lunedì 8 luglio 2013

Parliamo di socialismo - I limiti morali del mercato

L’ultimo libro – Quello che i soldi non possono comprare — del filosofo Michael Sandel merita la massima attenzione. In esso sono illustrate , con dovizia di esempi particolarmente significativi , le perversioni morali del modello di società difesa dai “fondamentalisti del mercato” e che ha trovato negli Stati Uniti la sua piena materializzazione.

 di Luciano Pellicani

 Sandel non si schiera con coloro che – come Serge Latouche o Zygmunt Baumann – raffigurano il capitalismo come un sistema diabolico, responsabile della degradazione della umanità. Egli parte dalla distinzione fra “economia di mercato” e “società di mercato”. E precisa: un’economia di mercato è uno strumento prezioso ed efficace per organizzare l’attività produttiva, ma esso assume forme moralmente inaccettabili quando i valori mercantili penetrano in ogni aspetto dell’attività umana e la società si trasforma in un luogo in cui tutte le relazioni sociali sono regolate dalla logica catallattica.

    Si verifica, così, il fenomeno che Sandel chiama “imperialismo del mercato”, di cui Gary Becker oggi è il teorico più consequenziale. Lo è a tal punto che non ha avuto esitazione alcuna a proclamare il principio metodologico secondo il quale “quello economico è un approccio onnicomprensivo applicabile a tutti i comportamenti umani”.

    Ma – si chiede giustamente Sandel – l’intera condotta umana può essere compresa attraverso l’immagine di un mercato ? Può , detto in altro modo, essere la categoria dell’utile la chiave per leggere la storia dell’umanità ? Come è pensabile che – per fare solo un esempio particolarmente significativo – che le azioni terroristiche degli attivisti di Al Qaida – pronti a sacrificare la loro vita per testimoniare la loro fede e per manifestare il loro odio per il Grande Satana – siano decifrabili con le categorie della scienza economica?

    Ma le obbiezioni di Sandel all’imperialismo economico non sono solo metodologiche. Sono – anche e soprattutto – di indole morale. Non tutto – non si stanca di ripetere – può essere oggetto di compra– vendita .Ci sono beni – l’amore, l’amicizia, ecc. – che non possono essere trattati come se fossero merci di scambio. Sono beni morali che non hanno prezzo. Per contro, nella società americana accade proprio questo: che i valori morali sono degradati a valori economici fissati dall’impersonale e amorale legge della domanda e dell’offerta.

    I “fondamentalisti del mercato ” dimenticano , con sconcertante insensibilità morale, che una società è tale solo se in essa sia vigente un principio di solidarietà; e che tale principio è del tutto estraneo alla logica catallattica. Per questo i socialisti hanno sempre rifiutato il liberismo. E per la stessa ragione hanno istituzionalizzato il Welfare State. Il quale ha assunto su di sé l’obbligo etico di garantire che certi beni – la salute, l’istruzione, ecc. – siano universalmente fruibili. Una rivoluzione – quella welferista – grazie alla quale è stata creata la più umana forma di capitalismo finora conosciuta. E ciò è accaduto proprio in quanto i socialisti hanno sempre avuto una chiara percezione dei limiti morali del mercato.

    Per dirla con l’efficace formula riassuntiva di Giorgio Ruffolo, i socialisti hanno detto sì alla “economia di mercato ” e, contemporaneamente, no alla “società di mercato”.

 

La situazione politica

Dopodiché, buone vacanze a tutti 

Per gli italiani le ormai prossime vacanze, sia che le possano fare o che siano costretti a rimanersene a casa, si preannunciano all’insegna dell’incertezza politica. Dopo l'estate la revisione della legge Fornero.

di Paolo Bagnoli

Negli ultimi giorni, mentre il presidente Letta si affanna a ripetere di essere riuscito, in qualche modo, a rimettere in moto l’Italia europea, il quadro politico non sembra interessarsi del governo se non per fini strumentali. Il clima di tregua che doveva instaurarsi è ben lontano dall’essersi appena affacciato alle finestre del Paese e le decisioni assunte sembrano servire più alla propaganda di questo o di quello che non al governo della drammatica situazione in cui ci troviamo.

    Si sente ancora una volta parlare della riforma delle pensioni… Ma è possibile risolvere la questione del lavoro tramite quella delle pensioni? Fatto si è che ogni e qualsiasi governo, appena arriva, vuol subito mettere le mani in un settore così delicato e così ampiamente devastato a carico dei più deboli. Allora bisogna drizzare veramente le orecchie perché così di solito si arretra rispetto all’esistente. Dopo quant’è stato disastrato dalla signora Fornero chiunque può ora immaginare cosa verrà! Se poi, accanto a ciò, viene pure avanzata l’idea di rivedere le prestazioni sanitarie, be’, è chiaro ciò che ancora può succedere.

