giovedì 20 dicembre 2012

Ultimo schiaffo all'università

LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it

In Senato il provvedimento trasformato dal maxi emendamento del governo. Nella notte i fondi per gli Atenei pubblici scendono da 400 a 100 milioni, mentre alle private ne vanno oltre 50. Passo indietro anche sui video poker.


La legge di stabilità è in Senato e dovrebbe restarci fino al 23 dicembre quando è prevista la sua approvazione per il passaggio alla Camera dove in terza lettura dovrebbe arrivare l'approvazione definitiva. Il condizionale è d'obbligo perché il Pdl non ha fatto segreto di voler rallentare l'iter per ottenere uno slittamento delle elezioni nel 2013.

    Ma il Pd non ci sta. Per il segretario Bersani è “disdicevole” ritardare la data naturale delle elezioni fissata il 17 febbraio unicamente “per esigenze non dell'Italia, ma di forze politiche in ritardo”. Per approvare entro la settimana la legge di stabilità “siamo pronti a stare alla Camera anche la notte”, ha detto Bersani a Bruxelles.

    Intanto, la confusione sotto il cielo è grande, complice il clima da fine corsa che ha trasformato la legge finanziaria in una sorta di ultimo treno, dentro i cui vagoni far salire tutti i provvedimenti, anche micro, che si vogliono far passare.

    Le 16 pagine dell'emendamento omnibus contengono provvedimenti di ogni tipo, alcuni portatori di forti polemiche. Tra questi spicca il taglio dei finanziamenti alle Università pubbliche: solo 100 milioni di finanziamento per il fondo ordinario a fronte dei 400 promessi dal ministro Profumo. “Un ulteriore durissimo colpo al sistema universitario”, un altr passo “verso la privatizzazione dei saperi”, è stato il duro commento di Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil.

     “Le università – continua Pantaleo – vengono spinte con il sottofinanziamento ad aumentare le tasse scolastiche, a tagliare occupazione e ricerca, a precarizzare il lavoro riducendo l’offerta formativa e trasformando gli studenti in clienti”. “Chiediamo – conclude il sindacalista – che vengano trovati gli ulteriori 300 milioni rispetto ai 400 necessari a evitare altri tagli al fondo ordinario 2013. Occorre da parte delle forze politiche che si candidano a governare il paese di proporre un progetto alternativo di università rispetto ai disastri dei governi Berlusconi e Monti”.

    Da sottolineare che ci sono però 52,5 milioni per i Policlinici gestiti direttamente da università non statali. 12,5 milioni arrivano per il Bambin Gesù di Roma e 5 milioni alla Fondazione Gaslini. E il'arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, esprime la sua “soddisfazione” per il riconoscimento del ruolo nazionale all'ospedale privato di Genova.

    Poi c'è il capitolo gioco d'azzardo: per tutto il pomeriggio le agenzie hanno riportato lo sdegno espresso da più parti, compresi il ministro della Famiglia Andrea Riccardi e quello della Salute Renato Balduzzi, per un emendamento del Pdl che autorizza di fatto l'apertura di nuove sale poker (cancellando la norma che faceva slittare queste nuove aperture al giugno prossimo). Balduzzi ha parlato di norme “sconcertanti”.

    Ci sono anche i soldi per la Tav. Sono 2,25 miliardi in 13 anni per la linea Torino-Lione. Il testo aumenta gli stanziamenti del 2015 di 150 milioni (da 530 a 680) e ne stanzia altri 150 all'anno dal 2016 al 2029.

    Mentre slitta al 2014 l'obbligo per le Regioni di non applicare ai redditi bassi la maggiorazione oltre i 0,5 punti percentuali dell'addizionale Irpef. Slitta inoltre al 2014 il quoziente familiare per quanto riguarda l'aliquota Irpef regionale.

    Un po' di ossigeno per gli enti locali arriva invece con l'allentamento del patto di Stabilità per comuni e province: maggiori risorse per 1,4 miliardi. E 400 milioni di minori tagli ai comuni.

 

DIRITTI UMANI: "PREOCCUPAZIONE PER PANNELLA, CARCERI TEMA PRIORITARIO"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, che oggi ha adottato la relazione finale dei propri lavori, ha occupato buona parte del dibattito conclusivo sull'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella. Tutti i membri della Commissione hanno manifestato la loro preoccupazione per le condizioni di salute di Pannella, ma hanno anche concordato, senza dissenso alcuno, che il rispetto dello Stato di Diritto e la denuncia delle drammatiche condizioni carcerarie sono temi centrali per chi si adopera quotidianamente per la promozione e la protezione dei diritti umani. Nel 2011, dopo un anno e mezzo di lavoro, la Commissione aveva prodotto un Rapporto su Carceri e Cie che individuava nella riforma di alcune leggi, come la Fini-Giovanardi, la Boss-Fini e la ex-Cirielli, oltre che nell'introduzione del reato di tortura nel codice penale, le proposte necessarie per fra fronte alle drammatiche condizioni delle carceri italiane. Molti dei presenti si sono anche dichiarati apertamente a favore della soluzione di un'amnistia come risposta a quando Marco Pannella chiede col suo sciopero totale della fame e della sete.



Bollettino medico  

Le condizioni di Pannella, al nono giorno di sciopero totale della fame e della sete.


Da questa mattina alle ore 7, l’onorevole Marco Pannella ha accettato la prescrizione della somministrazione di terapia idratante, per via endovenosa. Dopo l’infusione di un totale di 1.750 cc di liquidi, le condizioni generali sono lievemente migliorate. Continua la completa astensione dall’assunzione di cibi solidi e liquidi.

