lunedì 14 giugno 2010

Il costo della giustizia nella Milano Europea

Il costo della giustizia nella Milano Europea

Dura lex, cara lex 

PORTO FRANCO - Club socialista e riformista di Milano - organizza una tavola rotonda sul tema dei costi della giustizia nella capitale lombarda.

Martedì 15 giugno 2010 - Ore 20.45
Circolo di via de Amicis 17 - Milano 

In una serata strategicamente scelta in funzione del calendario dei Mondiali di Calcio , il Club Porto Franco chiama ad una  discussione su un tema sul quale si discute spesso , per concludere che non c'è nulla da fare : il costo economico e sociale di una giustizia che non funziona . Ci siamo accorti subito , dalle risposte di adesione come da quelle di rammarico di chi non potrà esserci per impegni pregressi , che l'argomento interessa, che in tanti hanno voglia di raccontare la propria esperienza diretta e proporre soluzioni e comunque di discuterne con chi è più impegnato su questo "fronte" . L'invito allegato è ancora in "progress" , dal momento che stiamo cercando di equilibrare la platea fra operatori del diritto , politici , manager e , soprattutto , semplici cittadini .

    I "discussant" principali che proponiamo saranno Giuliano Pisapia , avvocato e parlamentare , autore di proposte di riforma della Giustizia scaturite dal lavoro di una Commissione per la Riforma raccolte in un recente libro " In attesa di giustizia" scritto a quattro mani con il magistrato Carlo Nordio, che ha ricoperto il suo stesso incarico e con il quale condivide, pur essendo di cultura politica molto diversa, le stesse proposte ;  Paolo Giuggioli , presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano , che conduce da anni una quotidiana guerra di attrito contro le lentezze e le inefficienze del più grande Tribunale d'Italia senza perdere il buonumore necessario per raccontare aneddoti amaramente divertenti sulla vita del più grande palazzo di Giustizia d'Italia ; Antonello Ciotti , manager della multinazionale Dow Chemical che , da italianissimo romano-fiorentino abitante da anni per almeno qualche ora a settimana a Milano , conduce quotidiane e non sempre vincenti  schermaglie con il resto del management anglosassone , svizzero , arabo e indo-cinese per cercare di spiegare che entrare in un procedimento penale o civile in Italia non è sempre peggio che farlo a Mumbaj oppure a Tijen jin ; Claudio Castelli , magistrato, cui spetta l'onere di realizzare sfarzose nozze con i fichi secchi , cercare di introdurre processi innovativi come l'introduzione delle procedure e mail nel regno dei faldoni "cartacei" magari utilizzando un computer in tre..
Discutere di proposte come quelle di Nordio-Pisapia, spesso così basate sul mero buon senso da essere per questo totalmente ignorate dai governi che le hanno richieste , ci porterà inevitabilmente a discutere del "peso" che l'inefficienza del sistema ha sulla competitività internazionale di Milano . Sarà anche un modo , ad un anno dalle elezioni comunali e per il Sindaco, di parlare della necessità di soluzioni per il futuro della nostra città , partendo dalla rimozione di quei lacci ed oneri che sono tra le cause di un declino che ha nella politica il segnale più evidente, ma che ha radici profonde che devono essere tagliate con una lama impugnata dai suoi cittadini consapevoli , informati ed attivi.

Presiede e modera: 
Mario Artali,
presidente  Circolo De Amicis e Vicepres. Bpm 

Introduce: 
Franco D’Alfonso
Presidente Club Porto Franco 

Parlano: 
Giuliano Pisapia
avvocato, già presidente della Commissione Giustizia del Senato 
Paolo Giuggioli
Presidente Ordine Avvocati Milano  
Antonello Ciotti
global commercial manager Dow Chemical 
Claudio Castelli
magistrato, responsabile per l'innovazione delle procedure presso il Tribunale di Milano       
       

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
FAHRENHEIT
dal 14 al 18 giugno 2010

