martedì 16 marzo 2010

EQUITALIA - Lo Stato italiano ci riprova 

Italiani nel mondo 

di Dino Nardi *) 

Prima di entrare nel merito di questa ennesima furbata che sta accadendo in Italia e che riguarda il comportamento di „Equitalia“ nei confronti di migliaia di italiani, anche residenti all’estero, vediamo innanzitutto che cosa significa questa sigla. “Equitalia” è la società per azioni, a totale capitale pubblico (51% in mano all’Agenzia delle entrate e 49% all’Inps), incaricata dell’esercizio dell’attività di riscossione nazionale dei tributi. Il suo fine, come spiega Equitalia stessa nel suo sito, è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all'efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente. Dal 1° ottobre 2006,  l’art. 3 del decreto legge n. 203 del 30 settembre 2005, convertito con modificazioni nella legge n. 248 del 2 dicembre 2005, ha, infatti, ricondotto l’attività di riscossione sotto l’ombrello pubblico, attribuendo le relative funzioni all’Agenzia delle entrate che le esercita tramite Equitalia (da ottobre 2006 a marzo 2007 il nome era Riscossione spa). In precedenza tale compito era, infatti, affidato in concessione a circa 40 enti tra istituti bancari e privati.   

    Fatta questa doverosa premessa per capire cosa sia Equitalia, diversi italiani residenti all’estero si sono rivolti preoccupati ai circoli UIM e nelle sedi del patronato ITAL-UIL   in Europa, con una lettera di questa società ricevuta al loro indirizzo in Italia e, in alcuni casi, tramite il Consolato italiano. Nella lettera in questione Equitalia scrive che “risulta un mancato pagamento di un tributo che dovrà versare entro venti giorni dalla data della notifica del presente preavviso” e, in alcuni casi, la lettera minaccia anche che, in mancanza del pagamento entro quel termine, “provvederemo, ai sensi dell’art. 86 del Decreto del Presidente della Repubblica del 29 settembre 1973, n 602, ad iscrivere, presso il competente Pubblico Registro Automobilistico, il fermo amministrativo del veicolo di sua proprietà (con l’indicazione della targa italiana e del tipo di veicolo)”  ed in più che il destinatario della lettera dovrà poi pagare gli interessi che matureranno nonché le spese di revoca del fermo del veicolo. In pratica Equitalia scrive che o si paga quanto chiede oppure ti blocca perfino l’automobile posseduta in Italia.

    Cosa si può fare contro questo vero e proprio ricatto di Equitalia. Da parte nostra dopo esserci ovviamente informati presso l’ADOC (Associazione per la difesa dei consumatori della UIL) abbiamo scoperto che lettere di questo tipo stanno arrivando in Italia a migliaia di cittadini e che se ne stanno occupando sia l’ADOC che tante altre associazioni analoghe che impugnano ormai quotidianamente queste lettere minacciose di Equitalia davanti alle Commissioni tributarie competenti. Richieste di pagamento che, peraltro, in gran parte sono cadute in prescrizione e quindi si tratta di debiti inesistenti che non si comprende come possano essere inviate da una società pubblica, pertanto dallo stesso Stato. Tuttavia chi avesse ricevuto una tale lettera non può far finta di niente ma si deve attivare per fare la relativa opposizione con un ricorso.

*) Coordinamento Europeo UIM - uimeuropa@bluewin.ch