    Si è osservato un modesto incremento dei valori pressori (P.A.100 su 70 mmHg).

    Tuttavia, purtroppo, come temuto, non si è ancora assistito e non si assiste alla ripresa della diuresi. Non è ancora pertanto possibile valutare il grado di reversibilità dell’insufficienza renale sopraggiunta.

    In queste ore continuano le terapie reidratanti per via endovenosa e vengono effettuati nuovi controlli ematochimici e cardiologici.

 

Per il collegio medico

Prof. Claudio Santini

Roma, 19 dicembre 2012 (ore 16,50)

 

Ma che ha fatto Monti ?

Parliamo di socialismo

a cura della Fondazione Pietro Nenni

http://fondazionenenni.wordpress.com/

Ha tirato la cinghia agli italiani – e non ai felici possidenti! – per rimettere i conti in ordine. La vita del paese è peggiorata paurosamente.

di Giuseppe Tamburrano


Dicono che siamo (o stiamo) entrando nella Terza Repubblica (ma come insegna la storia della Francia, le repubbliche cambiano mutando l’assetto sociale e politico, e la Costituzione).

    Comunque, cambia il governo, dai tecnici ai politici.

    Se ne va Monti. Ma se ne va sbattendo le alucce, come un angelo salvatore, pronto a salvare di nuovo la cosa pubblica: lo invocano!

    Ma che ha fatto Monti? Ha tirato la cinghia agli italiani – e non ai felici possidenti! – per rimettere i conti in ordine. I mass-media parlano di spread: così i cittadini non capiscono.

    Ma la vita del paese è peggiorata paurosamente: la disoccupazione oltre l’11%; quella giovanile ad oltre il 30%; i tanti cassintegrati e i tantissimi scoraggiati. L’Istat rivela che i nuclei famigliari hanno un reddito sotto i 25.000 euro l’anno e il 28,4% è a rischio povertà. La produzione industriale è calata del 6,2%, i consuni a -5%, il potere d’acquisto a meno 13,2% dal 2008. E di ciò è responsabile il governo Monti “impegnato nel mettere in sesto i bilanci senza preoccuparsi delle gravi conseguenze nelle tasche degli italiani”(Federconsumatori). Aggiungiamo l’aumento dell’IVA, l’IMU, le accise sui carburanti, ecc. A Natale la spesa sarà dell’11% in meno. Ovviamente aumentano i “poveri” (19,6%). Ne conseguono: niente vacanze, meno riscaldamento. Il PIL ovviamente è diminuito. Le tasse sono schizzate in alto e siamo intorno alla metà del reddito. Piccole e medie imprese, esercizi commerciali chiudono a rotta di collo; come chiudono gli ospedali e le carceri scoppiano.

    Mi fermo, ma le voci negative di questa gravissima recessione (la peggiore dal dopoguerra?) sono ancora tante ed agghiaccianti. Ma per concludere: il debito pubblico è aumentato. Per favore non fate salvare l’Italia da Mario Monti!

    Che si fa? Da destra si ode uno squillo di tromba: è il Cavaliere che dopo aver avviato il disastro si ripropone come salvatore e non si accorge che come il cavaliere di ariosto andava combattendo ed era morto.

    E gli altri che fanno? Cordero di Montezemolo sale sul palco tutto in arme pronto alla tenzone. Macchè: è per dire che non lo sa se scende in campo. Casini cambia nome al suo partito ma continua ondivago a non fare scelte.

    E c’è il Bersani che forse vince se Monti sta buono. E che farà alleato ad un partito di sinistra come SEL? Una politica di sinistra?! Invito i lettori del blog della Fondazione Pietro Nenni ad avvertirci se Bersani dice o fa una cosa di sinistra.

    E poi, e poi ci vogliamo rendere conto che nelle condizioni descritte e con una corruzione da basso Impero gli astenuti – circa il 50% con le schede bianche – e i grillini (avete lett

o la prosa da caporale di giornata del tragicomico Grillo?) sono una miscela esplosiva?

    Che cosa possiamo fare noi, sparuto gruppo di incazzati di fronte alla grave recessione e alla gravissima corruzione pubblica e partitica: strillare alla Littizzetto? No, questo paese è anche corroso dalla volgarità.

    Chi ha qualche anno si ricorda dei tempi in cui c’era il pudore, scomparso insieme con le farfalle. Noi criticheremo, denunceremo, proporremo.

    Dixi et salvavi animam meam

 

IPSE DIXIT Sulla vita felice - «Se uno desidera una cosa buona e ce l'ha, allora è felice.» – Agostino

mercoledì 19 dicembre 2012

Liberismo versus socialdemocrazia

Parliamo di socialismo

a cura della Fondazione Pietro Nenni

http://fondazionenenni.wordpress.com/


Sottotitolo


di Luciano Pellicani


Contrariamente a una sentenza diventata rapidamente un luogo comune, non è affatto vero che, dopo la bancarotta planetaria del comunismo, nel mondo occidentale regna il così detto “pensiero unico”. Esistono quanto meno due modelli di organizzazione sociale in competizione: quello centrato sul mercato autoregolato e quello sullo Stato sociale. E si tratta di due modelli incompatibili, dal momento che il primo è del tutto indifferente ai valori – l’eguaglianza sostanziale e la solidarietà – che sono al centro del progetto socialdemocratico. La loro incompatibilità è tale che J. J. Rosa , tipico “fondamentalista del mercato”, ha sentenziato con la massima perentorietà che “ lo Stato sociale che si fa carico degli individui dalla culla alla bara non si discosta molto dal Grande Fratello di George Orwell”.