LA PROSSIMA SETTIMANA
Il 14 giugno i programmi di Radio3 saranno condotti da stranieri: giornalisti, scrittrici, insegnanti, scienziati, operatori sociali, sindacalisti, attori, musicisti, di professioni e provenienze diverse. Tutti stranieri ma diversi tra loro, naturalmente: immigrati o nati in Italia, nel nostro paese per ragioni di studio o di lavoro, per libera scelta o per necessità, per conoscere una terra nuova o per sfuggire guerre, fame, carestie. Qui alcuni di loro hanno trovato lavoro e stabilità, altri cercano ancora di allontanare un destino incerto.
Nei suoi programmi Radio3 ospita spesso voci come queste. Da anni dedica ai vari aspetti dell’immigrazione molti suoi spazi di informazione, di riflessione, di conoscenza. Libri e musiche “straniere” ricevono da tempo una attenzione particolare e probabilmente senza eguali in altri mezzi di comunicazione.
Ma il 14 giugno sarà qualcosa di diverso: sarà mostrata, tutta insieme, la ricchezza che questi “stranieri” rappresentano, l’importanza del loro sguardo sulle cose italiane e del mondo in tutti i programmi di Radio3: dalla lettura dei giornali agli spazi musicali, dalle trasmissioni culturali all’approfondimento dedicato ai libri, la scienza, il cinema, il teatro, la poesia, l’arte.

    A Fahrenheit parteciperanno Kurosh Danesh (iraniano responsabile delle Politiche migratorie della CGIL), la scrittrice albanese Anilda Ibrahimi, lo scrittore senegalese Pap Khouma,  la scrittrice somala Cristina Ali Farah, lo scrittore rumeno Mircea Butcovan, e lo scrittore argentino Adrian Bravi per il “Libro del giorno” che sarà: Ma quale amore, (Rizzoli) di Valeria Parrella

    Martedì tra i nostri ospiti Corrado Stajano, che ne L'italia ferita, (Cinemazero), racconta del Sud e della mafia, delle battaglie dei giudici per l'applicazione della legge, della P2, degli attentati alla Repubblica e alla sua Costituzione costata sangue e dolore, e di molti altri momenti cruciali della storia del nostro paese.Alle 17.30, Ti spiego di Romana Petri nello spazio del Libro del giorno.

    Mercoledì 16 apriremo la puntata con La civiltà del riuso (Laterza)di Guido Viale. Alle 17,30 sarà nostra ospite Herta Muller, che presenterà L' altalena del respiro (Feltrinelli), la storia del diciassettenne Leo Auberg, partito per il lager con l'ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all'angustia della vita di provincia. Cinque anni durerà l'esperienza terribile della fame e del freddo, della fatica estrema e della morte quotidiana.

    Giovedì17, con Walter Molino, perleremo di vite di cronisti dal fronte del sud: Taci infame (Il Saggiatore).
    Venerdì 18, poi, ci sarà una puntata speciale di Fahrenheit, condotta da Marino Sinibaldi, che parteciperà a Radioincontri, Festival delle radio di parola di Riva del Garda. Potrete assistere alla puntata dal vivo, in diretta dal Cortile interno della Rocca, dalle 15.00 alle 18.00.

    Infine, per tutta la settimana ci saranno le parole scelte da Padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli a costituire le nuove pagine del Vocabolario di Fahrenheit.

    Riparte il Passalibro!!! Qui trovate tutte le istruzioni per liberare i vostri libri...
    Come sempre, potete contribuire a Fahrenheit scrivendo mail e SMS (al numero 335 5634296) sui i temi del programma, partecipando alla Caccia al Libro e recensendo i libri che amate (o che detestate) attraverso la registrazione del vostro Youbook: telefonicamente al numero 06.3724737 o con l'invio di un file audio o video all'indirizzo:

fahre@rai.it. www.fahre.rai.it Buon ascolto su Radio3
La redazione di Fahrenheit     

I giornalisti hanno il dovere di lottare

IPSE DIXIT
Lo libertà di stampa - "La libertà di stampa è forse quella che ha sofferto di più il lento degrado dell'idea di libertà". - Albert Camus      

VISTI DAGLI ALTRI
A cura di Internazionale - Prima pagina 

La legge sulle intercettazioni approvata dal Senato
La legge bavaglio italiana ha superato l'esame del senato con 164 voti a favore e 25 contrari nel corso di una seduta caratterizzata dalle proteste dell'opposizione. I parlamentari del Partito democratico denunciano infatti "la morte della libertà". I rappresentanti dell'Italia dei valori non hanno partecipato alla votazione perché sono stati espulsi dall'aula dopo aver occupato palazzo Madama mercoledì sera.