    Ma perché, se si devono fare dei tagli, non si mettono in colonna i centri di spesa globalmente considerati del Paese e non si vede, nel concreto dove sono le anomalie vere? Non solo nessuno lo ha mai fatto, ma nemmeno ne ha parlato. La nostra sensazione è che nessuno saprebbe da dove cominciare. Nel frattempo la conclamata riforma istituzionale è ideata e formalizzata attraverso una procedura anomala e, a parere nostro, pure anticostituzionale. Non sappiamo a quale gradazione bruci. Ma essendo facilmente intuibile che nel comparto rientra pure la legge elettorale, è molto probabile che alla fine, seppure questo governo esisterà ancora ai momenti opportuni, non se ne faccia nulla di nulla, legge elettorale compresa. Ci sarebbe da augurarselo, per quanto concerne la Carta, ma non per la legge elettorale.

    Berlusconi sta in tutto ciò come una lucertola al sole. Certo, non ha pochi problemi, ma fino a che c’è lo scudo, sottoposto a ricatto, del governo e fintanto che le cose fatte – lasciamo stare se bene o male – sono opera della sua iniziativa, la partita lui se la gioca bene. E, infatti, rimette in piedi Forza Italia. Ha bisogno, ora più che mai, di uno strumento tutto, ma proprio tutto suo. Adesso gli serve un’azienda che si occupi, senza creargli fastidi, dei suoi problemi personali. In ciò è favorito dal fallimento della montiana soluzione centrista. E Monti, come le armate austriache, “ridiscende” in disordine e senza speranza le valli lungo le quali con tanto orgogliosa sicurezza era “salito” in politica.

    Il Partito democratico, poi, non sa cosa fare. Non sa chi comanda. Non sa come rapportarsi a Renzi il quale ha avuto l’ardire di dire “voglio il governo” – così almeno ci sembra di aver letto sui giornali. Giorno dopo giorno il PD disquisisce sul congresso e le sue modalità, con l’incrementarsi dei possibili candidati a segretario, in un “tutti contro tutti” nel quale c’è chi vuole che il segretario sia anche il candidato a primo ministro e chi no. Piccolo particolare, ma non trascurabile: tutti i sondaggi ci dicono per ora che se si dovesse rivotare il vincitore è sempre lui. Ma viva le primarie, il bipolarismo. E compagnia cantando.

    Napolitano non si stanca di ripetere che se cadesse il governo non si andrebbe alle elezioni. È probabile che abbia in mente una qualche proposta delle sue. Vedremo.

    Infine, c’è Letta, il bravo Letta, che tira la carretta, ma la direzione “ricompositiva” del sistema sembra persa.

    Ora che anche il senatore a vita Emilio Colombo ci ha lasciato e il presidente ha ampi numeri per fare nuovi senatori a vita, vorremmo umilmente, con tutto il rispetto e la stima che egli merita, sperare che il Capo dello Stato non si faccia tentare. Non ci sembra che abbia la mano felice in questa materia.

    Dopodiché, buone vacanze a tutti. Augurio se non d’obbligo, di buone maniere, e comunque sentito.

 

 

IPSE DIXIT

 Fraternità 1 - «Tutti noi abbiamo un'origine comune, siamo tutti figli dell'evoluzione dell'universo, dell'evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli.» – Margherita Hack

 Fraternità 2 - «Dalle contraddizioni e dai paradossi della nostra epoca emerge prepotentemente una richiesta: riattivare il valore della fraternità.» – Maria Rosaria Manieri

 Fraternità 3 - «Senza dimenticare la sorellanza.» – Pia Locatelli

   

 

lunedì 1 luglio 2013

Il Porcellum? Lor signori se lo vorrebbero tenere ancora un po’. . .

Istituzioni - L'intervista

Besostri ad Affari Italiani

 

 

"C'è un tentativo della politica di evitare che la Corte Costituzionale dichiari illegittimo il Porcellum", denunciava qualche giorno fa Felice Carlo Besostri, co-promotore della lunga battaglia giudiziaria contro il Porcellum.

