venerdì 25 gennaio 2008

Il discorso di Romano Prodi a Montecitorio

Un'alleanza destinata a durare

Signor Presidente, Onorevoli colleghi, intervengo in quest'Aula a seguito della crisi venutasi a creare nella maggioranza dopo la decisione dell'Udeur di non farne più parte. Sicuramente sulla scelta del partito del senatore Clemente Mastella ha influito la vicenda giudiziaria che lo ha investito sul piano personale e politico, episodio per il quale gli ho espresso personalmente e a nome del governo piena solidarietà assumendo l'interim del Ministero della Giustizia. Solidarietà che gli ho in più occasioni rinnovato, così come è stato fatto da tutti i partiti della coalizione. Clemente Mastella non è stato lasciato solo, né come esponente politico, né come Ministro della Repubblica, né tanto meno come uomo.
Oggi era previsto che io dovessi esporre qui la relazione annuale sullo stato della giustizia. Impegno al quale, sia pure brevemente, intendo fare onore.
Il nostro è uno Stato nel quale proprio al potere giudiziario è affidato il compito di affermare e tutelare sempre la sovranità della legge. Una sovranità che si impone ovviamente anche ai giudici e che chiede ad essi di essere i primi a sottoporsi con lealtà e, permettetemi di dire, purezza di cuore e serenità di intenti, al rispetto pieno delle nostre regole giuridiche.
Riguardo alla relazione a cui oggi mi riferisco, è dovuto al senatore Mastella un sincero apprezzamento. Per il lavoro fatto come Ministro che, dopo aver operato con passione non solo per portare a compimento la più ampia riforma dell'ordinamento giudiziario che il nostro Paese abbia avuto, ma anche per avviare molte e importanti interventi di cui vi è ampia traccia nella
relazione che è stata depositata al Parlamento a nome dell'intero Governo.