El País, Spagna        

DAL PRESIDENTE DELL'UNIONE NAZIONALE CRONISTI ITALIANI (UNCI) RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

SCIOPERO GENERALE IMMEDIATO 

I giornalisti hanno il dovere di lottare con tutte le armi contro il ddl Alfano   
di Guido Columba, presidente dell'UNCI 

Sciopero generale immediato. Senza se e senza ma. Quando l’avversario combatte con uno spadone non lo si può contrastare impugnando una margherita.

    Con il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni governo e maggioranza  cercano di travolgere la Costituzione e l’assetto giuridico e sociale della nostra democrazia.

    I giornalisti hanno il dovere di informare i cittadini in modo corretto, completo e tempestivo. Il primo loro obbligo è dunque quello di far loro capire cosa sta accadendo, combattendo in breccia la propaganda e il marketing politico di chi ha concepito e sta cercando di realizzare i punti base del Piano di rinascita della P2: disarmare la magistratura e imbavagliare la stampa. Perché la prima si occupi solo dei ladri di galline e la seconda convinca gli italiani di vivere dentro una soap opera continuata.

    L’Unione Cronisti ha capito immediatamente la portata eversiva del Ddl Alfano sulle intercettazioni e l’ha combattuto apertamente e duramente. E, allo stesso tempo, ha sollecitato tutte le organizzazioni del giornalismo a fare altrettanto.

    Con la stessa chiarezza, l’Unci sostiene che prevedere lo sciopero generale dopo un mese dal voto del Senato è un grave errore. Se è giusta, come lo è, l’analisi sull’attacco alla democrazia fatta concordemente da Unci, Fnsi, Ordine l’unica risposta al voto del Senato è lo sciopero generale immediato. Qui e ora. Sciopero seguito da un mese intero di manifestazioni in ogni città d’Italia e ripetuto alla vigilia del voto conclusivo della Camera. Prima del voto, non dopo.

    Quando la democrazia è in pericolo è meglio farne due, tre, quattro di scioperi generali piuttosto che uno soltanto a babbo morto.

    Tutte le altre iniziative per informare i cittadini di quanto accade sono giuste e necessarie e vanno intensificate, ma lo sciopero generale deve essere l’arma principale dei giornalisti per contrastare il tentativo di sovvertire la democrazia.       

DA "CRITICA LIBERALE" RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

LISTIAMO A LUTTO 
BERLUSCONI HA IMBOCCATO SENZA REMORE LA VIA DELL’EVERSIONE DEMOCRATICA. LA SUA SPUDORATA DICHIARAZIONE CONTRO LA CARTA COSTITUZIONALE («È INFERNALE GOVERNARE RISPETTANDO LA COSTITUZIONE») È IL PERVERSO FONDAMENTO DELLA LEGGE CHE SI PROPONE DI OSTACOLARE LE INCHIESTE GIUDIZIARIE E LA FORMAZIONE DI UN’OPINIONE PUBBLICA INFORMATA. CONSAPEVOLI DELLA CRITICITÀ DEL MOMENTO, LISTIAMO A LUTTO IL NOSTRO SITO, PER RICORDARE PERMANENTEMENTE AI CITTADINI ITALIANI CHE SIAMO TUTTI VITTIME DI UN REGIME LIBERTICIDA.      

lunedì 7 giugno 2010

Colori e musica della festa della repubblica

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

I colori, la musica, i volti e le parole della manifestazione popolare per la Costituzione in occasione del 2 giugno. Stendardi dei Comuni, bandiere e pettorine rosse, bambini, giovani e pensionati. “Questa Costituzione viene attaccata ogni giorno”

di Cristina Maccarrone

MILANO 2.6.10 - Un tripudio di bandiere rosse, ma anche stendardi dei Comuni partecipanti, tricolori e le bandiere arcobaleno della pace, oltre che delle varie associazioni presenti. Non solo sindacati, ma anche Emergency, Libera e tante altre, note e meno note, a sfilare questo pomeriggio a Milano.

    Vengono dal Trentino Alto Adige, dal Veneto, dall’Abruzzo, dall’Emilia Romagna oltre che ovviamente dalla Lombardia - solo per fare qualche esempio - le tantissime persone che sotto un sole cocente, mentre la mattina a Roma si festeggia l’anniversario della Repubblica, si raccolgono alle 14 vicino a porta Venezia per dare il via al corteo che, a suon della musica di Guccini, Silvestri, U2 ecc, arriva alle 16 a piazza Castello, passando per via Matteotti e continuando per piazza della Scala.

