giovedì 16 febbraio 2012

Sul libro di Orsini "Gramsci e Turati"

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Parliamo di socialismo

a cura della Fondazione Pietro Nenni

http://fondazionenenni.wordpress.com/

 

Gramsci si convinse che la rivoluzione in Russia era stato un colpo di mano contro il Palazzo difeso da milizie dietro le quali non c'era quasi nulla legato organicamente a quel mondo . . .

 

di  Giuseppe Tamburrano

 

Ho partecipato dagli inizi della querelle agli studi e ai convegni gramsciani sui rapporti di Gramsci con il partito comunista e dato alle stampe nel 1963 una biografia dal titolo "Antonio Gramsci" seguendo passo passo le sue note – che per i vincoli carcerari non potevano essere troppo chiare(ma lo furono abbastanza da essere intellegibili) – e scoprendo che Gramsci in carcere non crede più alla rivoluzione bolscevica in Italia e disegna – nelle tragiche condizioni in cui lavora – una nuova strategia che non definisco "democratica" per evitare equivoci.

    Gramsci si convinse che la rivoluzione in Russia era stato un colpo di mano contro il Palazzo difeso da milizie dietro le quali non c'era quasi nulla legato organicamente a quel mondo. Militarmente bene organizzati i comunisti russi diedero una spallata e il Palazzo d'Inverno venne giù tutto.

    In Italia era ridicolo pensare di abbattere il capitalismo con  uno scambio di fucileria con i militi che difendevano il Quirinale. Per sottolineare la differenza essenziale tra la rivoluzione russa e la rivoluzione in Occidente Gramsci scrisse la famosa frase:

     "Mi pare che Ilic aveva compreso che occorreva un mutamento dalla guerra manovrata [insurrezione] applicata vittoriosamente in Oriente nel 1917 alla guerra di posizione [conquista graduale] che era la sola possibile in Occidente… Solo che Ilic non ebbe il tempo di approfondire la sua formula,pur tenendo conto che… il compito fondamentale era nazionale".

    Bisognava conquistare tutti i fortilizi grandi e piccoli, culturali, tecnici, i modi di pensare della gente, le istituzioni culturali svuotando la società capitalistica dei suoi contenuti prima di tutto valoriali: questa era l' egemonia secondo Gramsci.

    Io sono convinto che Gramsci si allontanò dal comunismo sovietico, esprimendo nelle sue note un pensiero liberal-democratico: per l'esattezza socialista, ma la prova regina non vi è ancora e la disputa continuerà.

    Il libro di Orsini (Rubbettino, 2012) sostiene la tesi opposta, diametralmente opposta. Tra il comunismo di Gramsci e il socialismo di Turati non vi è alcun punto di contatto, ma proprio nessuno. Per non lasciare dubbi, Orsini semplifica e fa un testo a fronte:

 

  Gramsci

 

- Chiusura preventiva alle idee dell'altro

- Disprezzo degli avversari

- Elogio dell'insulto

- Celebrazione della violenza

- Intolleranza                                                                                              

- Attacco personale                                                                               

- Principio di autorità                                                                            

- Sottomissione all'ortodossia del partito

- Culto di Lenin                                                                                        

- Dittatura del partito unico

  Turati

 

- Educazione al dialogo

- Rispetto degli avversari

- Condanna dell'insulto

- Rifiuto della violenza

- Tolleranza

- Rifiuto dell'atto personale

- Libertà di critica

- Diritto all'eresia

- Rifiuto della cultura leninista

- Pluralismo dei partiti

 

 

Come ho detto sopra, Orsini semplifica e la questione gramsciana non avrà fine.

    Su un punto occorre andare cauti: La violenza di Gramsci (che non poteva essere che verbale).

    Noi qui ricordiamo – con la violenza verbale, i "cazzotti nell'occhio" – anche la sua tenerissima prosa nelle lettere ai figli.