Una relazione ricca non solo di dati e di bilanci ma anche di problemi e di interrogativi; di riflessioni critiche e di chiari inviti al Parlamento affinché le tante iniziative già avviate possano trovare presto piena approvazione.
Una relazione che riflette con rigore le luci e le ombre della giustizia italiana nella difficile fase storica che stiamo vivendo;
che dà forte sostegno ai giudici, ai quali come potere e come ordine va l'apprezzamento e la riconoscenza del Paese. Una relazione che chiede alla classe politica e al Parlamento un eccezionale impegno.
Una relazione, voglio ancora sottolinearlo, che è stata approvata da tutto il Consiglio dei Ministri e che dunque costituisce, in ogni sua parte, la posizione dell'intero Governo.
Gli ultimi quindici anni sono stati contrassegnati da una situazione, a volte palese e a volte nascosta, di tensioni tra politica e magistratura; tensioni rese più drammatiche dalla crisi di fiducia che ha purtroppo interessato entrambi i settori.
La politica occorre ricordarlo ha per definizione la finalità di realizzare aggregazioni del consenso dirette a risolvere i problemi del Paese, e deve poter operare nel libero esercizio delle proprie funzioni, senza con questo ambire ad una sorta di irresponsabilità.
Netta e precisa è la sua primazia nei confronti di ogni altra istituzione allorché concorre, nelle sedi parlamentari e in rappresentanza del popolo sovrano, alla formazione delle leggi.
La magistratura ha il compito di assicurare la legalità in rapporto a singole fattispecie e situazioni demandate al suo giudizio.
Nell'esercizio delle funzioni ogni magistrato è soggetto soltanto alla legge, "sempre e costantemente alla maestà della legge", nel senso che deve mantenersi nell'ambito della legittimazione assegnatagli dalla Costituzione e dalle norme processuali. Senza che in questo ambito vi siano differenziazioni, in coerenza con l'art. 3 della Carta costituzionale. Né la magistratura deve o può cercare il consenso sulle proprie decisioni, in quanto esse sono conseguenti all'applicazione della legge e, dunque, "vincolate".
D'altra parte il controllo di legalità è il contrappeso dell'ampia libertà di cui, in uno stato democratico, gode l'autorità politica per la realizzazione dei suoi fini. Esso deve essere soltanto un rimedio nell'equilibrio delle istituzioni. Le categorie dalla politica hanno come contrappeso non tanto il principio esterno della responsabilità penale, che vale certo anche per i rappresentanti politici, bensì, soprattutto, quello interno di una responsabilità che è e resta di tipo politico.
Una responsabilità che spetta direttamente ai cittadini far valere non soltanto nell'occasione elettorale ma attraverso una costante relazione tra politica e collettività che assicuri una reale e continua capacità di partecipazione e di controllo.
Per altro verso, autonomia e indipendenza della magistratura, intesa come organizzazione indipendente da ogni altro potere dello Stato, devono trovare il proprio contrappeso nella professionalità, nella responsabilità e nell'adesione alla legge cui ogni magistrato è
sottoposto. Perché è bene ribadirlo autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario hanno come presupposto necessario e imprescindibile la professionalità, l'imparzialità, la neutralità politica, la responsabilità, e il rigido rispetto della legge.
Tuttavia non è solo di giustizia che si può parlare oggi in quest'Aula, ma anche di quanto accaduto nelle ultime ore sul piano politico e istituzionale, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dal Senatore
Mastella.
Per il rispetto che nutro nei confronti del Parlamento e per abbreviare i tempi di una crisi che rischia di generare tensioni di cui il Paese non ha bisogno, ho quindi deciso di presentarmi immediatamente per riferire sulla situazione. Perché è dal Parlamento che un Governo trae la sua legittimità ed è nel Parlamento che deve verificare l'esistenza della fiducia.
Onorevoli colleghi, sono convinto che nei momenti di decisione sia bene e salutare assumere comportamenti che implichino l'assunzione di responsabilità limpide da parte delle istituzioni preposte al governo del paese, a partire dal Parlamento. In un paese legato allo stato di diritto non sono le agenzie di stampa e neppure i dibattiti televisivi che determinano le sorti di un governo.
Siete voi, colleghi deputati che dovrete decidere e assumere limpidamente e pubblicamente le responsabilità per cui siete stati eletti. E' nel Parlamento e solo nel Parlamento che si può decidere la sorte del Governo.
Ho assunto l'interim del Ministero della Giustizia e, come ho già ripetuto, il governo condivide la relazione dell'ex Ministro Mastella. Se poi entrano in discussione in modo opaco preoccupazioni di riforma elettorale o di altro genere è bene che tutto venga alla luce in questa sede, nelle aule
parlamentari. Esse sono la sede fondamentale della democrazia.
Questo è un Governo che, nato su un patto di legislatura sottoscritto da tutti i partiti dell'Unione il 20 giugno del 2005, si era ripromesso, cito testualmente, "un'alleanza destinata a durare per l'intero arco della legislatura". Questo è un Governo che, nato sulla base di un Programma
elettorale firmato e condiviso da tutti i partiti dell'Unione l'11 febbraio del 2006, ha avuto il mandato di guidare il Paese per cinque anni dopo una vittoria elettorale tanto difficile quanto attesa dalla maggioranza degli italiani.

