una conferenza stampa che si e' conclusa poco fa. Le materie le cui competenze verrebbero restituite allo Stato sono: il trasporto pubblico locale, il mercato del lavoro, la polizia amministrativa, gli incentivi alle imprese, la Protezione Civile, il servizio maregrafico, il demanio idrico, l'energia e le miniere, i trasporti, gli invalidi civili, la salute, le opere pubbliche, l'agricoltura, la viabilità e l'ambiente. 


Sicurezza
Consulta boccia in parte la norma sulle "ronde"
La Corte Costituzionale ha in parte bocciato le norme sulle 'ronde' previste dal pacchetto sicurezza del 2008-2009. La Consulta, con la sentenza 226 depositata oggi in cancelleria, ha dato il via libera all'impiego di cittadini non armati per segnalare eventi che possano arrecare danno alla "sicurezza urbana", mentre ha dichiarato illegittimo l'impiego delle 'ronde' in situazioni di "disagio sociale".


Fondazioni liriche
Camera approva riforma
La Camera ha approvato il decreto legge sulle Fondazioni liriche con 257 voti favorevoli e 209 contrari: si è conclusa così, dopo una seduta-fiume di 37 ore e 7 minuti imposta per ostruzionismo dall'Italia dei Valori, la prima parte dell'approvazione del discusso provvedimento. Il decreto dovrà ora passare all'esame del Senato, che dovrà licenziarlo entro il 19 giugno, pena la decadenza.


Crisi
Istat, oltre 2 milioni cercano lavoro Il tasso di disoccupazione nel primo trimestre del 2010 è salito al 9,1% rispetto al 7,9% dello stesso periodo del 2009, e raggiunge il livello più alto dal primo trimestre del 2005. Lo rileva l’Istat, sottolineando che il tasso destagionalizzato è invece pari all’8,4%, record dal terzo trimestre del 2003. Sempre nel primo trimestre di quest’anno, prosegue l’istituto di ricerca, il numero di persone in cerca di occupazione ha raggiunto quota 2,273 milioni, con un aumento del 14,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. Con questa cifra si ritorna ai livelli del 2001.


Crisi
Confindustria: recessione finita
"L'economia italiana è fuori dalla recessione", nonostante gli effetti restrittivi della manovra e anche se, per quanto riguarda il lavoro, nel 2010 si registrerà un aumento della disoccupazione. E' quanto prevede il Centro studi di Confindustria nel suo ultimo rapporto sull'economia italiana.

 

Incidenti lavoro
Cesena: crolla gru, un morto e un ferito
Grave incidente sul lavoro a San Cristoforo di Cesena dove una gru è crollata in un cantiere edile causando la morte di un 50enne e il ferimento di un 30enne, ora ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Bufali della città romagnola. Lo segnala il 118 spiegando che che sul posto sono intervenute, poco prima delle 9, due ambulanze, un automedica, l'elisoccorso di Ravenna, i vigili del fuoco e i carabinieri.


Francia
Sciopero contro riforma delle pensioni In Francia è il giorno dello sciopero contro la proposta di riforma delle pensioni. Per quanto riguarda i trasporti pubblici, solo un terzo dei treni ad alta velocità TGV e un treno regionale su 4 funzioneranno regolarmente, ha annunciato la SNCF. L'agitazione riguarda anche i trasporti pubblici urbani, metropolitana ed autobus, a Parigi ed in molte altre città del paese e le scuole, dove secondo i sindacati non si presenteranno al lavoro circa la metà degli insegnanti. A rischio anche il traffico aereo in partenza e arrivo negli aeroporti del paese.    

Scandali patronali in Svizzera

Italiani nel mondo
Picture (Metafile)
 
Tre arresti, un suicidio
Dopo l'arresto del dirigente INCA di Zurigo noto per lo scandalo delle pensioni (e in detenzione preventiva per oltre otto mesi), anche una volontaria ACLI sarebbe finita recentemente in galera per malversazioni. E la medesima sorte sarebbe toccata lo scorso anno a un alto dirigente dell'Enas di Berna che in ottobre si sarebbe suicidato. E prima di togliersi la vita l'esponente del PDL in Svizzera avrebbe confidato che...

Assume contorni sempre più foschi lo scandalo pensioni in Svizzera.
    L'ex direttore dell'Inca di Zurigo è stato fatto oggetto di indagini e misure di carcerazione (otto mesi di carcere preventivo) in rapporto a gravi irregolarità collegate ai fondi pensione di decine e decine di connazionali assistiti.

    Nel frattempo apprendiamo che gravi irregolarità sarebbero state compiute ai danni dei connazionali assistiti anche presso altri istituti patronali operanti in Svizzera.

    La stampa elvetica dà notizia dell'arresto di una volontaria delle ACLI nonché, notizia tristissima, del suicidio di un funzionario dell'Enas (area UGL) avvenuto nell'autunno scorso.

    Lo conferma l'attuale responsabile dell'Enas, Manuela Orrigo, al giornalista del Beobachter, Otto Hostettler. 
    Sempre dal Beobachter del 9.6.10 apprendiamo anche che "qualche settimana prima di togliersi la vita" il dirigente dell'Enas avrebbe confidato "a un esponente del CDF" di essere stato "sostenuto" (nelle proprie malversazioni?) "dal dirigente del Patronato Inca". 

    L'ing. Tommasini, rappresentante del CDF, ha confermato all'ADL la versione dei fatti fornita da Hostettler.
    Se sussista un collegamento tra questi casi resta una questione aperta, ma lo scandalo è comunque grande e terribile.

    L'ADL esprime senza riserve la propria solidarietà alle vittime nonché il proprio sostegno alle autorità inquirenti, auspicando che il Governo italiano e tutte le istituzioni corresponsabili di questa situazione intervengano a sostegno delle persone colpite.

La red dell'ADL




RICEVIAMO E DOVEROSAMENTE PUBBLICHIAMO

Appello per sostenere gli emigrati truffati nel caso INCA-CGIL in Svizzera
Noi del Comitato Difesa Famiglie (CDF) dei truffati nel caso INCA-CGIL in Svizzera chiediamo a tutta l’emigrazione italiana di appoggiarci nella nostra lotta contro un patronato che non vuole assumersi le proprie responsabilità.

    Il direttore dell’ufficio INCA-CGIL di Zurigo Antonio Giacchetta ha per anni rubato le pensioni di clienti dell’INCA-CGIL falsificando documenti e firme. Oggi parecchi truffati si ritrovano sprovvisti del capitale o della rendita della cassa pensione senza che le strutture Italiane si assumano le loro responsabilità. Non osiamo pensare ai connazionali che possono decedere prima che sia fata giustizia. Il patronato durante tutti questi anni non ha controllato in modo opportuno l’operato del direttore.

    Abbiamo chiesto senza alcun riscontro aiuto alle strutture competenti italiane per l’estero. Abbiamo chiesto loro vanamente di adempiere i doveri della Legge 30 marzo 2001, n. 152 che regola le responsabilità per gli istituti di patronato e di assistenza sociale. Ci sentiamo umiliati di riscontrare che le strutture italiane all’estero sapevano da parecchio tempo e non hanno reagito difendendo subito i diritti dei pensionati truffati. Sergio Sinchetto, responsabile INCA-CGIL per l’estero, ha sin dall’ inizio scaricato tutte le colpe su Giacchetta senza mettere mai in discussione i controlli sull’ operato dell’ ufficio INCA-CGIL di Zurigo. Non c’è stata nessuna collaborazione con il CDF per trovare una soluzione per tutti i truffati che si erano rivolti all’ INCA-CGIL in buona fede per mettere le loro questioni pensionistiche in mano ad un patronato che dovrebbe rappresentare gli interessi dei lavoratori.

    L’unica risposta che il patronato è stato capace a darci: "Rivolgetevi al nostro avvocato…".
    Nel frattempo Giacchetta è stato scarcerato dopo nemmeno otto mesi. Non ha fatto dichiarazioni sui retroscena del caso né su dove siano i soldi rubati.

    Dimostraci che non siamo soli: firma anche Tu la nostra lettera (vedi sotto) e inviala al presidente del Consiglio dei Ministri dimostrando ai responsabili INCA-CGIL che anche se ci troviamo all’estero non possono agire come vogliono calpestando i nostri diritti.

 

Comitato Difesa Famiglie

………….…………..
(Il Tuo Nome e Cognome)
………….…………..
(Via)
………….…………..
(Città)
………….…………..
(Nazione)

Al  Presidente del

Consiglio dei Ministri

Palazzo Chigi

00187 Roma - Italy

………….…………..

(Luogo, Data)







Gentile signor Presidente del Consiglio,
 
Le scrivo a riguardo della truffa alla previdenza sociale perpetrata da un direttore dell’INCA / CGIL a numerose famiglie di connazionali a Zurigo.

    Queste famiglie si trovano ora da oltre un anno in uno stato di indigenza e di abbandono.
La prego di usare la Sua influenza per assicurare che i connazionali truffati ricevano il capitale della previdenza sociale sottrattogli da un ufficio che svolge funzioni per conto del Governo italiano, il patronato Inca.

 Il Governo italiano ha dato un mandato a una persona e ha dato un'autorizzazione a un istituto che, invece di compiere il proprio dovere, ha derubato i propri assistiti.

              Mi aspetto, quindi, un'azione concreta del Governo italiano a garanzia di un diritto acquisito e di cui il Governo italiano è responsabile quantomeno sul piano oggettivo e civile.

Il Governo non lasci cento famiglie italiane nella condizione di impossibilità a sopravvivere. La ringrazio anticipatamente per ricevere un riscontro a questa situazione drammatica.

Distinti saluti

………….…………..

  (La Tua firma autografa)     

Legittimo impedimento

IPSE DIXIT
Il consenso delle persone  - "Senza il consenso delle persone che ci lavorano, le fabbriche non funzionano" - Maurizio Landini

       

VISTI DAGLI ALTRI

Vergogna azzurra 
Ieri l'Italia, dopo l'eliminazione della nazionale di calcio dai Mondiali in Sudafrica, era una valle di lacrime. Un paese rosso di vergogna, che non cercava scuse. "Non siamo riusciti a difendere con dignità il titolo di campioni del mondo", ha detto un commentatore sportivo della Rai. Tuttavia, accanto al fiasco sportivo, c'è anche una componente politica. L'eliminazione è stata una dura botta morale per un paese che si prepara a festeggiare i 150 anni dall'unificazione tra molte controversie.

La Vanguardia, Spagna

       

Giustizia
Neo-ministro Brancher chiede legittimo impedimento
L’avvocato difensore del neo ministro per il Federalismo, Aldo Brancher, ha depositato un'istanza in cui chiede che venga applicata la legge sul legittimo impedimento anche nei confronti del suo assistito, in vista dell'udienza del processo in cui Brancher è accusato di appropriazione indebita per il caso Antonveneta. L'udienza è in programma sabato 26 giugno davanti al giudice monocratico della V Sezione Penale del tribunale di Milano.       

