martedì 3 febbraio 2015

L’analisi - Il contagio greco

 di FeliceBesostri

 

La vittoria di Tsipras e Syriza è netta, anche se per 2 seggi non ha la maggioranza assoluta nel Parlamento monocamerale greco. Spero che a sinistra non si levino grida o imprecazioni di disappunto: Syriza ha il 36, 34%. La legge elettorale greca è meglio dell'Italikum, perché il premio di maggioranza è fisso, pari a 50 seggi e quindi non conferisce una percentuale fissa di seggi a prescindere dai voti. Quindi minore è il consenso elettorale tanto più alta è la consistenza del premio. Con il Porcellum era evidente, con l'Italikum al turno di ballottaggio. Altro elemento è la percentuale dei votanti ferma al 63,87%, peraltro superiore a quella italiana alle europee, e in leggera crescita rispetto al 62,49% del giugno 2012. L'elemento più spettacolare è la progressione geometrica del consenso di Syriza 16,79% e 52 seggi nel maggio 2012, 26,89% e 71 seggi nel giugno 2012 fino al 36,34% e 149 seggi nel gennaio 2015. Un successo indirettamente proporzionale a quello del PASOK, che nello stesso arco di tempo è passato dal 13,18% e 41 seggi del maggio n2012 al 12,28% e 33 seggi del giugno 2012 per finire al 4,68% e 13 seggi delle ultime elezioni.

    Un successo preparato da una coerenza politica e programmatica e da un radicamento sociale con la sua presenza con iniziative di welfare sociale solidale, sostitutivo di quello pubblico smantellato dall'austerità imposta dalla Troika. Una strategia simile a quella di Hamas nella striscia di Gaza o delle formazioni islamiste tunisine o egiziane: una caratteristica di formazioni nazional-popolari, lontane sia dal modello leninista, che socialdemocratico classico, piuttosto più simile alla fase iniziale del movimento operaio quello delle leghe e delle società di mutuo soccorso.

    C'è da sperare che la lezione greca non si traduca in un'imitazione invidiosa di un modello di successo, cui mancherebbe, comunque, il leader con il carisma di Tsipras. Certe parole d'ordine hanno segnato sconfitte clamorose della sinistra, come il "Faremo come in Russia!" del 1919-1921, nell'illusione di una Rivoluzione imminente, mentre montava la reazione fascista.

    Syriza nasce da una ricomposizione unitaria di formazioni diverse di sinistra: un prodotto di successo. Quando pezzi di gruppi dirigenti di sinistra si sono uniti in Italia hanno dato vita al fallimento della Sinistra Arcobaleno nel 2008 e alla Rivoluzione Civile del 2013. SEL si è salvata grazie ad un incostituzionale premio di maggioranza.

    Via via la sinistra italiana si è appassionata alla Linke, al Parti de la Gauche e più recentemente a Syriza o Podemos, come nell'ambientalismo il modello erano i Grünen tedeschi, tanto per rimanere in Europa. Ci sono state anche infatuazioni. terzomondiste da Castro al Sub-comandante Marcos, da Lula a Chavez.

    A sinistra sono progressivamente scomparsi o ridotti ai minimi termini i filoni ideali storici socialista e comunista, insieme con la rete delle Case del Popolo, solo parzialmente sostituite dai Circoli ARCI, per non parlare della trasformazione irreversibile del movimento cooperativo e dalla progressiva separazione dal Sindacato.

    Due pilastri della sinistra in Europa usciti da un circuito virtuoso di confronto e dibattito plurale a sinistra. Come fa la sinistra a rinnovarsi e ripensarsi in assenza di luoghi, anche fisici, di confronto? Questa è la prima necessità e soprattutto non pensare che i problemi sarebbero automaticamente risolti con la scoperta del leader, che mediaticamente possa competere con Renzi e Salvini: ammesso e non concesso che quello sia il problema dovremmo prima domandarci perché la sinistra non sia stata capace di produrre un leader. La ragione, non l'unica, ma la principale, è la sua mancanza di credibilità, come classe dirigente alternativa.

    Gli scandali dei rimborsi regionali sono stati generalizzati e trasversali. Le scelte di sopravvivenza hanno prevalso rispetto alla coerenza politica ed istituzionale. Un esempio recente, mentre in Parlamento la sinistra e i M5S contrastavano l'Italikum e la revisione costituzionale si partecipava alle elezioni farsa di secondo grado in 64 province e nelle città metropolitane continentali, escluse Venezia e Reggio Calabria. Ovvero la difesa del Porcellum nelle Giunte delle elezioni per compiere le surroghe, malgrado l'annullamento della Corte Costituzionale. Questa notizia non è di pubblico dominio, ma resta una vergogna.

    Le divisioni e gli esodi verso la maggioranza renziana sono un altro segno di una classe politica disinvolta.

    La scelta di allearsi con una formazione di destra dei Greci Indipendenti dell'ANEL desta perplessità, ma con i suoi 13 seggi mette con 162 seggi la maggioranza al sicuro e più coesa. Né con il Pasok con 13 seggi né con il KKE con 15 seggi vi era una possibile coalizione.

    Tuttavia se, come è doveroso, siamo convinti che Syriza non debba fallire per cambiare segno all'Europa, dobbiamo costruire una sinistra nuova anche in Italia. Una sfida per tutti, ma in particolare per i socialisti. Ci sono tre scelte teoriche: 1) conquistare la maggioranza del PSI; 2) Costituire un altro partito socialista; 3) Dare vita ad una Federazione per il Socialismo che abbia quantitativamente e qualitativamente una massa critica tale da rappresentare l'area socialista, i suoi valori, la sua storia, il suo pensiero e la sua elaborazione programmatica dentro alla società italiana e all'interno del dibattito della sinistra italiana per una proposta alternativa di governo e un progetto di società più giusta, libera e solidale che coniughi sogni e bisogni.

    Ciascuna delle complenti della sinistra e dei suoi filoni ideali si deve mettere alla prova nel confronto con tutti gli altri . I punti in comune vanno trovati con urgenza perché l'emergenza democratica è una priorità da affrontare. Una emergenza aggravata dalla crisi economica da cui bisogna uscire e che, invece, le politiche europee stanno rendendo più acuta con ricadute politiche e sociali, che minacciano la stessa costruzione europea. Non lo possiamo permettere.