Questo è un Governo che ha saputo rimettere in piedi il Paese e gli ha permesso di riprendere il cammino, facendolo uscire dalle emergenze.
Da due anni la nostra crescita si attesta sui livelli massimi dell'ultimo decennio. Abbiamo ripristinato l'avanzo primario, il debito cala costantemente. E abbiamo cominciato, in modo onesto e responsabile, a redistribuire risorse alle famiglie, ai lavoratori e ai pensionati.
Questo è un Governo che ha riconquistato fiducia in Europa, (come proprio ieri sera ha certificato il commissario Almunia). Ha riconquistato credibilità nei mercati e nelle istituzioni internazionali.
Un governo che, con la sua politica estera e di sicurezza, ha saputo riconquistare all'Italia il posto che le spetta sullo scenario internazionale.
Che ha saputo chiudere senza sbavature l'avventura in Iraq; che ha guidato il processo che ha portato alla missione di pace in Libano; che è presente con determinazione, professionalità e umanità ovunque la pace è in pericolo.
Un governo che ha saputo combattere la criminalità organizzata, diffondere la cultura del rispetto e lottare nel mondo con successo per far trionfare la pace e condannare la pena di morte.
Questo è un Governo che ha cominciato a far pagare le tasse a chi non lo faceva, ha combattuto la precarietà, abbattuto la disoccupazione, abolito le ingiustizie sociali e investito sui giovani, sul loro essere il futuro dell'Italia. Un lavoro che sta producendo ogni giorno frutti e che sono certo
continuerà a darne.
Questo è un Governo che ha saputo liberalizzare servizi e combattere corporazioni, che ha ridato certezze sul senso di equità e di giustizia, che ha messo la casa al centro delle sue politiche, tagliando l'Ici, facendo costruire nuove abitazioni per i giovani, agevolando gli affitti per le coppie e gli universitari.
Questo è un Governo che ha creduto e crede nell'ambiente e nella sua tutela.
Non operando con politiche cieche e immobilistiche, ma con la consapevolezza che solo investendo sull'ambiente si investe sul futuro. E anche quando ci siamo trovati di fronte ad emergenze come quella dei rifiuti non abbiamo gridato allo scandalo, non abbiamo cercato di addossare ad altri responsabilità storiche: ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cominciato ad affrontare concretamente il problema.
Ecco, questa è la sintesi dell'attività di Governo che oggi presento con orgoglio a questo Parlamento. Un Governo che ha combattuto i privilegi e tagliato i costi della politica non sull'onda di polemiche demagogiche, ma perché fermamente convinto che solo dando l'esempio si ottengono risultati per tutti.
Con questi risultati e con questi principi ci apprestiamo ad affrontare questo delicato momento. Le priorità che hanno accompagnato e guidano il nostro cammino si chiamano riforme, efficienza, equità.
Per ottenere questi risultati ci vogliono coerenza e coraggio. Ci vuole continuità di azione. Soprattutto in un momento in cui l'economia mondiale è di fronte a un'evoluzione negativa della quale non riusciamo ancora a comprendere le conseguenze ultime.
Dopo i sacrifici della prima Finanziaria, obbligata dalla gestione dissennata di chi ci ha preceduto, abbiamo risanato i conti pubblici e tagliato la spesa.
Ora, con la legge Finanziaria 2008 e dopo il grande accordo sul welfare votato da cinque milioni di lavoratori e di pensionati, siamo pronti a diminuire le tasse e aumentare i redditi dei lavoratori garantendo anche un aumento della produttività, come testimonia il recentissimo accordo per il
contratto di lavoro dei metalmeccanici.
Ci aspettano progetti importanti che responsabilmente abbiamo avviato senza pensare che decisioni solitarie ed episodiche potessero metterli in forse.
Abbiamo preso con gli elettori e con il Paese impegni che intendiamo rispettare, secondo quanto stabilito dalle regole parlamentari e costituzionali.
Proprio domani, in quest'Aula, il Presidente della Repubblica celebrerà il sessantesimo anniversario della Carta fondante la nostra democrazia.
Mai come oggi siamo chiamati a dimostrare coi nostri comportamenti, con le nostre decisioni e con atti formali che ci impegnamo tutti di fronte al Paese, la fedeltà e il rispetto per la nostra Carta fondamentale. Alla Costituzione mi richiamo dunque per chiedere a voi, onorevoli
deputati,
e, in seguito ai vostri colleghi senatori, di esprimere con un voto di fiducia il vostro giudizio sulle dichiarazioni che avete ascoltato.