 
BRANCHER: IL GOVERNO LOGORA LA DEMOCRAZIA 
di Anna Finocchiaro *)
La sfacciataggine di conferire l'incarico di Ministro a Brancher pochi giorni prima del suo processo per permettergli di utilizzare la legge sul legittimo impedimento è la conferma che questo governo pensa e agisce non nell'interesse del Paese e dei cittadini ma sempre nell'interesse dei singoli, esclusivamente ad personam.

    Questo è un governo pericoloso per la tenuta democratica della nostra Repubblica perché, convinto di avere diritto all'onnipotenza e all'impunità, sta via via logorando quel sacrosanto principio di separazione dei poteri su cui si fondano le democrazie moderne. Altro elemento di tale logoramento viene purtroppo anche dai lavori della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama dove, Pdl e Lega, hanno imposto un'accelerazione improvvisa ai lavori sul lodo Alfano costituzionale.

    Il sospetto è che il governo stia cercando di approvarlo prima dell'estate. Il Pd al Senato ovviamente sta conducendo e continuerà a condurre una ferma battaglia contro questa ennesima legge vergogna. *) Presidente dei senatori del Pd 

       

martedì 22 giugno 2010

Fiat Pomigliano

IN BREVE - a cura di rassegna.it 

Fiat Pomigliano - 1
Marcegaglia: incredibile no Fiom. Landini: lo sciopero è un diritto
La leader degli industriali attacca e il segretario della Fiom risponde: “Il diritto di sciopero è scritto nella Carta, non è a disposizione dei sindacati. Non è vero che diciamo solo no, abbiamo fatto proposte che sono state rifiutate”. La Cgil Campania invita a votare sì.

Fiat Pomigliano - 2
Fiom Napoli, referendum improponibile
Il referendum “è improponibile perché tocca i diritti dei lavoratori”. Così la Fiom di Napoli sul merito della consultazione sull’accordo separato che si terrà il prossimo 22 giugno nello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. A dirlo, intervenendo durante la conferenza stampa di Nichi Vendola a Pomigliano, è il segretario generale della sigla sindacale, Massimo Brancato. “Si sarebbe dovuto fare prima della trattativa - spiega - gli operai sanno bene di trovarsi di fronte ad un ricatto. La Fiom è consapevole di trovarsi di fronte ad un passaggio storico ma non molliamo perché c’è in ballo la dignità dei lavoratori”. Ne dà notizia l’Agi.

Fiat Pomigliano - 3
Uilm-Fim-Fismic, accordo indispensabile
L’accordo con Fiat per lo stabilimento di Pomigliano “è indispensabile, perché consente di rilanciare lo stabilimento e dare una prospettiva alle migliaia di persone che vi lavorano e alle aziende dell'indotto”. Così si legge su un volantino di tre pagine che Uilm, Fim e Fismic stanno distribuendo per “favorire la partecipazione di tutti i lavoratori” al referendum del 22 giugno sull'accordo firmato separatamente dalle organizzazioni sindacali e cui Fiom ha detto no. A giudizio dei sindacati che hanno detto sì a Marchionne, “non è in alcun modo in discussione il diritto di sciopero del singolo lavoratore”, perché “in caso di inosservanza dell'accordo aziendale, che valuta eventuali provvedimenti a carico delle sole organizzazioni sindacali dichiaranti lo sciopero”.        

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Pagelle in silenzio - Protesta delle maestre
Le insegnanti e gli insegnanti di due scuole primarie milanesi consegnano le pagelle senza commenti né valutazioni. Un modo di contestare i tagli di Gelmini. “A settembre troverete una scuola peggiore”. I genitori capiscono e non si arrabbiano, con qualche eccezione

di Cristina Maccarrone

MILANO - Hanno scelto di protestare così contro i tagli della scuola, oggi pomeriggio (17 giugno), gli insegnanti delle scuole primarie “Decorati” e “Meleri” dell’Istituto Comprensivo San Francesco d’Assisi di Milano: consegnando le pagelle ai genitori senza alcun commento, senza alcuna valutazione, senza comunicare se il bambino è andato meglio oppure no. Con un silenzio che, però, dice tanto.

    Una protesta che, in questi giorni, molti plessi della zona 13 hanno messo in atto in difesa della scuola pubblica. “Non si tratta solo dei tagli dell’attuale governo, ma di una politica che negli anni è andata a peggiorare sempre più le sorti della scuola” – ci tiene a precisare Flavia Fietta, insegnante di lingua italiana, storia, musica e altro che speriamo di non esserci dimenticati. “Abbiamo scelto questo tipo di opposizione perché il momento della consegna delle pagelle è sempre vissuto come uno scambio consuntivo con i genitori riguardo a quello che si è fatto durante l’anno. Con il nostro silenzio vogliamo coinvolgere sempre più persone affinché la gente impari a uscire dai propri bisogni primari. Nella nostra scuola si garantiscono le 40 ore settimanali e molti genitori pensano che basti mantenere quest’orario per assicurarsi la qualità dell’apprendimento. Invece non è così: tutte quelle attività che io definisco extrabanco non ci saranno più, andando a minare proprio il livello dell’istruzione scolastica”.

    I temi di cui si parla sono gli stessi che sono da tempo sulla bocca dei docenti: riduzione del personale e conseguente riduzione delle ore di compresenza, insegnamento della lingua inglese affidato a insegnanti non specialistici, riduzione delle attività extrascolastiche. “Quest’anno – continua Flavia - siamo stati miracolati e siamo riusciti a gestire la situazione, ma a settembre non potremo essere sicuri che in caso di assenza alcune classi non restino scoperte anche per ore. Meno personale vuol dire che molti di noi che non sanno una parola d’inglese (o non lo studiano da tempo), dopo un breve corso, potranno insegnarlo. E come la mettiamo con le visite al museo, scuola natura e tutte quelle cose che permettono ai bambini di imparare senza stare dietro ai banchi? Così facendo, scompariranno”.

    E gli insegnanti, tutti d’accordo sulla protesta? “Sostanzialmente sì, ci dice Daniela De Pace, responsabile di plesso, mentre si sistema attaccandolo alla collana con una graffetta il volantino con su scritto “Non abbiamo più parole”, che tutti i docenti indossano mentre consegnano le pagelle ai genitori. “Quest’azione è stata votata dalla maggioranza, chi avanzava delle perplessità non era contrario alla protesta, ma dispiaciuto di non potere parlare con i genitori come ha sempre fatto”.

    Le mamme e i papà come hanno accolto questo silenzio? Molti erano ignari, altri (pochi) hanno dato una mano distribuendo all’ingresso volantini con da un lato la pagella sul Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ovviamente bocciata, e dall’altro la situazione in cui versa l’istituto a cui non sono stati versati circa 250 mila euro necessari per pagare i supplenti, acquistare materiale e arricchire l’offerta formativa.

    Qualche genitore esce dalle aule arrabbiato, non tanto con gli insegnanti, quanto perché aveva la necessità di parlare con loro e non l’ha potuto fare. Altri, come Armando, credono che “questa protesta sia da appoggiare, perché ne va della qualità della scuola. Mi viene da pensare in particolare alle generazioni future che non avranno tutti i servizi di cui hanno goduto altri. A molti interessa solo sapere che il bambino sta in un determinato posto, mentre la scuola deve essere molto di più di un parcheggio”.

    E riguardo alla qualità restano caustici, gli insegnanti, che ricordano le 3 “I” su cui si doveva basare la scuola secondo il governo Berlusconi. “Altro che inglese, impresa e informatica! – conclude Vera Maimone, maestra di matematica - A caratterizzare la scuola elementare ci saranno incoerenza (per quanto detto e non mantenuto), inesperienza (i docenti sono chiamati a ricoprire ruoli per cui non hanno avuto una vera formazione) e ignoranza”. Quest’ultima non c’è bisogno di spiegarla.        

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Grecia, nuovo sciopero generale il 29 giugno   
In Grecia i sindacati del settore pubblico (Adedy) e privato (Gsee) hanno indetto un nuovo sciopero generale per il 29 giugno contro la riforma delle pensioni. Si tratta del quinto dall'inizio della crisi. Il sindacato comunista Pame, che oggi ha manifestato al centro di Atene, aveva in precedenza annunciato uno sciopero per il 23 giugno.   

Dovere d'informazione 

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
 
Appello delle riviste di ispirazione cristiana contro la legge bavaglio
 
Non possiamo sperare di ricevere informazioni veritiere per sovrana concessione. Abbiamo il dovere di cercarle e, una volta trovate, di verificarle, di soppesarle, di confrontarle e di valutare se possano o meno avere una rilevanza pubblica. E quindi pubblicarle. La responsabilità di chi fa informazione è grande, ma altrettanto grande deve essere l´autonomia e la libertà di cui i giornalisti devono godere in ogni Paese democratico. Lo dice l´art. 21 della Costituzione, sia quando garantisce che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, sia nella affermazione, appena precedente a questa, in cui si sancisce il diritto “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Un diritto che ne sottintende uno ancora più grande: quello di poter conoscere, per poi liberamente scegliere.

    Cercare informazioni è un lavoro difficile, ma significa cercare la verità, o almeno tentare di avvicinarsi ad essa il più possibile. Questa la missione del giornalista, questa la missione di ogni persona di buona volontà. Ma il disegno di legge governativo sulle intercettazioni pone alla ricerca della verità molte, troppe limitazioni che, impedendo di portare alla luce fatti e circostanze, compromette alla radice il perseguimento di quel bene comune che è, anche secondo il magistero sociale delle Chiese cristiane, il fine ultimo della politica. Mai come in questi ultimi anni la dimensione etica del tessuto sociale e civile, nel nostro Paese, è stata minacciata. La risposta non può essere un minore, bensì un maggiore senso della verità. E quindi una maggiore tutela della libertà di informazione. Oltre ai limiti posti alla magistratura e ai mass-media dal disegno di legge in discussione, l´aggressione alla libertà di informazione minaccia l´essenza stessa della democrazia. E l´essenza stessa del cristianesimo, per cui solo la verità fa veramente liberi.