    Una sentenza, quella di Rosa, sbalorditiva per almeno due ragioni. La prima, che la devastante critica del totalitarismo comunista di Orwell era fatta in nome dei valori del Partito Laburista, nelle cui file egli militò sino alla fine dei suoi giorni. La seconda, che non pochi economisti e sociologi liberali – Soros, Stiglitz, Dahrendorf, Rifkin, Luttwak, Wolman, Judt , ecc. — hanno elogiato la socialdemocrazia per aver creato la più umana forma di capitalismo che la storia ricordi.

    Meno perentoria ma identica nella sostanza la tesi che ha sviluppato Kenneth Minogue nel suo recente libro “La mente servile”. A suo dire, una insidiosa malattia sta corrodendo la fibra morale degli Europei ed essa nasce dal Welfare State, il quale, con il suo sistema di protezione, spoglia gli individui della responsabilità personale di provvedere al proprio futuro. Di qui la formazione della “mente servile”, ossia della disponibilità, sempre più diffusa, ad “accettare direttive esterne in cambio della rimozione dell’onere di esercitare una serie di virtù come la parsimonia, l’autocontrollo, la prudenza e la stessa civiltà”.

    In realtà, le cose stanno in maniera completamente diversa da come Minogue le rappresenta. E’ stato lo sviluppo della democrazia sostanziale – la cui tappa fondamentale è stata l’istituzionalizzazione del Welfare State — che ha progressivamente sradicato la mente servile che caratterizzava l’Antico Regime, tutto centrato sulla deferenza degli “inferiori” nei confronti dei “superiori”. Ed è stato sempre lo sviluppo democratico che ha reso possibile il passaggio dalla figura del suddito alla figura del cittadino, titolare di un pacchetto di diritti che egli stesso fa rispettare attraverso la partecipazione alla vita delle istituzioni politiche (partiti, sindacati, ecc. ). Il che, poi, non significa che la mente servile sia del tutto sparita dall’Europa . Ma essa non può certo essere debellata con il nostalgico moralismo, tipicamente conservatore, di Minogue.

 


 

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LAVORO E DIRITTI

a cura di www.rassegna.it


Limiti e i meriti del governo Monti


Un anno fa finiva la cosiddetta "seconda Repubblica" e iniziava una fase transitoria dagli esiti ancora aperti. Il governo tecnico del prof. Monti ha restituito credibilità all'Italia, ma praticando una politica di rigore a senso unico.


di Kush


La presidenza del Consiglio di Mario Monti verrà ricordata per alcuni indiscussi meriti e molti limiti. Il primo merito da riconoscergli è certamente quello di aver saputo evitare la bancarotta del sistema Italia esattamente un anno fa, quando i mercati si orientavano a considerare il nostro paese insolvente alla stessa stregua della Grecia. Il secondo merito, effetto e condizione del primo, aver ricostruito un'immagine internazionale e soprattutto europea dell'Italia come Paese serio, in grado di rispettare gli impegni e svolgere un ruolo da protagonista nel dibattito sul futuro dell'Unione. Il terzo merito è quello di aver archiviato definitivamente, malgrado qualche ripetuta incertezza verbale, il ventennio berlusconiano.

    Crediamo che questi "successi" del presidente Monti siano oggettivi e non incrinabili nemmeno dagli ultimi patetici tentativi di sopravvivenza del berlusconismo cui stiamo assistendo. Con Monti, nei fatti, finisce la "seconda Repubblica", con Monti è iniziata una fase transitoria ancora aperta per la costruzione della "terza Repubblica italiana".

    I limiti dell'esperienza Monti sono ovviamente meno "oggettivi" e dipendono molto dal punto di vista di chi la valuta. Dal versante sindacale non è perdonabile al governo Monti il fatto di aver annunciato una politica di "rigore, equità, crescita" e aver realizzato, solo ed esclusivamente, una politica di rigore a senso unico (fatta di tagli alla spesa pubblica e aumento della tassazione sui ceti meno abbienti) senza alcun criterio di equità neppure simbolica nei sacrifici richiesti e rinviando le politiche di crescita a una stagione futura.

    Ammesso che il Prof. Monti creda davvero alla necessità di attuare politiche "attive" per la crescita, cosa non scontata per il pensiero economico liberista. Questa riduzione della politica al solo rigore ha accentuato la recessione e la disoccupazione del Paese. Il non aver mantenuto fede alle dichiarazioni programmatiche fatte in Parlamento ha indebolito anche l'effetto delle manovre avviate e ridotto il clima di fiducia e la volontà di partecipare del Paese al proprio risanamento: si sono subiti i sacrifici perché ritenuti ingiusti e ineguali, invece che assumerli come elemento di redistribuzione del reddito, seppure in emergenza.

    Difficile da accettare è stata anche la composizione di una squadra di ministri che, al di là dell'attributo di "tecnico" che si sono più o meno autoattribuito, ha dimostrato scarsa conoscenza "tecnica" dei problemi che si volevano affrontare, nessuna sensibilità degli effetti sociali dei provvedimenti assunti, una presuntuosa illusione di autosufficienza.

    L'aver liquidato l'esperienza del confronto con le parti sociali alla stregua di un vincolo di un passato corporativo da superare ha prodotto non pochi errori nella realizzazione delle "riforme" realizzate o spesso solo annunciate dal governo Monti. In questa distanza tra le dichiarazioni e la realtà, il governo Monti ha praticato una strana continuità propagandistica con il governo precedente. Ora siamo alla vigilia di un appuntamento elettorale che ripristinerà un minimo di regole "normali" di democrazia per la costituzione di un nuovo governo che abbia una maggioranza politica certa e stabile. A questo governo, chiunque vinca le elezioni, toccherà colmare i limiti dell'agenda Monti e definire politiche non più rinviabili per l'equità e la crescita.