    La Costituzione è protagonista fin dalle pettorine rosse e verdi che molti indossano con gli articoli 1, 3 e 4 che ricordano che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, i diritti devono essere uguali per tutti e tra questi va riconosciuti quello ad avere un impiego.

    La pensa così anche Carmelo, 25 anni, che arriva a Milano da Novara e di mestiere fa il muratore. Ci parla preso dall’emozione, ma anche se la voce tentenna un po’, le idee sono chiare: “Mi trovo qui per manifestare in difesa dalla Costituzione e per difendere i miei diritti di lavoratore”. Accanto a lui Mamado, il cui nome tradisce già l’origine africana, anche se ci tiene a dire “ormai vivo qui da tempo”. Gli preme in particolare che si preservi non solo il lavoro, ma che “ci si attivi maggiormente per tutelare i diritti degli stranieri”. “Questa Costituzione viene attaccata ogni giorno – rincara la dose Cinzia, 32 anni, bergamasca e assistente sociale che incontriamo poco più in là - e tutti i diritti sanciti nel ’46 stanno venendo meno, per questo sono qui: perché non voglio che accada ancora”.

    Nel clima disteso della manifestazione, a camminare tutti insieme ci sono giovani, meno giovani, pensionati, discutono di quello che in Italia non va e sventolano le loro bandiere. Qualcuno indossa magliette artigianali con su scritto sul retro “Articolo 11” e sul davanti il perché la Costituzione non va violata, molti sostengono striscioni fatti da sé e “indossano” cartelli artigianali. Come Yara, milanese intorno ai 35 anni (l’età preferisce non dirla), a cui non va giù la cosiddetta “Legge bavaglio”, sfila infatti con un cartello scritto e ritagliato da lei all’ultimo minuto (così ci spiega), ma che comunque è molto chiaro: “Articolo 21: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Se passa la legge bavaglio, io fondo il quotidiano Il sonaglio. E voglio essere intercettata perché non ho commesso alcun reato”. Come mai questo cartello? “Le intercettazioni sono importanti e io come lettrice – precisa Yara - ci tengo a vedere sui giornali determinate notizie. Con questa legge come si fa a decidere se la persona va intercettata o meno? Spesso tanti mafiosi vengono scoperti partendo dai cosiddetti pesci piccoli”.

    Dello stesso parere anche Paola: 62 anni, pensionata, della provincia di Milano: “Quello che sta succedendo è un attentato alla legalità, la libertà di stampa è fondamentale, come sappiamo le mafie si scoprono tutte insieme e le intercettazioni spesso sono il modo per scoperchiare un sistema. E poi anche gli Stati Uniti ci hanno fatto capire che stiamo andando nella direzione sbagliata”.

    Il tema è così sentito che non manca anche negli altri cartelli che si vedono in giro per il corteo. Qualcuno recita: “Chi non vuole le intercettazioni è complice dei criminali e dei corrotti”, un altro ci va ancora più pesante: “Questa legge contro le intercettazioni vuole solo nascondere il marciume. Difendiamo la legalità”. Alla manifestazione sono presenti anche tante famiglie con bambini.

    Loro sono di origine siciliana, ma vivono da anni ad Arona, sul Lago Maggiore. Mamma Mina con il marito Matteo e i figli Giulia e Dario, di 6 e 8 anni, ci spiega perché i suoi bambini non potevano mancare: “Sono studenti e come tali devono lottare per difendere i loro diritti e la loro istruzione”. Mina ha in mano la bandiera della pace, perché? “Va ricercata ogni giorno e non è così scontata come si crede. Non c’è solo la guerra militare, ma tante altre lotte che mettono a dura prova la nostra libertà”.

    Cosa cambierà con questa manifestazione? “Nell’immediato forse nulla – ci dice ancora Paola – ma serve a farci balzare agli occhi di chi ci comanda e ignora quello che veramente l’Italia pensa”. 