Firmatari (in ordine alfabetico):
Adista (agenzia di informazione politico-religiosa), Appunti alessandrini(newsletter per un dibattito politico), Appunti di cultura e politica (bimestrale pubblicato a cura di "Città dell´uomo". Associazione fondata da Giuseppe Lazzati), Caposud (bimestrale di informazione sul Sud del Mondo), Cem Mondialità (mensile di educazione interculturale), Cdbitalia.it (portale di informazione delle Comunità Cristiane di Base), Cercasi un fine (periodico di cultura e politica – Bari), Confronti (mensile di fede, politica e vita quotidiana), Coscienza (mensile del Meic – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale), Cristiano Sociali News(quindicinale del movimento dei Cristiano Sociali), Il dialogo (periodico di Monteforte Irpino), In dialogo (notiziario della Rete Radié Resh di Quarrata), Itinerari (periodico del Centro Studi “Briuno Longo” - Torino), Gentes (bimestrale della Lega Missionaria Studenti), Gioventù Evangelica (GE, rivista trimestrale della Federazione Giovanile Evangelica Italiana), Koinonia (mensile dei domenicani di Pistoia), La Tenda (foglio di collegamento del gruppo “La Tenda”), Missione Oggi (mensile di approfondimento e opinione dai missionari saveriani), Missionari Saveriani (mensile di notizie, testimonianze e proposte missionarie), Mosaico di Pace (mensile promosso da Pax Christi), Nigrizia (mensile dei missionari comboniani), il foglio (mensile di alcuni cristiani torinesi), Il Margine (rivista dell´associazione Oscar A. Romero), Il Missionario (mensile delle missioni ed opere dei religiosi stimmatini) Il tetto (bimestrale di cultura religiosa e politica) L´Invito (trimestrale d´informazione e riflessione religiosa politica e culturale), Peacelink (portale di informazione ecopacifista), Pretioperai (mensile del movimenti dei preti operai), Proposta Educativa (mensile del Mieac – Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica), Qualevita (bimestrale di riflessione e informazione nonviolenta), Qol (bimestrale di studi ebraico-cristiani), Riforma (settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi), Segno (mensile di cultura e politica – Palermo), Tempi di Fraternità (mensile di attualità, ricerca e confronto comunitario), Testimonianze (rivista fondata da Ernesto Balducci), Uni-versum (periodico quadrimestrale per il futuro dell´umanità nella polis e nell´ecumene), Viottoli (semestrale di formazione comunitaria della Cdb di Pinerolo - To)   

Un varco per la repubblica 

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Dall’assemblea dei Comitati Dossetti: "La Costituzione in mano al popolo e ai partiti".
di Raniero La Valle 

Un evento abbastanza straordinario, anzi unico, si è prodotto lo scorso venerdì 4 giugno a Bologna nella grande biblioteca del convento di San Domenico, appena sufficiente a contenere le 500 persone, di ogni provenienza, che vi hanno preso parte. Tutti i partiti dell’attuale opposizione, dal Partito Democratico all’Italia dei Valori all’UDC a Rifondazione comunista a Sinistra e Libertà, rappresentati al massimo livello, hanno accettato e sostenuto il confronto con le analisi, le istanze, i rimproveri, le attese espressi dai Comitati Dossetti per la Costituzione, sul tema della difesa, dell’attuazione e dello sviluppo della Costituzione repubblicana.

    Evento unico per la presenza allo stesso tavolo di giuristi come Onida, Ferrajoli, Dogliani, Carlassare, e politici come Rosy Bindi, Paolo Ferrero, Anna Finocchiaro, Rocco Bottiglione, Leoluca Orlando, Pierluigi Castagnetti, Vittorio Prodi, Elettra Dejana. Unico per il rapporto stabilitosi tra una agguerrita rappresentanza di base, fatta di giuristi e popolo, e dirigenti di partiti disposti all’ascolto; un rapporto adulto, fuori di ogni diffamazione della politica, fuori sia da “servo encomio” che da “codardo oltraggio”.

    Grazie a questo, la Costituzione ha vissuto la sua grande giornata, riportata al suo intero valore, come patto di convivenza ma anche come nuova antropologia in forma di diritto, nuova cultura, nuovo pensiero politico, svolta dalla guerra alla pace, assunzione come bene pubblico inestimabile di ogni persona umana, carta necessaria alla vita come era necessaria durante la guerra la carta del pane. Costituzione che oggi è sotto attacco da parte di falsi novatori e veri guastatori, che usano il potere acquistato per instaurare un potere incontrollabile, dissolvere i mille volti del popolo nella maschera di un capo, fare dello Stato un patrimonio personale assicurato dal populismo e quotato dai sondaggi, estirpare la rappresentanza, rendere ordinaria la illegalità, strutturale la corruzione, vano il pluralismo politico.

    Una analisi non ideologica ma scientifica, come quella di cui sono capaci i giuristi, dice che a Costituzione ancora invariata tutto questo è già avvenuto ed è in corso. Di qui l’unanime consenso sul fatto che, salvo eventuali e circoscritti miglioramenti del sistema, questo meno che mai è il tempo della riforma costituzionale, che non potrebbe che formalizzare il degrado già esistente e trasformare le violazioni in norme; sicché non c’è alcun “tavolo delle riforme” a cui andarsi a sedere. Si è insistito invece, anche se qui con minore ascolto dei partiti, sulla necessità di mettere in Costituzione nuovi diritti, nuove garanzie, sciogliere i nodi della commistione tra pubblico e privato e del conflitto d’interessi, stabilire l’immodificabilità di principi e istituti fondamentali, costituzionalizzare il principio di proporzionalità nelle elezioni politiche.
Il Presidente dei Comitati, Raniero La Valle, ha rilevato che il costituzionalismo non solo critica e fronteggia il degrado della democrazia in Italia, ma anche il capitalismo selvaggio della cattiva globalizzazione e le politiche di dominio di Israele, manifestatesi da ultimo con la chiusura delle sponde di Gaza alla flotta pacifista.

    Onida ha rilevato la profonda iniquità di due formule demagogiche, come quella del “non mettere le mani in tasca agli italiani”, che trasforma le tasse in furto, e quella di “trasferire la tassazione dalle persone alle cose”, che è il gran regalo ai ricchi di abolire ogni progressività delle imposte.
Rosy Bindi ha chiesto che il dialogo continui, ha affermato “l’inderogabile fedeltà” del suo partito alla Costituzione, ha sostenuto che per salvare la centralità del Parlamento occorre un nuovo equilibrio tra esecutivo e legislativo e rendere più efficienti i processi decisionali; Orlando ha rivendicato la funzione dell’opposizione, Buttiglione  ha severamente criticato il bipolarismo, trovando in ciò il pieno consenso di Ferrero, ed ha patrocinato un sistema elettorale alla tedesca, Anna Finocchiaro ha denunciato il rischio di una ulteriore modifica peggiorativa dei regolamenti parlamentari, da cui il Parlamento riceverebbe il colpo di grazia, Elettra Dejana ha messo in guardia sul maggior rischio di futuri eventuali referendum costituzionali.

    Paolo Ferrero ha dimostrato come il bipolarismo rappresenti il vero attacco alla Costituzione; esso infatti espelle dalla politica la possibilità dell’alternativa, ciò che va benissimo per chi non vuole cambiare, ma allontana dalle istituzioni e dalle urne chi avverte la necessità di nuove condizioni di vita e nuove politiche. Il bipolarismo porta con sé la scomparsa della sinistra, stretta tra l’impossibilità di sottrarsi al dovere di unirsi agli altri per battere le destre, e l’impossibilità di partecipare a governi dai quali ai suoi elettori non ci sarebbe alcun ritorno in termini di cambiamento. Di qui la proposta di un “patto repubblicano” che vada dal PD all’UDC a Rifondazione al solo fine di difendere la Costituzione e cambiare la legge elettorale, ma senza alcuna implicazione programmatica di altra natura. L’obiezione a questo scenario, suggerita anche dalla Finocchiaro, è che tuttavia è pur necessario governare. Tra queste due esigenze c’è spazio però per un approfondimento e per un incontro. Da un lato la difesa della Costituzione, se è politica, offre a un accordo elettorale materia ben più ricca che non quella limitata a una semplice convergenza difensiva;  dall’altro sono sempre possibili due livelli di alleanza, uno di maggioranza e l’altro di governo, ciò che i Comitati Dossetti chiamano “costellazione democratica”.

    In ogni caso questo è uno dei varchi lasciati aperti dall’assemblea di Bologna; attraverso questo varco può passare forse la salvezza della Costituzione e della Repubblica.       

'Futura Panda' a Pomigliano

IPSE DIXIT

Perdendo la memoria

"Stiamo perdendo la memoria... E io sento che noi abbiamo un grande lavoro da fare su questo punto e, vorrei dire, quasi a prescindere dalle collocazioni politiche... Ricostruire il senso della nostra identità, del nostro cammino, il sentirsi figli di un processo storico, l'avere e coltivare dentro di sé... il senso di un processo storico che ha determinato ciò che noi siamo oggi. Tutto questo ci sta sparendo. Noi siamo vittime di una specie di Alzheimer collettivo, di una rimozione violenta della memoria". - Walter Veltroni

Una specie di Alzheimer - "Stiamo perdendo la memoria... una specie di Alzheimer collettivo...". - Walter Veltroni

Momento di lucidità - "Stiamo perdendo la memoria... E io sento che noi abbiamo un grande lavoro da fare su questo punto". - Walter Veltroni

Vittime - "Noi siamo vittime... di una rimozione violenta della memoria". - Walter Veltroni

Sì, è vero, stiamo proprio perdendo la memoria - "...". - Walter Veltroni      

Riceviamo da MicroMega e volentieri rilanciamo 

Quando cade il politico entra lo scrittore 

L'ultima fatica letteraria di Walter Veltroni ("Quando cade l’acrobata entrano i clown")  è un'imbarazzante rievocazione intimistico-esistenziale della tragedia allo stadio Heysel. Un testo che ben evidenzia il livello culturale dell'establishment italiano.

di Marco Romanelli - www.micromega.net 

La vena creativa dell’on. Veltroni è, sia detto senza nessuna ironia, francamente impressionante: dopo i commoventi racconti di Senza Patricio, dopo il successo internazionale di La scoperta dell’alba, a soli quattro mesi dall’uscita del poderoso romanzo generazionale Noi, ecco apparire Quando cade l’acrobata entrano i clown, presentato poche settimane fa dall’autore al teatro Eliseo di Roma (in platea Giovanna Melandri, Maurizio Costanzo, Serena Dandini) e poi riproposto in un tour promozionale culminato nella memorabile serata di Sesto Fiorentino alla presenza del vicesindaco Baccelli e del proposto mons. Arturo Pollastri.

    Come si legge in una nota finale, il libro non è nato per iniziativa della fertile mente dell’autore, ma è stato commissionato da Stefano Valanzuolo, direttore di Ravello Festival, il quale ha chiesto a Veltroni “di scrivere un monologo sulla tragedia dello stadio Heysel che sarà rappresentato, con una musica appositamente composta, nell’edizione estiva del 2010”. 