 

Una politica globale per la finanza globale

La battaglia contro la speculazione finanziaria è nell'interesse generale, non solo della sinistra


di Ugo Intini

http://www.avantidelladomenica.it/site/502/Default.aspx


La grande stampa spiega che Bersani rappresenta la continuità con la tradizione di una sinistra storicamente conservatrice mentre Renzi introduce finalmente la moderna linea liberale. Manifesta il timore che l’alleanza con Vendola acuisca l’ipoteca vetero massimalista. Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, aggiunge che la parentesi innovatrice e, appunto, liberale, del PSI craxiano è stata definita di destra da un PCI a quel tempo in grado di appiccicare questa etichetta “a chi non mostrasse sudditanza culturale e psicologica nei suoi confronti”.

    È vero soltanto l’ultimo punto. In effetti, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, il PSI scandalizzò i comunisti lanciando la politica del socialismo liberale con la formula liberalsocialista “Lib-Lab” (liberal-labour). Così in anticipo sui tempi che tutti gli altri socialisti europei arrivarono dopo e in parte vi si ispirarono.

    Il PSI di oggi, ancorché piccolo, è l’erede di quella politica, è alleato del PD esattamente come Vendola e può certificare dunque alcune verità: a volte ovvie, a volte apparentemente (solo apparentemente) provocatorie.

    Almeno nella versione data dai media, il “renzismo” non è liberalsocialismo e neppure liberalismo vero. E’ un patch work di retorica nuovista e di luoghi comuni dell’estremismo liberista oggi di moda. Il programma di Bersani non è affatto ispirato alla vetero sinistra, ma la copia esatta di tutti i programmi (assolutamente liberalsocialisti) dei PS europei (da quello francese, che ha appena vinto le elezioni, a quello inglese, che probabilmente le vincerà, o tedesco, che potrebbe l’anno prossimo realizzare un governo di unità nazionale con la Merkel).

    Il famoso Noam Chomsky, con una battuta non priva di un fondo di verità, ha osservato che in America oggi Nixon sarebbe di sinistra. Craxi, in Italia (e sul serio) sarebbe di estrema sinistra. Certamente anche l’ex segretario del Partito liberale, quello vero, Valerio Zanone (non a caso sino a ieri senatore del PD) sarebbe più a sinistra dei sedicenti liberali di oggi.

    Purtroppo si è passati in Italia da un estremo all’altro. Alla egemonia comunista degli anni ’70 è seguita infatti una egemonia iper liberista, ideologica e quasi fanatica che ignora le lezioni più dure dei fatti: prima tra tutte la catastrofe economica (dal costo di una guerra mondiale perduta, si è calcolato) provocata esattamente dalla finanza senza freni e senza regole.

 

Il liberismo ideologico, accecato,si accanisce sulle pagliuzze

 

Ciò spiega perché chi è rimasto fermo dov’era (come i socialisti liberali di formazione craxiana) fosse considerato trent’anni fa di destra e oggi sia di sinistra.

    Il liberismo ideologico, accecato, si accanisce sulle pagliuzze, ma non vede la trave e cioè che oggi i protagonisti della finanza internazionale sono immensamente peggio dei “padroni delle ferriere” ai primi del ‘900. Quelli, i padroni, credevano nell’etica del lavoro. Questi, i finanzieri, nella filosofia del gatto e della volpe, i quali spiegano a Pinocchio che le monete d’oro crescono dalla pianta delle monete stesse. Quelli producevano beni o servizi, questi creano una finta ricchezza di carta. Quelli rischiavano denaro proprio, questi, se vincono le loro scommesse in Borsa arricchiscono, se perdono e finiscono sull’orlo della bancarotta, si fanno salvare con i soldi dello Stato perché, come lamenta Obama, sono “too big to fail” (troppo grossi per fallire). In fondo sono per metà come i vecchi comunisti, dei “nazionalizzatori”. Anche loro: privatizzano gli utili e “nazionalizzano” le perdite. Quelli, i padroni, puntavano sulla crescita del loro Paese e della Borsa, questi non hanno patria, puntano spesso al crollo della Borsa e al disastro economico, perché per ottenere profitti giocano indifferentemente al rialzo o al ribasso. Quelli giocavano soldi che avevano, questi giocano soldi che non hanno perché, grazie al meccanismo del “leverage” (leva) puntano dieci se posseggono uno. Un rischio e un imbroglio che neppure al casinò di Macao sarebbe consentito. Quelli pagavano le tasse, questi spesso no, perché le loro società stanno in Stati peggiori degli Stati canaglia: Stati inesistenti (dalle Caiman all’Isola di Man) , inventati non da dittatori criminali, ma dagli studi legali di Londra e New York (immensamente dannosi per l’economia mondiale). Quelli (i padroni) puntavano a condizionare la politica. Questi vogliono privatizzare, oltre che l’economia, anche la politica, sostituendosi ai dirigenti politici stessi, relegandoli nella marginalità se non, come in Italia, nella delegittimazione e nel ridicolo.

    Ha dunque ragione Vendola? La battaglia contro un certo tipo di finanza non è solo della sinistra, dei lavoratori e dei sindacati, ma anche degli imprenditori veri, quelli che producono beni e servizi, anziché giocare d’azzardo in quel casinò senza frontiere in cui sono state trasformate le Borse. Solo vincendola si eviterà che l’economia di carta distrugga, come è già in parte successo, l’economia reale, fondata come è sempre avvenuta e sempre avverrà sul lavoro, l’intelligenza, il sacrificio, la creatività.