 

Intervista a cura di Tommaso Cinquemani - twitter@Tommaso5mani

 

Affari Italiani - Lei è stato uno dei promotori del ricorso in Corte Costituzionale contro l'attuale legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. I tentativi di dimostrare la illegittimità di questa legge da parte vostra sono vari e risalgono fin all'autunno del 2008 (nel box a fine aritcolo tutta la storia). Solo a fine di quest'anno, dopo rinvii e tentativi di insabbiamento, forse la Suprema Corte si pronuncerà. C'è da chiedersi se la politica è interessata a modificare questa legge?

    Besostri - Assolutamente no, per il semplice fatto che le liste bloccate fanno comodo a tutti. Ci sono 50 persone in Italia che decidono chi sono i 945 onorevoli. Ma anche il governo non ha alcun interesse a modificare il Porcellum.

 

    AI - Anche il governo?

    Besostri - Certamente, il Porcellum è la migliore assicurazione per il governo Letta. O abbiamo un Presidente della Repubblica golpista, e Napolitano non lo è, oppure nessun Presidente scioglierà le Camere mandando il Paese alle elezioni sapendo che c'è un giudizio di costituzionalità pendente in Corte Costituzionale. Rischieremmo di andare a votare con una legge che poi si potrebbe rivelare incostituzionale. Questa ordinanza ha spuntato l'arma di Berlusconi che non può più minacciare il governo di tornare al voto.

 

    AI - Se a fine anno la Corte Costituzionale dovesse dichiarare incostituzionale la legge elettorale, il Parlamento e quindi anche il governo, si dovrebbero dimettere? Sarebbero illegittimi?

    Besostri - I risultati elettorali non si possono impugnare, se non davanti alle Camere. Ma i parlamentari, eletti con questa legge, non dichiareranno mai illegittima la votazione. Se le liste bloccate sono illegittime i parlamentari sono politicamente abusivi. Ma c'è di più. Avremmo un governo che vuole cambiare la Costituzione essendo stato eletto con una legge che forse a fine anno sarà dichiarata incostituzionale. E bisognerebbe parlare anche della squadra di 35 esperti nominata da Letta.

 

    AI - In quale modo è coinvolta la squadra che dovrebbe preparare la bozza di riforma costituzionale?

    Besostri - Nel 2008 Giovanni Guzzetta, Beniamino Caravita di Toritto e Nicolò Zanon, proposero un referendum per dare il premio di maggioranza alla lista che aveva più voti, non alla coalizione. In quella occasione queste persone hanno sostenuto che il Porcellum è assolutamente legittimo… Ebbene, questi tre studiosi fanno parte della squadra di esperti che il governo ha scelto per preparare una bozza di riforma costituzionale. Che garanzie ci possono dare queste persone?

 

    AI - C'è da aspettarsi che ci siano delle pressioni da parte del governo e dei partiti perché la Suprema Corte non si esprima?

    Besostri - Intanto si cercherà di fare in modo che la Corte Costituzionale si pronunci il più tardi possibile. Alla Corte ci sono molte cause che aspettano giudizio e solo la pressione del governo o dell'opinione pubblica possono far trattare questa questione prima di altre. C'è un tentativo di insabbiare il caso.

 

    AI - Anche da parte dei giornali?

   Besostri - In tutti questi anni molti giornalisti di testate importanti si sono rivolti a me per chiedere la documentazione, ma nessuno ha mai scritto nulla perché, mi è stato detto, avevano ricevuto l'ordine dai loro direttori di non trattare il caso. Questo vale sia per il Corriere della Sera che per Repubblica. In fondo il sistema bipolare andava bene a tutti, era quello che sosteneva Veltroni e De Benedetti.

 

    AI - Nella sua battaglia non ha cercato delle sponde nelle istituzioni?

   Besostri - Quando di fronte al silenzio della stampa che non parlava di questi ricorsi abbiamo cercato di sollevare lo scandalo sulla legge elettorale, né Stefano Rodotà né Gustavo Zagrebelsky ci hanno dato una mano. Ho spedito anche delle lettere a Mario Monti e ad Annamaria Cancellieri, ma non ho mai ricevuto risposta.