    Si tratta dunque di un testo, per così dire, preterintenzionale, anche se qualcuno ha osservato che potrebbe pure essere rubricato come colposo, stante l’entusiasmo e il coinvolgimento con cui l’autore ha accettato la proposta del Valanzuolo. Tuttavia, ci sembra che il giudizio di colposità sia troppo severo: il calcio, si sa, è in cima agli interessi degli italiani, e segnatamente dei politici, e non è solo Veltroni a viverlo con tanta partecipazione. 

    Tutti abbiamo in mente le immagini domenicali dei vertici istituzionali della Repubblica in tribuna d’onore mentre assistono (ovviamente senza pagare) alla partita insieme ai loro cari, da Fini a Berlusconi, da Rutelli a D’Alema, da Casini a Gasparri, né dimenticheremo facilmente l’immagine del ministro della difesa, on. La Russa, mentre danza seminudo in Piazza del Duomo a Milano per festeggiare la vittoria dell’Inter in Champions League. (...) - continua

Leggi tutto sul sito di MicroMega - vai al sito        

VISTI DAGLI ALTRI
A cura di Internazionale - Prima pagina 

Pioggia sulla Padania

La lotta contro gli elementi atmosferici della Lega nord
Il potente partito separatista della Lega nord, non soddisfatto delle continue richieste di autonomia politica, ora vuole liberarsi della tirannia delle previsioni meteorologiche nazionali. Il governatore del Veneto Luca Zaia sostiene che le previsioni del tempo del servizio pubblico siano poco precise e tengono lontani i turisti dalla sua regione. "Abbiamo diritto a previsioni del tempo attenibili", ha detto Zaia. "Spesso si dice che in alto Adriatico pioverà ma c'è una grande differenza tra Trieste, Venezia, Udine e Treviso".

The Independent, Gran Bretagna 

Scheda / Fiat di Pomigliano

Le modalità del referendum

“Sei favorevole all'ipotesi d'accordo del 15 giugno 2010 sul progetto 'Futura Panda' a Pomigliano?”. 
    Questo il quesito al quale i lavoratori dovranno rispondere con una croce sul sì o sul no.
    Tutto pronto a Pomigliano per il referendum di martedì 22 giugno sull’intesa siglata dalla Fiat con Fim, Uilm, Fismic e Ugl senza la Fiom. La consultazione si svolgerà dalle ore 8 alle 21, lo spoglio inizierà subito e in serata si saprà il risultato.

    A Pomigliano non ci sarà cassa integrazione: l'azienda ha richiamato al lavoro, su richiesta dei sindacati, tutti i 5.200 dipendenti per agevolare la partecipazione al voto.

Le urne saranno dieci e dovrebbero essere collocate tutte nella sala dove vengono consegnate le buste paga. I turni saranno tre: dalle 8 alle 10 voteranno i lavoratori delle lastrature, della verniciatura e dello stampaggio ex Magneti Marelli, dalle 10 alle 12 gli addetti della 159, gli operai del turno centrale e gli impiegati, dalle 12 alle 14 i dipendenti della 147 (per il secondo turno le fasce orarie saranno rispettivamente 15-17, 17-19 e 19-21).

    I circa 310 lavoratori del polo logistico di Nola voteranno dalle 12 alle 14 (primo turno) e dalle 14 alle 16 (secondo). La commissione elettorale si è insediata oggi, vidimerò domani le schede ed eleggerà il presidente. È stato chiesto di partecipare alle operazioni di voto a Cgil, Cisl e Uil campane e a tutti coloro che lo vorranno. Ne dà notizia l'Ansa.     

lunedì 14 giugno 2010

Emigrazione e migranti

"HANNO RAGIONI DA VENDERE"

EMIGRAZIONE ITALIANA

PIERLUIGI BERSANI SULLA PROTESTA DEGLI ITALIANI NEL MONDO

"Gli italiani che hanno manifestato il 29 maggio a Francoforte e che manifesteranno domani a Vancouver e il 19 a Buenos Aires hanno ragioni da vendere: il Partito Democratico è con loro e aderisce all’appello lanciato dal CGIE e dai Comites".

    E' quanto afferma in una nota il Segretario nazionale del Partito Democratico, Pierluigi Bersani.
    "Quel poco che l’Italia spende per gli italiani all'estero – continua il Segretario nazionale del PD – se ben investito, porta credito politico al Paese e insieme vantaggi economici largamente superiori agli investimenti”.

    “Tagliare indiscriminatamente e pesantemente su lingua e cultura, assistenza e rete consolare – prosegue Bersani – è miope, porta danni al Paese e, trattandosi di risorse minime, non aiuta nemmeno l’ipotetico sforzo di risanamento a cui si appella il Governo".

    "Risparmiare sulla democrazia, poi – conclude Bersani – rinviando per la seconda volta e di tre anni le elezioni dei Comites, è un abuso assolutamente ingiustificato. Farlo poi con un decreto, inoltre, solleva anche aspetti di incostituzionalità". 


IN BREVE - a cura di rassegna.it 

Intercettazioni - Senato vota la fiducia Bagarre in Aula
L'aula del Senato, tra le polemiche e dopo una giornata convulsa, ha approvato la fiducia sul maxiemendamento che ha recepito il ddl intercettazioni. I voti favorevoli sono stati 164, i contrari 25. Il Pd ha abbandonato l'aula prima del voto.

Intercettazioni - Sciopero informazione 9 luglio
Il 9 luglio sarà la “giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni”. Lo ha annunciato il segretario della Fnsi, Franco Siddi. “Dovrà coincidere con la giornata finale di discussione del ddl intercettazioni - ha spiegato -, quindi se sarà altrimenti cambieremo la data”. La Federazione della stampa ferma dunque il mondo dell'informazione, per protestare contro la “legge bavaglio” dopo che il ddl incassa la fiducia del Senato.

P.A. / Donne - Cdm approva pensione 65 anni dal 2012
Via libera del Consiglio dei ministri alla parificazione dell’età pensionabile tra donne e uomini nella pubblica amministrazione. Dal 2012 dovranno andare in pensione a 65 anni, come richiesto espressamente dalla Ue. Inizialmente il governo aveva pensato di rimandare la scadenza al 2018, ma l’Europa ha imposto una stretta sui tempi. La disposizione sarà introdotta attraverso un emendamento alla manovra.

Incidenti lavoro - Scoppia cisterna, un morto e 4 feriti
Grave incidente sul lavoro a Brindisi. Un operaio è morto e altri quattro sono rimasti gravemente feriti nello scoppio verificatosi in una cisterna dello stabilimento farmaceutico Sanofi-Aventis, nell'area industriale di Brindisi.

Autonomie - Salta taglio mini-province
Salta il taglio delle mini-province inserito nella carta delle autonomie. Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e relatore del provvedimento, Donato Bruno, secondo quanto spiegano diversi esponenti dell'opposizione, ha presentato un emendamento soppressivo dell'articolo 14 del provvedimento che prevedeva, appunto, la cancellazione delle province sotto i 200 mila abitanti.

Manovra - Bankitalia: "Può frenare la crescita"
Nella seconda metà del 2010 la crescita del prodotto potrebbe indebolirsi. Lo afferma il direttore centrale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, nella sua audizione sulla manovra al Senato. L’indebolimento, ha detto, è legato al fatto che la crescita resta “trainata principalmente dalla domanda estera”, mentre la domanda interna “rimane fiacca”. Entrando più nel dettaglio, a suo giudizio l’entità della correzione “appare adeguata a raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto nel quadro macroeconomico delineato nella Ruef”, ma “potrebbero essere necessari ulteriori interventi qualora si presentasse uno scenario più sfavorevole”.

Migranti - Cassazione, clandestinità non è aggravante
La Corte Costituzionale ha deciso l’illegittimità dell’aggravante di clandestinità prevista dal primo pacchetto sicurezza del governo, diventato legge nel luglio 2008. L’aggravante prevedeva pene aumentate di un terzo se a compiere un reato è un immigrato presente illegalmente in Italia. Dalla stessa Corte sarebbe venuto anche il sostanziale via libera alla legittimità del reato di clandestinità contenuto nel pacchetto sicurezza.

       

Il costo della giustizia nella Milano Europea

Il costo della giustizia nella Milano Europea

Dura lex, cara lex 

PORTO FRANCO - Club socialista e riformista di Milano - organizza una tavola rotonda sul tema dei costi della giustizia nella capitale lombarda.

Martedì 15 giugno 2010 - Ore 20.45
Circolo di via de Amicis 17 - Milano 

In una serata strategicamente scelta in funzione del calendario dei Mondiali di Calcio , il Club Porto Franco chiama ad una  discussione su un tema sul quale si discute spesso , per concludere che non c'è nulla da fare : il costo economico e sociale di una giustizia che non funziona . Ci siamo accorti subito , dalle risposte di adesione come da quelle di rammarico di chi non potrà esserci per impegni pregressi , che l'argomento interessa, che in tanti hanno voglia di raccontare la propria esperienza diretta e proporre soluzioni e comunque di discuterne con chi è più impegnato su questo "fronte" . L'invito allegato è ancora in "progress" , dal momento che stiamo cercando di equilibrare la platea fra operatori del diritto , politici , manager e , soprattutto , semplici cittadini .

    I "discussant" principali che proponiamo saranno Giuliano Pisapia , avvocato e parlamentare , autore di proposte di riforma della Giustizia scaturite dal lavoro di una Commissione per la Riforma raccolte in un recente libro " In attesa di giustizia" scritto a quattro mani con il magistrato Carlo Nordio, che ha ricoperto il suo stesso incarico e con il quale condivide, pur essendo di cultura politica molto diversa, le stesse proposte ;  Paolo Giuggioli , presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano , che conduce da anni una quotidiana guerra di attrito contro le lentezze e le inefficienze del più grande Tribunale d'Italia senza perdere il buonumore necessario per raccontare aneddoti amaramente divertenti sulla vita del più grande palazzo di Giustizia d'Italia ; Antonello Ciotti , manager della multinazionale Dow Chemical che , da italianissimo romano-fiorentino abitante da anni per almeno qualche ora a settimana a Milano , conduce quotidiane e non sempre vincenti  schermaglie con il resto del management anglosassone , svizzero , arabo e indo-cinese per cercare di spiegare che entrare in un procedimento penale o civile in Italia non è sempre peggio che farlo a Mumbaj oppure a Tijen jin ; Claudio Castelli , magistrato, cui spetta l'onere di realizzare sfarzose nozze con i fichi secchi , cercare di introdurre processi innovativi come l'introduzione delle procedure e mail nel regno dei faldoni "cartacei" magari utilizzando un computer in tre..
Discutere di proposte come quelle di Nordio-Pisapia, spesso così basate sul mero buon senso da essere per questo totalmente ignorate dai governi che le hanno richieste , ci porterà inevitabilmente a discutere del "peso" che l'inefficienza del sistema ha sulla competitività internazionale di Milano . Sarà anche un modo , ad un anno dalle elezioni comunali e per il Sindaco, di parlare della necessità di soluzioni per il futuro della nostra città , partendo dalla rimozione di quei lacci ed oneri che sono tra le cause di un declino che ha nella politica il segnale più evidente, ma che ha radici profonde che devono essere tagliate con una lama impugnata dai suoi cittadini consapevoli , informati ed attivi.