    Il PSI tuttavia, dai tempi di Nenni e del primo centro sinistra, ha imparato che “la politica è l’arte del possibile”. La battaglia non si può vincere e neppure tentare in un solo Paese, che ne rimarrebbe stritolato. L’orizzonte minimo è quello di una Europa che diventi finalmente politicamente unita.

 

La sfida di una nuova generazione di leader

 

E forse non basterà, senza il concorso degli Stati Uniti. La finanza internazionale è senza frontiere, “globale”, e può essere obbligata ad accettare regole soltanto da una politica altrettanto “globale”. Anzi, il diventare globale è per la politica la premessa indispensabile se vuole tornare a governare davvero. Questa è la sfida di una nuova generazione di leader. Nel frattempo, perché l’Italia, appunto, non resti stritolata, si deve seguire proprio l’agenda Monti. Ciò che farà qualunque governo, inevitabilmente. E che farà meglio con una base di consenso larga, tale da comprendere non solo la sinistra, ma anche il centro.

    Certo, l’agenda Monti andrà seguita con una ben maggiore elasticità mentale e con la conoscenza della psicologia nazionale, conservando il contatto con il popolo. Ciò che non si può chiedere a un professore della Bocconi e tanto meno a molti dei suoi ministri: professori ( o più modestamente funzionari) come lui, ma non del suo spessore. L’agenda va perseguita in definitiva non dai tecnici, bensì dai politici democratici, consapevoli che si tratta di una via obbligata, ma capaci anche di indicare prospettive e speranze.

    Qualcuno pensa che solo i tecnici e i numeri contino? Angela Merkel ha appena dichiarato che, come diceva il cancelliere Erhard, grande economista e successore di Adenauer, in economia la psicologia conta per il 50 per cento. Se si considera che la psicologia è soprattutto condizionata dalla politica e che le scelte politiche decidono un’altra parte del rimanente 50 per cento, si comincia a capire quanto sia dissennato immaginare che il timone di una Nazione possa essere affidato a tempo indeterminato a professori e funzionari.

 

IPSE DIXIT

Che romanzo! - «Tutti finiranno per credersi Napoleone! È il motivo per cui una definizione a priori dell'eroismo è contradditoria, nel senso che Napoleone ha fatto implodere il modello eroico, essendo più aristocratico degli aristocratici e più plebeo della plebaglia, un personaggio capace di dire: "Che romanzo la mia vita!".» – René Girard

Il principio costituzionale di fedeltà alla Repubblica - «Il principio che il cittadino che copre pubbliche funzioni debba prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica mi pare sia bene fissarlo. Del resto non è poi vero che il giuramento sia una semplice formalità. Non è vero per gli uomini d'onore, e le categorie dei cittadini che debbono prestarlo comprendono tutti uomini di altissimo onore per i quali il giuramento ha indubbiamente una grandissima importanza.» – Lina Merlin

 

giovedì 29 novembre 2012

Parliamo di socialismo

a cura della Fondazione Pietro Nenni

http://fondazionenenni.wordpress.com/


Terza Repubblica?


Ci vorrebbe una bella rivoluzione capeggiata dal 35% dei giovani disoccupati. Ma è un sogno!


di Giuseppe Tamburrano


Ormai parliamo di Terza Repubblica. Impropriamente, perchè le Repubbliche si definiscono in termini istituzionali e costituzionali. Ma a prescindere dall’esattezza terminologica, se confrontiamo i tempi di oggi con quelli dell’era Berlusconi, i cambiamenti sono radicali. E per cominciare con Berlusconi, dov’è il leader rampante che conquista con la sua discesa, i suoi soldi e il suo software la direzione del paese? Il suo partito è allo sbando, quasi res nullius. Sembra che abbia investito per la ricostruzione uno sconosciuto, Samorì, che è una specie di Romulus Augustulus.

    Andiamo dall’altra parte dell’arco politico: troviamo un PD che sembra – purtroppo – non avere avviato alcuna evoluzione. Finché non è arrivato Renzi. Il quale ha la tessera del PD, ma in quel partito è un alieno. Ha fatto una “corrente” esterna (che ha acquisito pochi adepti all’interno) la quale mira a conquistare non il partito, ma il governo. Renzi non esprime alcuna teoria, non ha alcun progetto di moderno partito di sinistra contrapposto a quello, forse, logoro, consunto di Bersani (al quale mi sento di dare del “compagno”, cosa che non mi passerebbe per la testa con Renzi). Se il sindaco di Firenze vince le primarie con l’aiuto dei cittadini di altre aree (i “delusi di Berlusconi”) che cosa diventa il PD? Il partito di Renzi.

    Alle elezioni del 1994 votò l’86,1%. Oggi l’astensione è sul 50%. Metà dei cittadini italiani non si riconoscono in questo sistema politico, Renan scrisse che la democrazia è l’adesione silenziosa e quotidiana dei cittadini. Si può chiamare “democrazia” un regime nel quale metà dei cittadini “non aderisce”? Che dico: è più della metà perchè vi è circa un 20%, Grillo, che non aderisce rumorosamente: ve lo immaginate un Governo in mano a Renzi e un Parlamento agitato da Grillo?

    E se non sarà Renzi riavremo Monti – che ha ridotto il paese in miseria – e che graziosamente un giorno dice che vuole continuare e l’altro no!?