Repubblica fondata sul lavoro

IPSE DIXIT

Evasione e giustificazione - In due occasioni il Presidente del Consiglio (2004 e 2008) aveva pubblicamente spiegato che bisogna considerare "giustificabile" l'elusione o l'evasione quando le tasse sono troppo alte (come in Italia), perché in questo caso l'evasione "è in sintonia con l'intimo sentimento di moralità" del contribuente. L'altra sera ha preferito dimenticarsene, negando platealmente la realtà, pur di rientrare in qualche modo dentro la cornice di emergenza economico-finanziaria disegnata dal suo ministro dell'Economia, che ormai lo commissaria persino in tivù. - Ezio Mauro       

Pro memoria

Sul posto di lavoro
Dal 1° gennaio al 28 maggio 2010 
425 morti sul lavoro
10.643 invalidi
425.730 infortuni 
Fonte: Attac Italia  (redazione@attac.org)     

VISTI DAGLI ALTRI
A cura di Internazionale - Prima pagina 

Fondata sul lavoro?
"Per ragioni che non ho mai capito", scrive il polemista Alexander Chancellor sul Guardian, "l'articolo 1 della costituzione italiana dice che l'italia è una repubblica fondata sul lavoro. Ma che principio è? Vada per la libertà, l'uguaglianza, la giustizia… ma il lavoro? Il lavoro è una cosa che le persone fanno, con vari gradi di entusiasmo, non è un ideale da perseguire. In ogni caso, il 2 giugno l'Italia ha festeggiato la sua repubblica fondata sul lavoro con il peggior tasso di disoccupazione degli ultimi dieci anni e con un terzo dei giovani (contro il 18 per cento della Gran Bretagna) che non ha un'occupazione".

The Guardian, Gran Bretagna    

DA U' CUNTU

Mare Monstrum
di Riccardo Orioles
Non è ancora come il Golfo Persico, ma è già uno dei mari più a rischio del pianeta. In Grecia, nel giro di poche settimane, un tranquillo Paese semi-agricolo è finito dentro alla macchina di triturazione. In Medio Oriente, il vecchio Stato (laburista) di Israele non esiste più e il suo posto è stato preso, per l'appunto, da un regime mediorientale che massacra e fa stragi come tutti gli altri. In Italia sono stati persi trecentosettemila posti di lavoro e un giovane ogni tre è disoccupato.

http://www.ucuntu.org/ 

mercoledì 2 giugno 2010

Immigrazione, PENSARE GLOBALE AGIRE LOCALE, Amnesty International, FINANZA

 
IPSE DIXIT

Al di là di ogni immaginazione - "La spudoratezza della finanza internazionale va al di là di ogni immaginazione. Gli stati hanno usato i nostri soldi per salvare i finanzieri. Ed era inevitabile (le banche erano troppo grosse per fallire). Ma i finanzieri non solo non ringraziano, non solo non fanno "autocritica", non solo non riducono i loro immensi guadagni personali. . . No, usano i nostri soldi per speculare al ribasso contro i nostri stati e farli fallire". – Ugo Intini

 
 
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A cura di Internazionale - Prima pagina 


Inaspettatamente
severi

Nel giro di pochi giorni si è passati da uno spensierato diniego al vero e proprio allarmismo. Nell'ultimo anno Silvio Berlusconi ha sempre affermato che l'economia italiana non è stata troppo colpita dalla crisi economica globale (anche se il pil italiano nel 2009 è calato più di quello francese, britannico e spagnolo). Grazie alle sue doti di venditore, gli italiani gli hanno creduto. Ancora più impressionante è il fatto che anche i mercati finanziari hanno creduto alle rassicurazioni del governo di Roma. Quindi, l'annuncio di Gianni Letta che l'Italia dovrà affrontare dei grandi sacrifici per non seguire il destino della Grecia dev'essere stato uno shock per molte persone.

 
 
Amnesty International  
Rapporto Annuale 2010

"Le lacune della giustizia globale sono una condanna per milioni di persone".