Presiede e modera: 
Mario Artali,
presidente  Circolo De Amicis e Vicepres. Bpm 

Introduce: 
Franco D’Alfonso
Presidente Club Porto Franco 

Parlano: 
Giuliano Pisapia
avvocato, già presidente della Commissione Giustizia del Senato 
Paolo Giuggioli
Presidente Ordine Avvocati Milano  
Antonello Ciotti
global commercial manager Dow Chemical 
Claudio Castelli
magistrato, responsabile per l'innovazione delle procedure presso il Tribunale di Milano       
       

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
FAHRENHEIT
dal 14 al 18 giugno 2010

LA PROSSIMA SETTIMANA
Il 14 giugno i programmi di Radio3 saranno condotti da stranieri: giornalisti, scrittrici, insegnanti, scienziati, operatori sociali, sindacalisti, attori, musicisti, di professioni e provenienze diverse. Tutti stranieri ma diversi tra loro, naturalmente: immigrati o nati in Italia, nel nostro paese per ragioni di studio o di lavoro, per libera scelta o per necessità, per conoscere una terra nuova o per sfuggire guerre, fame, carestie. Qui alcuni di loro hanno trovato lavoro e stabilità, altri cercano ancora di allontanare un destino incerto.
Nei suoi programmi Radio3 ospita spesso voci come queste. Da anni dedica ai vari aspetti dell’immigrazione molti suoi spazi di informazione, di riflessione, di conoscenza. Libri e musiche “straniere” ricevono da tempo una attenzione particolare e probabilmente senza eguali in altri mezzi di comunicazione.
Ma il 14 giugno sarà qualcosa di diverso: sarà mostrata, tutta insieme, la ricchezza che questi “stranieri” rappresentano, l’importanza del loro sguardo sulle cose italiane e del mondo in tutti i programmi di Radio3: dalla lettura dei giornali agli spazi musicali, dalle trasmissioni culturali all’approfondimento dedicato ai libri, la scienza, il cinema, il teatro, la poesia, l’arte.

    A Fahrenheit parteciperanno Kurosh Danesh (iraniano responsabile delle Politiche migratorie della CGIL), la scrittrice albanese Anilda Ibrahimi, lo scrittore senegalese Pap Khouma,  la scrittrice somala Cristina Ali Farah, lo scrittore rumeno Mircea Butcovan, e lo scrittore argentino Adrian Bravi per il “Libro del giorno” che sarà: Ma quale amore, (Rizzoli) di Valeria Parrella

    Martedì tra i nostri ospiti Corrado Stajano, che ne L'italia ferita, (Cinemazero), racconta del Sud e della mafia, delle battaglie dei giudici per l'applicazione della legge, della P2, degli attentati alla Repubblica e alla sua Costituzione costata sangue e dolore, e di molti altri momenti cruciali della storia del nostro paese.Alle 17.30, Ti spiego di Romana Petri nello spazio del Libro del giorno.

    Mercoledì 16 apriremo la puntata con La civiltà del riuso (Laterza)di Guido Viale. Alle 17,30 sarà nostra ospite Herta Muller, che presenterà L' altalena del respiro (Feltrinelli), la storia del diciassettenne Leo Auberg, partito per il lager con l'ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all'angustia della vita di provincia. Cinque anni durerà l'esperienza terribile della fame e del freddo, della fatica estrema e della morte quotidiana.

    Giovedì17, con Walter Molino, perleremo di vite di cronisti dal fronte del sud: Taci infame (Il Saggiatore).
    Venerdì 18, poi, ci sarà una puntata speciale di Fahrenheit, condotta da Marino Sinibaldi, che parteciperà a Radioincontri, Festival delle radio di parola di Riva del Garda. Potrete assistere alla puntata dal vivo, in diretta dal Cortile interno della Rocca, dalle 15.00 alle 18.00.

    Infine, per tutta la settimana ci saranno le parole scelte da Padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli a costituire le nuove pagine del Vocabolario di Fahrenheit.

    Riparte il Passalibro!!! Qui trovate tutte le istruzioni per liberare i vostri libri...
    Come sempre, potete contribuire a Fahrenheit scrivendo mail e SMS (al numero 335 5634296) sui i temi del programma, partecipando alla Caccia al Libro e recensendo i libri che amate (o che detestate) attraverso la registrazione del vostro Youbook: telefonicamente al numero 06.3724737 o con l'invio di un file audio o video all'indirizzo:

fahre@rai.it. www.fahre.rai.it Buon ascolto su Radio3
La redazione di Fahrenheit     

I giornalisti hanno il dovere di lottare

IPSE DIXIT
Lo libertà di stampa - "La libertà di stampa è forse quella che ha sofferto di più il lento degrado dell'idea di libertà". - Albert Camus      

VISTI DAGLI ALTRI
A cura di Internazionale - Prima pagina 

La legge sulle intercettazioni approvata dal Senato
La legge bavaglio italiana ha superato l'esame del senato con 164 voti a favore e 25 contrari nel corso di una seduta caratterizzata dalle proteste dell'opposizione. I parlamentari del Partito democratico denunciano infatti "la morte della libertà". I rappresentanti dell'Italia dei valori non hanno partecipato alla votazione perché sono stati espulsi dall'aula dopo aver occupato palazzo Madama mercoledì sera.

El País, Spagna        

DAL PRESIDENTE DELL'UNIONE NAZIONALE CRONISTI ITALIANI (UNCI) RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

SCIOPERO GENERALE IMMEDIATO 

I giornalisti hanno il dovere di lottare con tutte le armi contro il ddl Alfano   
di Guido Columba, presidente dell'UNCI 

Sciopero generale immediato. Senza se e senza ma. Quando l’avversario combatte con uno spadone non lo si può contrastare impugnando una margherita.

    Con il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni governo e maggioranza  cercano di travolgere la Costituzione e l’assetto giuridico e sociale della nostra democrazia.

    I giornalisti hanno il dovere di informare i cittadini in modo corretto, completo e tempestivo. Il primo loro obbligo è dunque quello di far loro capire cosa sta accadendo, combattendo in breccia la propaganda e il marketing politico di chi ha concepito e sta cercando di realizzare i punti base del Piano di rinascita della P2: disarmare la magistratura e imbavagliare la stampa. Perché la prima si occupi solo dei ladri di galline e la seconda convinca gli italiani di vivere dentro una soap opera continuata.

    L’Unione Cronisti ha capito immediatamente la portata eversiva del Ddl Alfano sulle intercettazioni e l’ha combattuto apertamente e duramente. E, allo stesso tempo, ha sollecitato tutte le organizzazioni del giornalismo a fare altrettanto.

    Con la stessa chiarezza, l’Unci sostiene che prevedere lo sciopero generale dopo un mese dal voto del Senato è un grave errore. Se è giusta, come lo è, l’analisi sull’attacco alla democrazia fatta concordemente da Unci, Fnsi, Ordine l’unica risposta al voto del Senato è lo sciopero generale immediato. Qui e ora. Sciopero seguito da un mese intero di manifestazioni in ogni città d’Italia e ripetuto alla vigilia del voto conclusivo della Camera. Prima del voto, non dopo.

    Quando la democrazia è in pericolo è meglio farne due, tre, quattro di scioperi generali piuttosto che uno soltanto a babbo morto.

    Tutte le altre iniziative per informare i cittadini di quanto accade sono giuste e necessarie e vanno intensificate, ma lo sciopero generale deve essere l’arma principale dei giornalisti per contrastare il tentativo di sovvertire la democrazia.       

DA "CRITICA LIBERALE" RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

LISTIAMO A LUTTO 
BERLUSCONI HA IMBOCCATO SENZA REMORE LA VIA DELL’EVERSIONE DEMOCRATICA. LA SUA SPUDORATA DICHIARAZIONE CONTRO LA CARTA COSTITUZIONALE («È INFERNALE GOVERNARE RISPETTANDO LA COSTITUZIONE») È IL PERVERSO FONDAMENTO DELLA LEGGE CHE SI PROPONE DI OSTACOLARE LE INCHIESTE GIUDIZIARIE E LA FORMAZIONE DI UN’OPINIONE PUBBLICA INFORMATA. CONSAPEVOLI DELLA CRITICITÀ DEL MOMENTO, LISTIAMO A LUTTO IL NOSTRO SITO, PER RICORDARE PERMANENTEMENTE AI CITTADINI ITALIANI CHE SIAMO TUTTI VITTIME DI UN REGIME LIBERTICIDA.      

lunedì 7 giugno 2010

Colori e musica della festa della repubblica

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

I colori, la musica, i volti e le parole della manifestazione popolare per la Costituzione in occasione del 2 giugno. Stendardi dei Comuni, bandiere e pettorine rosse, bambini, giovani e pensionati. “Questa Costituzione viene attaccata ogni giorno”

di Cristina Maccarrone

MILANO 2.6.10 - Un tripudio di bandiere rosse, ma anche stendardi dei Comuni partecipanti, tricolori e le bandiere arcobaleno della pace, oltre che delle varie associazioni presenti. Non solo sindacati, ma anche Emergency, Libera e tante altre, note e meno note, a sfilare questo pomeriggio a Milano.

    Vengono dal Trentino Alto Adige, dal Veneto, dall’Abruzzo, dall’Emilia Romagna oltre che ovviamente dalla Lombardia - solo per fare qualche esempio - le tantissime persone che sotto un sole cocente, mentre la mattina a Roma si festeggia l’anniversario della Repubblica, si raccolgono alle 14 vicino a porta Venezia per dare il via al corteo che, a suon della musica di Guccini, Silvestri, U2 ecc, arriva alle 16 a piazza Castello, passando per via Matteotti e continuando per piazza della Scala.

    La Costituzione è protagonista fin dalle pettorine rosse e verdi che molti indossano con gli articoli 1, 3 e 4 che ricordano che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, i diritti devono essere uguali per tutti e tra questi va riconosciuti quello ad avere un impiego.