    E gli altri? Quelli più congeniali al sistema? Casini un giorno ipotizza di stare con Bersani, un altro no (recentemente sono più numerosi i no). Che farà? Cercherà insieme a Fini di rappattumare le truppe disperse di Berlusconi? O entrerà nel nuovo schieramento Montezemolo-Riccardi? Il quale nasce su una crepa, quella religiosa, essendo piuttosto laico il primo e decisamente cattolico (per non dire clericale!) l’altro?

    Sopravvive la Lega falcidiata nei voti. Che farà? Può fare ben poco. E Tremonti, la “mente”, non doveva scendere in campo per illuminarci? E Giannino farà il consigliere di chi?

    Ci vorrebbe una bella rivoluzione capeggiata dal 35% dei giovani disoccupati. Ma è un sogno!

 

 

IPSE DIXIT


La parola - «Be', "socialista" è la parola più antica della politica italiana.» – Pierluigi Bersani

 

 

LAVORO E DIRITTI

 

a cura di www.rassegna.it


Ilva, gli operai occupano la direzione


Centinaia di lavoratori hanno forzato gli ingressi, chiusi dall'azienda, e sono entrati negli uffici della sede di Taranto. Intanto, a Genova 1500 in corteo. Landini: "Pensare a gestione pubblica transitoria". Camusso: giusto restare in fabbrica


Diverse centinaia di operai dell'Ilva hanno occupato la direzione aziendale dello stabilimento di Taranto, mentre altri invece sostano fuori al piano terra. I dipendenti della direzione sono stati invitati a uscire. I lavoratori, i cui badge che consentono l'ingresso in fabbrica sono stati disattivati dall'azienda, hanno prima forzato i varchi della portineria D dello stabilimento e poi sono entrati anche nella Direzione del siderurgico occupandola.

    Nel frattempo a Genova, circa 1.500 metalmeccanici dello stabilimento Ilva, dopo una breve assemblea, sono usciti dallo stabilimento in corteo e si stanno dirigendo verso l'aeroporto di Genova. Con loro anche i cassa integrati dello stabilimento metallurgico. Ad aprire il corteo una grande pala meccanica e un autospurgo per la raccolta degli oli esausti. E' previsto il blocco del casello autostradale di Genova Ovest. Nel corteo anche le motrici dei mezzi pesanti delle ditte appaltatrici e i camion per la movimentazione terra che operano nello stabilimento genovese.

    La mobilitazione è conseguenza della decisione della proprietà di Ilva di bloccare l'attività dell'area a freddo dello stabilimento di Taranto, a seguito del sequestro disposto dalla Procura in mattinata, assieme all'ordinanza di custodia cautelare per sei persone fra vertici dell'Ilva ed ex dirigenti. Ieri sera Fim, Fiom e Uilm hanno respinto il provvedimento aziendale, definendolo una “serrata”, nonché una “rappresaglia” nei confronti dei lavoratori, e hanno deciso che questa mattina tutti si sarebbero comunque presentati sul posto di lavoro.

    Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso "la preoccupazione è che l'Ilva chiuda. Si deve rendere compatibile il lavoro con la salute dei cittadini”. Camusso, parlando a margine di un convegno sulla violenza sulle donne sul lavoro, ha affermato che "la scelta dell'azienda sulla chiusura dell'impianto a freddo dello stabilimento di Taranto "è gravissima". "Ci auguriamo che giovedì (nell'incontro convocato dal governo) ci siano idee e proposte per salvare l'azienda e un importante produzione del paese". Camusso ha anche aggiunto che l'appello lanciato dalla Fiom ai lavoratori a restare in fabbrica "è giusto di fronte allo sconcerto che si è determinato".

    “L'unica cosa che potrebbe scongiurare uno sciopero unitario il 29 novembre è che il Governo, il presidente del Consiglio, convochi tutte le parti sociali e si assuma la responsabilità di creare le condizioni affinché l'Ilva non chiuda e che all'Ilva vengano fatti gli investimenti necessari per produrre senza creare problemi né ai lavoratori, né ai cittadini”. Ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, a Prima di Tutto, su Rai radio.

    “Il Governo deve intervenire sulle ragioni che hanno prodotto questa situazione, ci vogliono provvedimenti straordinari nel rispetto delle leggi. Bisogna continuare a far produrre l'Ilva, per applicare l'Aia servono miliardi di investimenti per rifare interi apparati produttivi”, ha detto ancora Landini.

   Dunque, secondo il sindacalista della Fiom “è necessario verificare fino in fondo cosa la famiglia Riva può fare, ma credo che se si vuole salvare Ilva ci sia bisogno anche di un intervento pubblico che può anche prevedere soluzioni transitorie sia in termini di forme di prestito ma anche in termini di gestione dell'impresa perché c`è il rischio che salti tutto: non escludo nulla, anche la possibilità di un intervento diretto da parte del Governo”. Landini ha poi precisato: “E` chiaro che tutto ciò non può avvenire a discapito della salute e della sicurezza delle persone”.

 

LAVORO E DIRITTI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


ILVA - OCCORRE SAGGEZZA DA PARTE DI TUTTI


di Anna Finocchiaro

presidente del gruppo del Pd al Senato


La vicenda dell'Ilva di Taranto è davvero complessa e drammatica per le sue ricadute sanitarie, ambientali e occupazionali e le sue conseguenze concrete sui destini di un'intera città e di decine di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie in tutta Italia e, in ultima analisi, sul futuro della siderurgia in Italia e dunque sull'economia italiana.

    E' per questo che, specie in giornate in cui il governo è impegnato nella ricerca di una soluzione e ha previsto un incontro per scongiurare la chiusura degli impianti, il mondo politico e istituzionale è chiamato al massimo rigore, alla serietà, alla saggezza. Quel che è certo è che il 'caso' Ilva ha assunto le dimensioni di un'emergenza nazionale e come tale deve essere affrontato, dall'Esecutivo e non solo.