 

Tutta colpa del socialismo

FONDAZIONE NENNI

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

 

Parliamo di socialismo

 

 Piccolo contributo alla critica di se stessi

 

di Alfonso Isinelli

 

Mentre in Italia aspettavamo di sapere: a) se Berlusconi subirà una nuova condanna al processo Ruby, in attesa della tagliola definitiva della Cassazione sul processo Mediaset; b) se i parlamentari del M5S giustificheranno le loro spese con nuove gogne ed espulsioni annesse; c) se il sindaco di Fi-Renzi si candiderà o meno alla segreteria del PD; d) se al PD cambieranno le regole per impedirgli di presentarsi; e) se Letta troverà i soldi per tagliare IMU e IVA cioè garantirsi una tranquilla stagione balneare…

    Mentr’eravamo in queste faccende affaccendati, JP Morgan, una delle più importanti e temute banche d’affari americane, quelle che fino al giorno prima dell’esplosione della bolla immobiliare e creditizia USA, dicevano tutto va bene madama la marchesa, ci ha spiegato il perché l’Europa, e in particolare in quella meridionale, non si riesca ad uscire dalla crisi. E chi legge la spiegazione capirà forse anche per quale ragione milioni di brasiliani scendono quotidianamente in piazza.

    Voi non lo immaginavate, ma i problemi provengono dalle… nostre Costituzioni repubblicane. Nate in seguito alla caduta di dittature autoritarie, le carte fondamentali europee mostrano “una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo”.

    Ciò ha comportato: “Esecutivi deboli nei confronti del parlamento, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, la licenza di protestare se vengono fatte proposte sgradite di modifica allo status quo”.

    E noi, stupidi, che attribuivamo la causa della crisi, dalla quale non si vedono vie d’uscita, all’avidità speculativa, all’assoluto dominio del mercato finanziario senza leggi e regole. No, i vettori della miseria attuale erano le garanzie e i diritti che la democrazia offre ai suoi cittadini.

    Questo lo stato dell’arte nei piani alti degli apologeti del libero mercato.

    Che dire? Viene in mente Michael Douglas nei panni del finanziere Gordon Gekko il quale a causa delle sue speculazioni finisce in galera: «Stiamo diventando tutti pazzi?»

 

 

Panorama politico

DA PALERMO, ITALIA

 

Sicilia: Cambia il panorama politico

 

Crocetta: "Basta con i diktat della vecchia politica, la Sicilia è stanca"

 

Palermo, 25 giugno 2013. "Una cosa e' certa, con le elezioni amministrative e' cambiato il panorama politico della Sicilia. Di quella Sicilia che era un feudo del centro destra e adesso vede tante nuove amministrazioni comunali di centro sinistra insediarsi per ricominciare un nuovo percorso, un cammino di riscatto.

    Tutto ciò era impensabile fino a pochi mesi fa, nessuno avrebbe scommesso nulla sul possibile cambiamento.  Invece sono stati eletti giovani e donne in tutta la Sicilia. Le donne sono state grandi protagoniste della campagna di rinnovamento grazie alla legge sul doppio voto di genere. Considero enormemente positivo, non solo il risultato dei comuni dove hanno vinto candidati del centro sinistra, ma anche il dato che viene fori a Ragusa e Messina, laddove a vincere sono sindaci espressione dei movimenti. Tutto ciò deve fare riflettere la vecchia politica, laddove il centro sinistra ha perso e' soltanto perché i nostri candidati non sono apparsi come interpreti della domanda di cambiamento.

    Dobbiamo partire necessariamente da questo se vogliamo cogliere il vento di rinnovamento che c'e' in Sicilia. Il governo regionale collaborerà con tutti i sindaci eletti e augura a tutti loro buon lavoro, poiché in democrazia si rispettano i risultati elettorali.

    Consentitemi pero' di essere felice per quanto avvenuto a Catania, a Siracusa, a Comiso, a Partinico. Sono felice poiché da oggi l'aeroporto di Comiso ritornerà a chiamarsi "Pio La Torre". La nostra vittoria alle regionali, sta determinando quella rivoluzione di cui la Sicilia ha veramente bisogno. Grazie a tutti i siciliani.

 

Rosario Crocetta, Presidente della Regione Siciliana

 

 

DA ROMA, AMERICA LATINA

 

Operazione Condor

 

Desaparecidos: 35 rinvii a giudizio tra esponenti delle Giunte militari di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay. La decisione della Procura di Roma è un passo importante per fare giustizia

 

La decisione della Procura di Roma di rinviare a giudizio 35 esponenti delle giunte militari di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay, responsabili negli anni '70 della cosiddetta “Operazione Condor” e cioè della tortura e della sparizione di migliaia di vittime innocenti delle dittature latino-americane costituisce un ulteriore importante passo nella battaglia di giustizia e verità che le associazioni dei familiari delle vittime, la società civile di quei Paesi e la solidarietà internazionale stanno perseguendo da tanti anni.