    La pensa così anche Carmelo, 25 anni, che arriva a Milano da Novara e di mestiere fa il muratore. Ci parla preso dall’emozione, ma anche se la voce tentenna un po’, le idee sono chiare: “Mi trovo qui per manifestare in difesa dalla Costituzione e per difendere i miei diritti di lavoratore”. Accanto a lui Mamado, il cui nome tradisce già l’origine africana, anche se ci tiene a dire “ormai vivo qui da tempo”. Gli preme in particolare che si preservi non solo il lavoro, ma che “ci si attivi maggiormente per tutelare i diritti degli stranieri”. “Questa Costituzione viene attaccata ogni giorno – rincara la dose Cinzia, 32 anni, bergamasca e assistente sociale che incontriamo poco più in là - e tutti i diritti sanciti nel ’46 stanno venendo meno, per questo sono qui: perché non voglio che accada ancora”.

    Nel clima disteso della manifestazione, a camminare tutti insieme ci sono giovani, meno giovani, pensionati, discutono di quello che in Italia non va e sventolano le loro bandiere. Qualcuno indossa magliette artigianali con su scritto sul retro “Articolo 11” e sul davanti il perché la Costituzione non va violata, molti sostengono striscioni fatti da sé e “indossano” cartelli artigianali. Come Yara, milanese intorno ai 35 anni (l’età preferisce non dirla), a cui non va giù la cosiddetta “Legge bavaglio”, sfila infatti con un cartello scritto e ritagliato da lei all’ultimo minuto (così ci spiega), ma che comunque è molto chiaro: “Articolo 21: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Se passa la legge bavaglio, io fondo il quotidiano Il sonaglio. E voglio essere intercettata perché non ho commesso alcun reato”. Come mai questo cartello? “Le intercettazioni sono importanti e io come lettrice – precisa Yara - ci tengo a vedere sui giornali determinate notizie. Con questa legge come si fa a decidere se la persona va intercettata o meno? Spesso tanti mafiosi vengono scoperti partendo dai cosiddetti pesci piccoli”.

    Dello stesso parere anche Paola: 62 anni, pensionata, della provincia di Milano: “Quello che sta succedendo è un attentato alla legalità, la libertà di stampa è fondamentale, come sappiamo le mafie si scoprono tutte insieme e le intercettazioni spesso sono il modo per scoperchiare un sistema. E poi anche gli Stati Uniti ci hanno fatto capire che stiamo andando nella direzione sbagliata”.

    Il tema è così sentito che non manca anche negli altri cartelli che si vedono in giro per il corteo. Qualcuno recita: “Chi non vuole le intercettazioni è complice dei criminali e dei corrotti”, un altro ci va ancora più pesante: “Questa legge contro le intercettazioni vuole solo nascondere il marciume. Difendiamo la legalità”. Alla manifestazione sono presenti anche tante famiglie con bambini.

    Loro sono di origine siciliana, ma vivono da anni ad Arona, sul Lago Maggiore. Mamma Mina con il marito Matteo e i figli Giulia e Dario, di 6 e 8 anni, ci spiega perché i suoi bambini non potevano mancare: “Sono studenti e come tali devono lottare per difendere i loro diritti e la loro istruzione”. Mina ha in mano la bandiera della pace, perché? “Va ricercata ogni giorno e non è così scontata come si crede. Non c’è solo la guerra militare, ma tante altre lotte che mettono a dura prova la nostra libertà”.

    Cosa cambierà con questa manifestazione? “Nell’immediato forse nulla – ci dice ancora Paola – ma serve a farci balzare agli occhi di chi ci comanda e ignora quello che veramente l’Italia pensa”. 

Repubblica fondata sul lavoro

IPSE DIXIT

Evasione e giustificazione - In due occasioni il Presidente del Consiglio (2004 e 2008) aveva pubblicamente spiegato che bisogna considerare "giustificabile" l'elusione o l'evasione quando le tasse sono troppo alte (come in Italia), perché in questo caso l'evasione "è in sintonia con l'intimo sentimento di moralità" del contribuente. L'altra sera ha preferito dimenticarsene, negando platealmente la realtà, pur di rientrare in qualche modo dentro la cornice di emergenza economico-finanziaria disegnata dal suo ministro dell'Economia, che ormai lo commissaria persino in tivù. - Ezio Mauro       

Pro memoria

Sul posto di lavoro
Dal 1° gennaio al 28 maggio 2010 
425 morti sul lavoro
10.643 invalidi
425.730 infortuni 
Fonte: Attac Italia  (redazione@attac.org)     

VISTI DAGLI ALTRI
A cura di Internazionale - Prima pagina 

Fondata sul lavoro?
"Per ragioni che non ho mai capito", scrive il polemista Alexander Chancellor sul Guardian, "l'articolo 1 della costituzione italiana dice che l'italia è una repubblica fondata sul lavoro. Ma che principio è? Vada per la libertà, l'uguaglianza, la giustizia… ma il lavoro? Il lavoro è una cosa che le persone fanno, con vari gradi di entusiasmo, non è un ideale da perseguire. In ogni caso, il 2 giugno l'Italia ha festeggiato la sua repubblica fondata sul lavoro con il peggior tasso di disoccupazione degli ultimi dieci anni e con un terzo dei giovani (contro il 18 per cento della Gran Bretagna) che non ha un'occupazione".

The Guardian, Gran Bretagna    

DA U' CUNTU

Mare Monstrum
di Riccardo Orioles
Non è ancora come il Golfo Persico, ma è già uno dei mari più a rischio del pianeta. In Grecia, nel giro di poche settimane, un tranquillo Paese semi-agricolo è finito dentro alla macchina di triturazione. In Medio Oriente, il vecchio Stato (laburista) di Israele non esiste più e il suo posto è stato preso, per l'appunto, da un regime mediorientale che massacra e fa stragi come tutti gli altri. In Italia sono stati persi trecentosettemila posti di lavoro e un giovane ogni tre è disoccupato.

http://www.ucuntu.org/ 

mercoledì 2 giugno 2010

Immigrazione, PENSARE GLOBALE AGIRE LOCALE, Amnesty International, FINANZA

 
IPSE DIXIT

Al di là di ogni immaginazione - "La spudoratezza della finanza internazionale va al di là di ogni immaginazione. Gli stati hanno usato i nostri soldi per salvare i finanzieri. Ed era inevitabile (le banche erano troppo grosse per fallire). Ma i finanzieri non solo non ringraziano, non solo non fanno "autocritica", non solo non riducono i loro immensi guadagni personali. . . No, usano i nostri soldi per speculare al ribasso contro i nostri stati e farli fallire". – Ugo Intini

 
 
VISTI DAGLI ALTRI
A cura di Internazionale - Prima pagina 


Inaspettatamente
severi

Nel giro di pochi giorni si è passati da uno spensierato diniego al vero e proprio allarmismo. Nell'ultimo anno Silvio Berlusconi ha sempre affermato che l'economia italiana non è stata troppo colpita dalla crisi economica globale (anche se il pil italiano nel 2009 è calato più di quello francese, britannico e spagnolo). Grazie alle sue doti di venditore, gli italiani gli hanno creduto. Ancora più impressionante è il fatto che anche i mercati finanziari hanno creduto alle rassicurazioni del governo di Roma. Quindi, l'annuncio di Gianni Letta che l'Italia dovrà affrontare dei grandi sacrifici per non seguire il destino della Grecia dev'essere stato uno shock per molte persone.

 
 
Amnesty International  
Rapporto Annuale 2010

"Le lacune della giustizia globale sono una condanna per milioni di persone".