    Mentre la magistratura continua il suo lavoro per accertare e punire i responsabili degli illeciti si deve percorre la strada costruttiva,  prevista dalle prescrizioni dell'Autorizzazione ambientale integrata, di contemperare la produzione, e dunque il mantenimento dei posti di lavoro, con la tutela sanitaria e ambientale.

    E' questa la strada che il governo sta percorrendo e che ci auguriamo possa scongiurare la chiusura dello stabilimento, con il relativo, a tutt'oggi impensabile, impatto occupazionale e ambientale.

 

giovedì 22 novembre 2012

Tre presidenti per un'Europa - Supereremo anche questa

Il testo dell'appello lanciato da Napoli dal Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, dal Presidente della Repubblica di Polonia, Bronislaw Komorowski, e dal Presidente della Repubblica Federale di Germania, Joachim Gauck.


Nel momento in cui tanti guardano all'Europa con incertezza o distacco, nel momento in cui l'Europa non sembra più capace di realizzare la promessa di una società giusta, nel momento in cui molti temono per i loro posti di lavoro, per i loro risparmi, per il loro futuro e per quello dei loro figli, noi, Capi di Stato di nuovi e vecchi Stati membri dell'Unione Europea, di Paesi con esperienze, tradizioni e mentalità diverse, vogliamo trasmettere un messaggio di incoraggiamento.

    Noi supereremo questa grave crisi economica e finanziaria.

    - Rendiamoci conto di quale prezioso dono sia il fatto che gli Stati dell'Unione Europea vivono in pace e libertà da oltre 60 anni. Il premio Nobel per la pace all'Unione Europea è un incoraggiamento per noi e ci incita a far avanzare ancora di più l'Europa: l'Europa deve essere all'altezza delle sue responsabilità e agire unita nel mondo.

    - Opponiamoci con forza ai reciproci risentimenti e ad ogni ricaduta in visioni ristrette e nazionalistiche. Solo restando uniti saremo in grado di affrontare le sfide del mondo globalizzato.

    - Riconosciamo che la solidarietà è inestricabilmente legata al rispetto di impegni condivisi e regole comuni.

    - Rafforziamo la legittimità democratica del processo decisionale dell'Unione Europea e continuiamo a lavorare nella direzione di un'autentica Unione Politica.

    - Riaffermiamo la nostra comune convinzione che un investimento mirato nella crescita sostenibile è il modo migliore per mantenere la prosperità e la stabilità nel nostro Continente. In questo contesto diamo rilievo al prossimo Consiglio Europeo che negozierà il Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020.

    - Sottolineiamo l'importanza della politica di Allargamento dell'Unione Europea, che continua a far progredire la democrazia e i diritti umani così come a rafforzare la pace e la prosperità.

    - Apprezziamo il valore del pluralismo e della diversità linguistica e culturale, che è un segno distintivo delle nostre società e dei nostri stili di vita.

    - Diamo una effettiva priorità all'istruzione, alla scienza e alla ricerca, come condizioni indispensabili per assicurare la prosperità e un futuro luminoso ai nostri figli e nipoti.

    Più di 60 anni fa, alla fine della Guerra Mondiale, il nostro continente era in rovine. Morte, distruzione e un'indicibile sofferenza avevano colpito la vita di milioni di persone. Dopo la fine della guerra, sforzi di ricostruzione senza precedenti ebbero inizio nei Paesi occidentali del nostro Continente, mentre i cittadini dell'Europa centrale e orientale furono costretti a vivere sotto regimi totalitari.

    Più di 20 anni fa, le persone che scesero in strada nell'Europa centrale e orientale dimostrarono la forza dell'aspirazione alla libertà, che sin dagli albori era stata fondamento della nostra Europa.

    Traiamo ispirazione dalla forza di coloro i quali ricostruirono l'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale, di quelli che vi si unirono più tardi e di coloro che combatterono per la libertà, la giustizia e l'autodeterminazione nel 1989-90. Tutti insieme raggiunsero qualcosa di straordinario e ci hanno insegnato ad avere fiducia nelle nostre possibilità.

    Riflettiamo sulla nostra creatività, sulla nostra forza economica e sulla nostra cultura politica, che comprende il confronto ma che non sfocia nel conflitto, e ha piuttosto creato una positiva cultura del consenso. Non rinunciamo a costruire una reale sfera pubblica europea. Guardiamo in particolare alle idee e all'impegno delle generazioni dei più giovani Europei.

    Ogni generazione è posta dinanzi alle sue sfide. Facciamo fronte alle nostre!

 

Le primarie del centro-sinistra


A Stella con Bersani nel ricordo di Pertini


di RiccardoNencini

segretario nazionale del Partito Socialista Italiano


Sabato 24 novembre chiuderò la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra assieme a Pierluigi Bersani.

  Saremo a Stella, città natale di Sandro Pertini, per dare il riconoscimento ad una storia di libertà e di amore per l'Italia, pagina fondamentale del socialismo italiano ed europeo.

    Pertini è stato il presidente che ci ha uniti e ci ha resi fieri di appartenere a una grande nazione. Grazie a lui, la parola "Italia" ha ritrovato cittadinanza nel vocabolario civico e nel cuore degli italiani.

    Lo abbiamo seguito con passione ed orgoglio, riconoscendo nella sua azione un punto di riferimento ancora oggi insostituibile.

    È in nome di questa storia che faccio appello ai nostri elettori perché vadano a votare alle primarie del centrosinistra.