Nonostante il 2009 sia stato un anno fondamentale per la giustizia internazionale, le lacune esistenti nella giustizia globale sono state acuite dal potere della politica. È quanto affermato da Amnesty International, che ha presentato oggi il Rapporto Annuale 2010.
    Nella sua analisi sulla situazione dei diritti umani nel mondo nel periodo gennaio - dicembre 2009,  Amnesty International segnala violazioni in 159 paesi e punta il dito contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani, proteggendo dalle critiche gli alleati e agendo solo quando politicamente conveniente. 
    "La repressione e l'ingiustizia prosperano nelle lacune della giustizia globale, condannando milioni di persone a una vita di violazioni, oppressione e violenza" - ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, nel corso della presentazione del Rapporto annuale (pubblicato in Italia da Fandango Libri), che si è svolta questa mattina presso l'Associazione della Stampa Estera di Roma.
    "I governi devono assicurare che nessuno si ponga al di sopra della legge e che ogni persona abbia accesso alla giustizia, per tutte le violazioni dei diritti umani subite. Fino a quando i governi non smetteranno di subordinare la giustizia agli interessi politici, la libertà dalla paura e dal bisogno rimarrà fuori dalla portata della maggior parte dell'umanità" - ha affermato Weise.
    L'organizzazione per i diritti umani ha pertanto rinnovato la richiesta ai governi di garantire che renderanno conto del loro operato, dare piena adesione alla Corte penale internazionale e assicurare che i crimini di diritto internazionale saranno sottoposti a procedimenti giudiziari ovunque nel mondo. Agli stati che rivendicano una leadership globale, tra cui quelli del G20, compete la responsabilità specifica di dare l'esempio.
    Il mandato di cattura emesso nel 2009 dalla Corte penale internazionale nei confronti del presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir, per crimini di guerra e contro l'umanità, è stato un evento epocale che ha dimostrato che anche un capo di stato in carica non è al di sopra della legge. Tuttavia, il rifiuto da parte dell'Unione africana di cooperare, nonostante la terribile violenza che ha colpito centinaia di migliaia di persone nel Darfur, è stato un crudo esempio di come i governi antepongano la politica alla giustizia.
    A sua volta, la paralisi del Consiglio Onu dei diritti umani sullo Sri Lanka, nonostante il governo e le Tigri per la liberazione della patria Tamil si siano resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e possibili crimini di guerra, è stata la prova dell'inazione della comunità internazionale nei momenti di bisogno. Infine, le raccomandazioni del rapporto Goldstone per accertare le responsabilità di quanto accaduto nel conflitto di Gaza attendono ancora di essere tenute in conto da parte di Israele e Hamas.
    A livello mondiale, le lacune della giustizia hanno rafforzato un pernicioso reticolo di repressione. Le ricerche di Amnesty International hanno documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi.
    Gli organismi per i diritti umani e le attiviste e gli attivisti che li difendono sono finiti sotto attacco in molti paesi, i cui governi hanno impedito loro di lavorare od omesso di fornire protezione.
    Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l'intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran.  In Asia, il governo della Cina ha esercitato ancora più pressione verso chi provava a sfidare la sua autorità, attraverso arresti e intimidazioni di difensori dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e Myanmar.
    Lo spazio per le voci indipendenti e per la società civile si è ridotto in alcune parti della regione Europa e Asia centrale: inique limitazioni alla libertà d'espressione hanno avuto luogo in Azerbaigian, Bielorussia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Il continente americano è stato tormentato da centinaia di omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza in vari paesi tra cui Brasile, Colombia, Giamaica e Messico, mentre negli Stati Uniti d'America è proseguita l'impunità per le violazioni dei diritti umani compiute nel contesto della lotta al terrorismo. Governi africani, come quelli di Guinea e Madagascar, hanno affrontato il dissenso con un uso eccessivo della forza e omicidi illegali, mentre le voci critiche sono state oggetto di repressione, tra gli altri, in Etiopia e Uganda.
    Un impietoso disprezzo per le popolazioni civili ha caratterizzato i conflitti. Gruppi armati e forze governative hanno violato il diritto internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen. Nel conflitto di Gaza e del sud d'Israele, le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi hanno ucciso e ferito illegalmente i civili. Migliaia di persone hanno subito le conseguenze dell'escalation di violenza da parte dei talebani in Afghanistan e Pakistan, così come degli scontri in Iraq e Somalia. Nella maggior parte dei conflitti, le donne e le bambine sono state stuprate o sottoposte ad altre forme di violenza da parte delle forze governative e dei gruppi armati.
    Tra gli altri dati che emergono dal Rapporto annuale 2010 di Amnesty International, si segnalano:
    • gli sgomberi forzati di massa in Africa, come in Angola, Ghana, Kenya e Nigeria, che spesso hanno fatto sprofondare ancora di più le persone colpite nella povertà;
    • l'aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico;
    • lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia;
    • il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza nella regione Europa e Asia centrale;
    • gli attacchi compiuti da gruppi armati in alcuni casi apparentemente affiliati ad al-Qaeda, che in paesi come Iraq e Yemen hanno acuito l'insicurezza.
    La dimensione globale di milioni di persone spinte nella povertà dalle crisi alimentare, energetica e finanziaria, ha dimostrato l'urgente bisogno di contrastare gli abusi che determinano la povertà.
    "I governi devono essere chiamati a rispondere per le violazioni dei diritti umani che causano e aumentano la povertà. La Conferenza Onu di revisione degli Obiettivi di sviluppo del millennio, che si terrà a New York a settembre, costituirà un'opportunità per i leader del mondo per passare dalle promesse a impegni vincolanti" - ha proseguito Weise.
    Sulle donne, in particolare quelle povere, si abbatte il peso dell'incapacità dei governi di realizzare questi Obiettivi. Si stima che le complicazioni legate alla gravidanza siano costate la vita a circa 350.000 donne. La mortalità materna è spesso la conseguenza diretta della discriminazione di genere, della violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e della negazione del diritto alle cure sanitarie.
    "Se vogliono fare passi avanti negli Obiettivi di sviluppo del millennio, i governi devono promuovere l'uguaglianza di genere e contrastare la discriminazione contro le donne" - ha sottolineato Weise.
    Amnesty International ha chiesto agli stati del G20 ancora inadempienti (Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia, Stati Uniti d'America e Turchia) di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale. La Conferenza internazionale di revisione sulla Corte, che inizia a Kampala, in Uganda, il 31 maggio, è un'occasione per i governi per dimostrare il loro impegno nei confronti della Corte.
    Nonostante i gravi insuccessi registrati nel 2009 nei tentativi di assicurare giustizia, molti avvenimenti hanno fatto segnare dei progressi. In America Latina sono state riaperte inchieste su crimini coperti da leggi di amnistia, come dimostrano le epocali sentenze riguardanti l'ex presidente del Perù Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l'umanità, e l'ultimo presidente militare dell'Argentina Reynaldo Bignone, condannato per sequestri e torture. Tutti i processi celebrati dalla Corte speciale per la Sierra Leone si sono conclusi salvo quello, ancora in corso, contro l'ex presidente della Liberia, Charles Taylor.
    "Il bisogno di giustizia globale è una lezione fondamentale da trarre dallo scorso anno. La giustizia porta equità e verità alle vittime, è un deterrente nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, in definitiva, conduce verso un mondo più stabile e sicuro" - ha concluso Weise.
 