Nonostante il 2009 sia stato un anno fondamentale per la giustizia internazionale, le lacune esistenti nella giustizia globale sono state acuite dal potere della politica. È quanto affermato da Amnesty International, che ha presentato oggi il Rapporto Annuale 2010.
    Nella sua analisi sulla situazione dei diritti umani nel mondo nel periodo gennaio - dicembre 2009,  Amnesty International segnala violazioni in 159 paesi e punta il dito contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani, proteggendo dalle critiche gli alleati e agendo solo quando politicamente conveniente. 
    "La repressione e l'ingiustizia prosperano nelle lacune della giustizia globale, condannando milioni di persone a una vita di violazioni, oppressione e violenza" - ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, nel corso della presentazione del Rapporto annuale (pubblicato in Italia da Fandango Libri), che si è svolta questa mattina presso l'Associazione della Stampa Estera di Roma.
    "I governi devono assicurare che nessuno si ponga al di sopra della legge e che ogni persona abbia accesso alla giustizia, per tutte le violazioni dei diritti umani subite. Fino a quando i governi non smetteranno di subordinare la giustizia agli interessi politici, la libertà dalla paura e dal bisogno rimarrà fuori dalla portata della maggior parte dell'umanità" - ha affermato Weise.
    L'organizzazione per i diritti umani ha pertanto rinnovato la richiesta ai governi di garantire che renderanno conto del loro operato, dare piena adesione alla Corte penale internazionale e assicurare che i crimini di diritto internazionale saranno sottoposti a procedimenti giudiziari ovunque nel mondo. Agli stati che rivendicano una leadership globale, tra cui quelli del G20, compete la responsabilità specifica di dare l'esempio.
    Il mandato di cattura emesso nel 2009 dalla Corte penale internazionale nei confronti del presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir, per crimini di guerra e contro l'umanità, è stato un evento epocale che ha dimostrato che anche un capo di stato in carica non è al di sopra della legge. Tuttavia, il rifiuto da parte dell'Unione africana di cooperare, nonostante la terribile violenza che ha colpito centinaia di migliaia di persone nel Darfur, è stato un crudo esempio di come i governi antepongano la politica alla giustizia.
    A sua volta, la paralisi del Consiglio Onu dei diritti umani sullo Sri Lanka, nonostante il governo e le Tigri per la liberazione della patria Tamil si siano resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e possibili crimini di guerra, è stata la prova dell'inazione della comunità internazionale nei momenti di bisogno. Infine, le raccomandazioni del rapporto Goldstone per accertare le responsabilità di quanto accaduto nel conflitto di Gaza attendono ancora di essere tenute in conto da parte di Israele e Hamas.
    A livello mondiale, le lacune della giustizia hanno rafforzato un pernicioso reticolo di repressione. Le ricerche di Amnesty International hanno documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi.
    Gli organismi per i diritti umani e le attiviste e gli attivisti che li difendono sono finiti sotto attacco in molti paesi, i cui governi hanno impedito loro di lavorare od omesso di fornire protezione.
    Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l'intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran.  In Asia, il governo della Cina ha esercitato ancora più pressione verso chi provava a sfidare la sua autorità, attraverso arresti e intimidazioni di difensori dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e Myanmar.
    Lo spazio per le voci indipendenti e per la società civile si è ridotto in alcune parti della regione Europa e Asia centrale: inique limitazioni alla libertà d'espressione hanno avuto luogo in Azerbaigian, Bielorussia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Il continente americano è stato tormentato da centinaia di omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza in vari paesi tra cui Brasile, Colombia, Giamaica e Messico, mentre negli Stati Uniti d'America è proseguita l'impunità per le violazioni dei diritti umani compiute nel contesto della lotta al terrorismo. Governi africani, come quelli di Guinea e Madagascar, hanno affrontato il dissenso con un uso eccessivo della forza e omicidi illegali, mentre le voci critiche sono state oggetto di repressione, tra gli altri, in Etiopia e Uganda.
    Un impietoso disprezzo per le popolazioni civili ha caratterizzato i conflitti. Gruppi armati e forze governative hanno violato il diritto internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen. Nel conflitto di Gaza e del sud d'Israele, le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi hanno ucciso e ferito illegalmente i civili. Migliaia di persone hanno subito le conseguenze dell'escalation di violenza da parte dei talebani in Afghanistan e Pakistan, così come degli scontri in Iraq e Somalia. Nella maggior parte dei conflitti, le donne e le bambine sono state stuprate o sottoposte ad altre forme di violenza da parte delle forze governative e dei gruppi armati.
    Tra gli altri dati che emergono dal Rapporto annuale 2010 di Amnesty International, si segnalano:
    • gli sgomberi forzati di massa in Africa, come in Angola, Ghana, Kenya e Nigeria, che spesso hanno fatto sprofondare ancora di più le persone colpite nella povertà;
    • l'aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico;
    • lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia;
    • il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza nella regione Europa e Asia centrale;
    • gli attacchi compiuti da gruppi armati in alcuni casi apparentemente affiliati ad al-Qaeda, che in paesi come Iraq e Yemen hanno acuito l'insicurezza.
    La dimensione globale di milioni di persone spinte nella povertà dalle crisi alimentare, energetica e finanziaria, ha dimostrato l'urgente bisogno di contrastare gli abusi che determinano la povertà.
    "I governi devono essere chiamati a rispondere per le violazioni dei diritti umani che causano e aumentano la povertà. La Conferenza Onu di revisione degli Obiettivi di sviluppo del millennio, che si terrà a New York a settembre, costituirà un'opportunità per i leader del mondo per passare dalle promesse a impegni vincolanti" - ha proseguito Weise.
    Sulle donne, in particolare quelle povere, si abbatte il peso dell'incapacità dei governi di realizzare questi Obiettivi. Si stima che le complicazioni legate alla gravidanza siano costate la vita a circa 350.000 donne. La mortalità materna è spesso la conseguenza diretta della discriminazione di genere, della violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e della negazione del diritto alle cure sanitarie.
    "Se vogliono fare passi avanti negli Obiettivi di sviluppo del millennio, i governi devono promuovere l'uguaglianza di genere e contrastare la discriminazione contro le donne" - ha sottolineato Weise.
    Amnesty International ha chiesto agli stati del G20 ancora inadempienti (Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia, Stati Uniti d'America e Turchia) di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale. La Conferenza internazionale di revisione sulla Corte, che inizia a Kampala, in Uganda, il 31 maggio, è un'occasione per i governi per dimostrare il loro impegno nei confronti della Corte.
    Nonostante i gravi insuccessi registrati nel 2009 nei tentativi di assicurare giustizia, molti avvenimenti hanno fatto segnare dei progressi. In America Latina sono state riaperte inchieste su crimini coperti da leggi di amnistia, come dimostrano le epocali sentenze riguardanti l'ex presidente del Perù Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l'umanità, e l'ultimo presidente militare dell'Argentina Reynaldo Bignone, condannato per sequestri e torture. Tutti i processi celebrati dalla Corte speciale per la Sierra Leone si sono conclusi salvo quello, ancora in corso, contro l'ex presidente della Liberia, Charles Taylor.
    "Il bisogno di giustizia globale è una lezione fondamentale da trarre dallo scorso anno. La giustizia porta equità e verità alle vittime, è un deterrente nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, in definitiva, conduce verso un mondo più stabile e sicuro" - ha concluso Weise.
 
 
 
 
 
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
PENSARE GLOBALE
AGIRE LOCALE
I  SINDACATI  ITALIANI,  FRANCESI  E  SVIZZERI  IN  VAL  D'AOSTA  PER  UN  SEMINARIO  TRANSFRONTALIERO 

di Claudio Pozzetti *)

Si svolgerà la prossima settimana, da martedì 1 a venerdì 4 giugno, a Saint-Oyen, in Val d'Aosta, presso il Castello  di Verdun, un importante seminario internazionale di formazione sindacale sui temi della contrattazione nelle euroregioni.
    Il seminario è organizzato dal Consiglio sindacale interrregionale (CSIR) Alpi-Arco Lemanico, di cui fanno parte ben 18 organizzazioni sindacali italiane ( Cgil, Cisl e Uil del Piemonte e della Valle d'Aosta, nonchè il Savt, sindacato autonomo valdostano), francesi della regione Rhone- Alpes, svizzere dei cantoni di Ginevra, Vaud e Vallese.
    Durante le quattro  giornate si affronteranno diverse tematiche, quali: l' Unione Europea, le Euroregioni e la loro governance;  i Consigli sindacali interregionali in Europa e gli organismi sindacali internazionali ( CES e CSI); l'accordo transfrontaliero per i lavoratori del tunnel del Monte Bianco.
    Interverranno qualificati relatori dei tre Paesi interessati, oltre a Walter Cerfeda, Segretario confederale della CES, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle  forze politiche  ed economiche, della scuola e dell'informazione, oltre ai delegati sindacali, tra cui i responsabili nazionali CSIR e frontalieri di Cgil ,Cisl e Uil.
    L'iniziativa rientra nel quadro del dibattito aperto da tempo dal CSIR sul ruolo dell'Euroregione Alpi Mediterraneo e del confronto con essa.

*) Responsabile nazionale Cgil CSIR - frontalieri
 
 
 
 
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
"Garantire alle donne l'accesso al lavoro"

I contenuti dell'intervista con Serena Sorrentino (Cgil) su RadioArticolo1
"L'Italia è un paese in cui le donne partecipano meno al mercato del lavoro. Questo provoca una debolezza strutturale nei redditi delle famiglie. Il tasso di inattività prefigura scenari futuri in cui le donne e i giovani abbandoneranno la speranza di trovare un lavoro. Abbiamo bisogno di investimenti certi e concreti per ribaltare questi scenari". Lo ha detto ai microfoni di RadioArticolo1 Serena Sorrentino, responsabile nazionale delle pari opportunità della Cgil, ospite  della trasmissione Italiaparla. "Dal 1996 al 2008 l'occupazione femminile, seppur con delle fluttuazioni, ha visto un tasso in crescita. Ma nel 2009 è precipitata vertiginosamente. La media nazionale è sotto di 12 punti rispetto alla media europea: e, nel Mezzogiorno, scende al 30 per cento".
    Sulla maternità, "considerata soltanto come un costo dalle aziende e come un privilegio da questo governo", la Sorrentino dichiara: "La maternità non deve essere considerata un problema: è un evento che fa parte della vita delle persone e riguarda sia uomini che donne. E' un diritto frutto di una scelta consapevole. Invece, nella fascia tra i 25 e i 54 anni, l'arrivo di un figlio pregiudica il rientro al lavoro.". Come aiutare le donne, allora? "Oltre a garantire il loro accesso nel mondo del lavoro occorre creare quelle condizioni di contesto che liberino il tempo delle donne e rendano possibile conciliare vita e lavoro. Ovvero garantire servizi sociali, asili nido, misure di cura per chi ha a carico anche soggetti non autosufficienti, anziani".
    Altro elemento fondamentale di disparità è il gap salariale, "che arriva anche al 30 per cento nel settore privato", spiega la dirigente Cgil. "Questa condizione crea difficoltà anche per la permanenza delle donne al lavoro. Per non parlare della scarsa partecipazione femminile nei processi di direzione aziendale, di crescita di carriera, di valorizzazione delle professionalità. Le donne sono sempre di più impiegate con orario ridotto, salari inferiori, condizioni di lavoro e di flessibilità più svantaggiose e in settori dove le condizioni sono più precarie".

 
 
 
 
 
 
Manovra
Condono
e fantasmi

Narducci (PD) un condono per gli immobili fantasma sarebbe un regalo alla criminalità organizzata.

"Una manovra che si inquadra nella crisi dell'euro" dice Berlusconi illustrando la pesante manovra economica che il Governo sta per sottoporre al voto del Parlamento.
    "Meno male che fino a poco tempo fa Berlusconi diceva che la crisi non esisteva, e sembra quasi che le difficoltà derivino tutte dallo stipendio dei parlamentari, buttandola sul populismo, mentre non si tiene conto di tanti fattori che hanno contribuito ad accumulare gli sprechi certamente non a vantaggio dei più deboli. Berlusconi dice di non aver aumentato le tasse con la manovra da 24 miliardi di euro ma costringe a metterle agli enti locali tagliando loro i trasferimenti: forse pensa ad un federalismo senza i servizi!" Lo dichiara l'on. Franco Narducci (PD) commentando le affermazioni del Presidente del Consiglio alla presentazione della manovra economica.
    "Sembra che ancora una volta, nel pieno della crisi - incalza Narducci - il Governo voglia lasciare da sole le famiglie dei lavoratori e dei pensionati già abbastanza in difficoltà come si può evincere dai dati del rapporto annuale Istat dal quale emerge preoccupante il fatto che oltre il 15% delle famiglie italiane vive in condizioni di disagio economico".
    "Sicuramente se bisogna fare dei sacrifici - afferma l'on. Narducci - occorre che li si faccia in maniera proporzionale e senza lasciar trasparire che si può derogare alla legalità con il condono per gli immobili fantasma; così si rischierebbe di fare un regalo prezioso alla criminalità organizzata, soprattutto in Campania: sono convinto che il Parlamento non potrà essere complice di un simile gesto!"
    "Condivido quello che dice il Commissario europeo Rehn - conclude Narducci - quando afferma che "la spesa per le infrastrutture chiave, educazione, ricerca e innovazione sostengono la crescita, mentre le tasse sui redditi di impresa e sul lavoro la danneggiano" forse dovrebbe accorgersene anche il Governo che rischia di far morire anche il motore della ricerca in Italia". 
 