    Il Psi ha condiviso e sostenuto l'impostazione assunta dall'ultimo congresso del PSE, secondo la quale i partiti che si richiamano al socialismo europeo si impegnano a sostenere, in piena autonomia, unitariamente, la candidatura attorno alla quale costruire un programma coerente con le idee del Pse, perché l'Italia torni ad essere protagonista con un esecutivo che operi all'insegna di equità, rigore, laicità, innovazione. Un profilo che risponde al nome di Pierluigi Bersani.



 

VISITA IL SITO DEL COOPI www.cooperativo.ch

 


I giovani progressisti europeisti


Con Bersani una nuova Italia in una nuova Europa


Il 14 novembre centinaia di migliaia di giovani hanno riempito le piazze del continente europeo per chiedere più giustizia sociale, più opportunità per tutti, più uguaglianza.

    La battaglia politica per un'Europa diversa è divenuta prioritaria nell'agenda di tutte le forze politiche progressiste: prima degli altri le generazioni più giovani sembrano aver acquisito una forte consapevolezza dell'importanza di cambiare il segno delle politiche dell'Unione per poter uscire dal circolo vizioso di austerità, calo dei consumi e recessione in cui ci stiamo pericolosamente infilando.

    Per l'importanza di questa sfida, noi che a vario titolo siamo impegnati in ambito politico e associativo per un'Europa più democratica, più giusta e più unita, per un'Europa federale e sociale, vogliamo lanciare un appello al voto a favore di Pierluigi Bersani alle prossime primarie del 25 novembre.

    Fra i contendenti, il segretario del Partito Democratico è l'unico ad aver dimostrato in questi anni, non solo in questi due mesi di campagna per le primarie, un'attenzione continuativa alle grandi questioni europee di maggiore interesse per la nostra generazione: la lotta alla disoccupazione giovanile europea; l'unità delle forze politiche progressiste per una maggiore giustizia sociale; l'Europa federale e democratica, più comprensibile e accessibile per i cittadini.

    Vogliamo ricordare l'adesione di Pierluigi Bersani alla campagna Rise Up delle organizzazioni giovanili socialiste e democratiche europee, l'impegno per la proposta del PSE di una Garanzia Europea per i Giovani per contrastare il fenomeno dei NEET e la proposta lanciata sull'Unità di una Costituente per una nuova Europa federale dopo le elezioni europee del 2014. Pierluigi è il più preparato, impegnato e stimato dagli altri leader della sinistra europea con cui ha avuto e ha ampia frequentazione, da Hollande a Gabriel, dal candidato al cancellierato Steinbruck all'ideologo laburista Mandelson, da Miliband a Rubalcaba e tanti altri.

    La sua sensibilità e il suo impegno nella costruzione di una sinistra europea unita insieme alle forze socialdemocratiche, socialiste, progressiste e democratiche ci pare evidente dal lavoro di questi anni, a partire dal lavoro di approfondimento programmatico comune con i francesi e tedeschi, insieme agli italiani possibile avanguardia di una nuova Europa.

    Per tutte queste ragioni, per chi come noi vuole l'unità delle forze del centrosinistra intorno a un progetto di forte idealità ma anche ben radicato e solido, per chi non si accontenta di riferimenti superficiali o di utopie vagheggiate ma con i piedi ben piantati nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università vuole impegnarsi nei prossimi anni per cambiare l'Italia e l'Unione Europea, la scelta giusta è votare Pierluigi Bersani il 25 novembre alle primarie del centrosinistra.

    Una sua vittoria al primo turno è l'unica garanzia per evitare di proseguire con la tecnocrazia, che ha il merito di averci salvato dal populismo ma è strutturalmente incapace di imprimere la svolta che abbiamo tratteggiato. Ce lo chiede l'Europa, non quella di adesso, ma quella di cui c'è bisogno e che dobbiamo costruire tutti insieme, con Bersani.


I promotori dell'appello - Brando Benifei (ECOSY), Roberta Capone (IUSY), Lorenzo Floresta (GIOSEF Giovani Senza Frontiere), Vincenzo Iacovissi (FEPS Young Academics Network), Luigi Iorio (Comitati Socialisti per Bersani), Giorgio Malet (Circolo Giovane Europa Sant'Anna-Normale di Pisa), Maria Pisani (Europa Giovani).

 

 

 

IPSE DIXIT


Tizio e Caio - «Si parla di questo gigantesco debito globale e le statistiche ci dicono pressoché al centesimo chi sono i debitori, ma nessuno ci parla mai dei creditori. Mi spiego: se io, Caio, ho un debito, c'è un Tizio che ha un credito. Dunque, chi si è arricchito in questi ultimi decenni?» – Carlo Correr


Futuro di un senatore a vita - «Facciamo finta che è un gioco di ruolo, che in ogni caso ha un suo "valore politico". Per il quale si chiede a persona seria come Monti di essere il "candidato premier". Calcolando che, appunto, la figura del premier in Italia non esiste perché il Presidente del Consiglio è un primus inter pares, alla pari nel governo e non eletto direttamente.» – Massimo Bordin


Graecia capta... - «Come salvare la Grecia dalla bancarotta finanziaria e la Merkel dalla bancarotta politica? È questo, in sostanza, il dilemma che i ministri delle finanze della zona euro si sono trovati ad affrontare ieri sera nell'ennesima riunione... Dopo aver cavalcato la tigre del rigore a tutti i costi, ora non sanno come scenderne e spiegarlo ai propri elettori... E più prendono tempo, più il conto sarà salato. Ma sul piano politico questo è un prezzo che la Germania, a meno di un anno dalle elezioni, non è in condizioni di pagare.» – Andrea Bonanni