    Avendo seguito personalmente negli anni questi processi e in particolare il grande e coraggioso lavoro del Procuratore Capaldo voglio dargli atto, anche a nome del Partito Democratico, di questo instancabile e determinato impegno che rende onore alla memoria di quei tragici anni; oggi, come allora, l'Italia è vicina alle donne e agli uomini che eroicamente hanno lottato per la libertà e la democrazia.

 

Fabio Porta, deputato del PD (Circoscrizione Estero)

e componente della commissione Esteri a Montecitorio

 

I socialisti verso le europee del 2014

Punto di partenza

Martin Schulz sarà il candidato socialista alla guida della Commissione europea

di Paolo Bagnoli 

La notizia che era nell’aria da tempo, ora è ufficiale: Martin Schulz sarà il candidato unico alla guida della Commissione europea per i socialisti e coloro che, variamente denominati, condivideranno questa scelta. Essa non può farci che piacere, naturalmente, poiché rappresenta, se non altro, un minimo di soggettività unitaria di un socialismo europeo non certo all’altezza della situazione. E anche se la candidatura decisa dal Consiglio tenutosi a Sofia, accompagnata da una carta d’intenti, denominata “Programma fondamentale”, nella quale vengono ricordati i valori di sempre del socialismo, è un fatto da valutare positivamente, essa, al massimo non può che considerarsi un punto di partenza.

    Perché occorre una ripresa del socialismo europeo? Nella Carta di Sofia gli ingredienti ci sono tutti, o quasi, anche se in maniera paludata e molto istituzionale. L’acquisizione di una carica, per quanto rilevante quale quella della presidenza della Commissione europea, sempre che ciò avvenga, non è risolutiva, ma soprattutto simbolica: è meglio avere alla guida dell’organismo comunitario un rappresentante della sinistra che non uno della destra. Il problema è che, nel documento di Sofia, manca il movimento; vale a dire la capacità, a fronte di una vittoria alzo zero della destra economica, finanziaria e civile in ogni campo, di rilanciare la ragione strutturale che giustifica il socialismo, ossia la lotta di classe; una vera e propria azione “rivoluzionaria” da portare avanti democraticamente nelle istituzioni.

    Al dilagante capitalismo finanziario non si può solo contrapporre, rilanciandola, la scelta dello welfare state considerato che, da un lato non ci sono più le risorse per il modello e, dall’altro, considerato che lo scontro è di una qualità diversa rispetto a quella che portò al compromesso del cosiddetto stato del benessere. Il compromesso non è possibile e la salvaguardia di quanto rappresenta il socialismo richiede il rilancio del movimento secondo forme e metodi, naturalmente adeguati agli anni 2000.

Colpisce, se non abbiamo letto male la Carta di Sofia, che difetti del tutto il tema fondamentale della strutturazione politico-istituzionale dell’Europa considerato che le decisioni politiche, quelle che contano, che decidono appunto, non stanno né nella Commissione né del Parlamento – un’assemblea legislativa che poi tale non è – ma in una sorta di para-Stato (il Consiglio) che si sovrappone alla sovranità degli Stati aderenti alla Comunità.

    Ciò rende naturale ciò di cui ci si scandalizza: mancanza di rappresentatività democratica, di solidale nozione sociale della democrazia medesima, di strapotere da parte delle alte burocrazie senza alcun obbligo di rendicontazione; di riduzione di ogni cosa alla logica del più forte nel nome di improbabili politiche di bilancio. Non che queste, beninteso, non ci debbano essere e non debbano essere controllate. Ma, stante la situazione, esse vanno rapportate a decisioni politiche assunte da sovranità che ne rispondano. La rigidità astrattamente concepita, quasi appartenesse ai principi filosofici, alla fine diviene solo un’arma impugnata dai più forti verso i più deboli.

    Il fatto, poi, che la debolezza derivi da errori compiuti è un’altra questione. Più Stati comunitariamente legati non fanno uno Stato. Sicché poi ce n’è uno che tende a farlo per tutti.

     È questo lo spirito e il senso dell’Europa?

     Può ciò andar bene ai socialisti e ai progressisti che vi si affiancano?

    E’ chiaro che la soluzione comunitaria richiede cooperazione – e non sempre la cosa è avvenuta nelle maniere giuste. Ma la cooperazione non può escludere la lotta politica poiché senza essa non esiste democrazia.

     I socialisti devono dare un segno unitario a cifra europea di lotta politica, identitaria e socialmente marcata; solo così l’eventuale successo di Schulz avrà un significato politico. Speriamo che esso segni allora una ripresa più generale. In caso contrario si tratterebbe solo di un cambio di mano.