 
 
 
 
VOCI DALL'EMIGRAZIONE ITALIANA - 1 
PROVOCAZIONE
DEL GOVERNO

LA CAMERA APPROVA IL DECRETO SUL RINVIO DELLE ELEZIONI DEI COMITES E DEL CGIE

di Dino Nardi *) 

Come noto lo scorso 23 aprile, alla vigilia della programmata assemblea plenaria del Cgie, il governo approvò il decreto (63/2010) per l'ulteriore rinvio al 2012 delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie pur sapendo della contrarietà del Consiglio Generale e che il tema sarebbe stato all'ordine del giorno dei suoi lavori.
    Nell'assemblea plenaria, come prevedibile, il Cgie criticò aspramente il decreto e la tempistica della sua approvazione avvenuta proprio a ridosso dei lavori del Consiglio anche con una forma di protesta inusuale come quella di uscire dalla sala nel momento della relazione del Sottosegretario Alfredo Mantica. Inoltre l'assemblea decise poi, di far anticipare la convocazione delle tre assemblee continentali (Europa-Africa del Nord a Francoforte; Paesi Anglofoni a Vancouver; America Latina a Buenos Aires) affinché si potessero tenere prima che il parlamento discutesse ed approvasse il decreto 63/2010. Tre assemblee i cui lavori, in questo caso, vista l'eccezionalità del momento, sarebbero stati aperti ai Comites, all'associazionismo ed alla comunità italiana per discutere  pubblicamente sia dei tagli del governo italiano al finanziamento delle politiche per gli italiani all'estero che della chiusura di importanti Uffici consolari, soprattutto in Europa, e del nuovo ed antidemocratico rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie.
    Purtroppo il governo, e la maggioranza che lo sostiene in parlamento, tanto per dimostrare chi comanda, con la ormai nota arroganza e provocazione che lo distingue, ha già  fatto approvare dalla Camera dei Deputati, con il voto favorevole anche dei suoi eletti all'estero, il decreto del rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie nella seduta di lunedì  25 maggio. Ancora una volta, alla vigilia di una riunione del Cgie. In questo caso della Commissione Continentale Europa-Africa del Nord che si terrà a Francoforte in Germania proprio nei giorni 28/29/30 maggio prossimi, cioè questo fine settimana, e delle altre due che si terranno nelle settimane successive.
    Complimenti al governo, alla maggioranza che lo sostiene e, soprattutto, ai deputati del centrodestra eletti nella Circoscrizione Estero che, ancora una volta, hanno dimostrato di saper predicare bene (con gli emigrati) ma di razzolare male (in parlamento)!
*) Coordinatore UIM per l'Europa, membro Cgie
 
 
 
 
 
VOCI DALL'EMIGRAZIONE ITALIANA - 2 
DISATTENZIONI
E IMMOBILISMO 

DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL'ASSEMBLEA DELLA CONSULTA NAZIONALE DELL'EMIGRAZIONE

L'Assemblea Generale della Consulta Nazionale per l'Emigrazione (CNE) esprime la sua forte preoccupazione per i ritardi  e le disattenzioni che si manifestano nel rapporto fra istituzioni e mondo degli italiani all'estero.
    In particolare la CNE registra con grande preoccupazione il venire  avanti in Parlamento di provvedimenti di modifica degli organismi di rappresentanza e di consulenza che si collocano in modo  molto distante dalle effettive esigenze e necessità degli italiani nel mondo.
    A fronte di un quadro  totalmente insoddisfacente anche dal punto di vista del contributo finanziario dell'Italia per le esigenze dei cittadini e delle comunità all'estero, l'Assemblea Generale esprime  una valutazione positiva  dell'impegno di tutto l'associazionismo per contrastare  il disinteresse e talora l'opposizione che da diverse parti vengono portate avanti contro la possibilità d'intervenire in termini di riforma anziché di stravolgimento e azzeramento dell'esistente.
    L'Assemblea Generale, in particolare, esprime  la propria valutazione positiva sul lavoro svolto dall'Ufficio di Presidenza della CNE dall'ultima Assemblea ad oggi.
    In questi ultimi anni, infatti, con il consenso di tutti, la CNE è stata in grado di porre al centro della discussione di ogni ipotesi di riforma del mondo dell'emigrazione proposte concrete e precise nelle quali è stata sempre presente la funzione essenziale delle associazioni, realtà radicata nelle comunità a garanzia della partecipazione democratica.
    La CNE è stata in grado , in specie, di proporre puntualmente un modello di Comites e di CGIE rinnovati ma non depotenziati.
    L'Assemblea da mandato all'Ufficio di Presidenza di promuovere, d'intesa con le associazioni aderenti, la costituzione della CNE nelle regioni ed all'estero.
L'Assemblea da mandato all'Ufficio di presidenza  di promuovere idonee iniziative atte ad evidenziare l'impegno degli italiani all'estero nella valorizzazione  dell'importanza dell'unità d'Italia nella ricorrenza del  150° anniversario della sua realizzazione.
    L'Assemblea impegna  l'Ufficio di Presidenza a proseguire nella ricerca di una azione unitaria con le altre associazioni regionali e locali per trovare forme di coordinamento più impegnative.
L'Assemblea impegna l'Ufficio di Presidenza  a dare continuità al tavolo congiunto con le Regioni ed a richiedere  l'approvazione da parte del Parlamento del riconoscimento della natura di promozione sociale alle associazioni degli italiani all'estero.
L'Assemblea  fa infine appello a tutte le associazioni aderenti perché partecipino attivamente alle prossime riunioni continentali promosse dal CGIE come prima risposta all'immobilismo del presente.

(Fonte: Istituto Fernando Santi, Roma)
 
 
 
 
VOCI DALL'EMIGRAZIONE ITALIANA - 3
No alla sospensione
della democrazia!
Prosegue con grande determinazione l'opera di demolizione delle politiche verso gli italiani all'estero, portata avanti sin dall'inizio di questa legislatura, dal governo Berlusconi e dalla maggioranza di centrodestra.
    Nei giorni scorsi la Camera (con il voto favorevole dei deputati PDL e Lega, compresi quelli eletti all'estero), ha approvato il decreto-legge che rinvia al 2012 le elezioni per il rinnovo di COMITES e CGIE. Il rinvio viene motivato ancora una volta con la necessità di procedere preventivamente alla riforma delle norme istitutive dei due organi rappresentativi delle comunità italiane all'estero.
    Con lo stesso pretesto i COMITES avevano già subìto una proroga dal 2009 al 2010. Questo ennesimo rinvio rischia di dare a questi organismi il colpo di grazia, minandone alla radice funzionalità e credibilità democratica.
    Il voto alla scadenza ordinaria, oltre a rispettare le regole della democrazia, avrebbe costituito, in primo luogo per i COMITES, un'importante occasione di rinnovamento. Siamo convinti inoltre che il momento elettorale avrebbe dato maggiore impulso all'iter di riforma legislativa, che pure resta un passaggio importante ai fini di una complessiva ridefinizione della rappresentanza degli italiani all'estero.
    Dopo l'elezione dei parlamentari della Circoscrizione estero, enfatizzata come grande conquista democratica che valorizza al massimo livello gli italiani nel mondo, va emergendo con sempre più chiarezza, da parte di questo governo e di questa maggioranza, il disegno di lasciar "morire di inedia" le istituzioni e i servizi degli italiani all'estero.
    In questa linea si colloca anche la ristrutturazione della rete consolare, che si configura come un taglio indiscriminato dei servizi, che non tiene conto né della consistenza, né dei bisogni delle nostre collettività.
    Altrettanto punitiva, oltre che miope, appare la drastica riduzione delle risorse alla lingua e alla cultura italiana, che determina la progressiva privatizzazione del servizio scolastico, i cui costi vengono caricati sempre più massicciamente sulle famiglie degli alunni.
    Da tempo sosteniamo che le politiche per gli italiani all'estero debbano essere ricalibrate sulla base di una lettura aggiornata delle nostre comunità, dei loro bisogni e soprattutto delle enormi potenzialità che derivano dalla presenza capillare del patrimonio di lingua e cultura da esse veicolato in tutto il mondo. Non è però tollerabile che l'esigenza di rinnovamento diventi il pretesto per smantellare il complesso dei servizi costruiti da e per gli italiani nel mondo.
    Al contrario è indispensabile garantire le risorse necessarie al funzionamento dignitoso dei servizi e il rispetto per le rappresentanze democratiche. Lo smantellamento dei servizi va fermato! La democrazia va ripristinata anche tra gli italiani all'estero! La manovra finanziaria di questi giorni rischia di accelerare drammaticamente l'opera di demolizione in atto.
    Per queste ragioni come Sinistra Italiana in Svizzera aderiamo alla mobilitazione degli italiani all'estero, a partire dalla manifestazione del prossimo 29 maggio a Francoforte!

La Sinistra italiana in Svizzera (Basilea)
 
 
 
 
 
Immigrazione
Il Governo
crea cittadini
di serie A e B

 Il permesso a punti varato dal Governo crea cittadini di serie A e B. Forti perplessità di Franca Di Lecce, esponente evangelica del Servizio rifugiati e migranti della FCEI

"Questo 'accordo di integrazione' conferma pienamente la volontà di subordinare l'intera esistenza dei migranti a un permesso di soggiorno che sarà sempre più difficile da ottenere e così facile da perdere: un vero e proprio percorso a ostacoli per i migranti che diventano sorvegliati speciali sempre sull'orlo di essere denunciati o espulsi dal territorio". E' l'amara constatazione di Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), sul provvedimento varato la scorsa settimana dal Governo che introdurrà il cosiddetto "permesso a punti". Saranno obbligati a firmare l'accordo di integrazione gli immigrati tra i 16 e i 65 anni che entreranno in Italia e che vorranno un permesso di soggiorno superiore a un anno. In due anni dovranno aver raggiunto 30 crediti, attraverso – tra le altre cose - la conoscenza della lingua italiana e della cultura civica, il conseguimento di titoli di studio, la scelta del medico di base, l'affitto o l'acquisizione di una abitazione, tutti crediti che potranno anche essere decurtati se si commettono reati che comportano la pena dell'arresto di almeno tre mesi o multe superiori a 10mila euro. Chi perde tutti i punti, viene espulso.
    L'immigrato deve, inoltre, aderire alla Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione del 2007. "Come SRM avevamo espresso forti perplessità su quella Carta, perché implica che gli immigrati non siano in grado di comprendere le norme della nostra Costituzione e per questo hanno bisogno di una costituzione in formato ridotto", afferma Franca Di Lecce interrogandosi sulla necessità di avere una Carta ad hoc per le minoranze etniche, culturali e religiose che vivono in Italia. "Quella Carta – prosegue Di Lecce -, che ora compare nel primo articolo dell'accordo di integrazione, è in realtà un atto di discriminazione e non di integrazione, e rischia, di fatto, di creare cittadini di serie A e altri di serie B. L'integrazione non si costruisce dall'alto stabilendo criteri astratti e giocando sulla paura, essa è un processo armonico che coinvolge l'intera collettività, dove tutti i cittadini hanno accesso ai diritti perché possano dare il loro pieno contributo alla società, nel rispetto della Costituzione della Repubblica che rimane il quadro normativo fondamentale sul quale si basa la coesione sociale".