 
 
 
 
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
PENSARE GLOBALE
AGIRE LOCALE
I  SINDACATI  ITALIANI,  FRANCESI  E  SVIZZERI  IN  VAL  D'AOSTA  PER  UN  SEMINARIO  TRANSFRONTALIERO 

di Claudio Pozzetti *)

Si svolgerà la prossima settimana, da martedì 1 a venerdì 4 giugno, a Saint-Oyen, in Val d'Aosta, presso il Castello  di Verdun, un importante seminario internazionale di formazione sindacale sui temi della contrattazione nelle euroregioni.
    Il seminario è organizzato dal Consiglio sindacale interrregionale (CSIR) Alpi-Arco Lemanico, di cui fanno parte ben 18 organizzazioni sindacali italiane ( Cgil, Cisl e Uil del Piemonte e della Valle d'Aosta, nonchè il Savt, sindacato autonomo valdostano), francesi della regione Rhone- Alpes, svizzere dei cantoni di Ginevra, Vaud e Vallese.
    Durante le quattro  giornate si affronteranno diverse tematiche, quali: l' Unione Europea, le Euroregioni e la loro governance;  i Consigli sindacali interregionali in Europa e gli organismi sindacali internazionali ( CES e CSI); l'accordo transfrontaliero per i lavoratori del tunnel del Monte Bianco.
    Interverranno qualificati relatori dei tre Paesi interessati, oltre a Walter Cerfeda, Segretario confederale della CES, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, delle  forze politiche  ed economiche, della scuola e dell'informazione, oltre ai delegati sindacali, tra cui i responsabili nazionali CSIR e frontalieri di Cgil ,Cisl e Uil.
    L'iniziativa rientra nel quadro del dibattito aperto da tempo dal CSIR sul ruolo dell'Euroregione Alpi Mediterraneo e del confronto con essa.

*) Responsabile nazionale Cgil CSIR - frontalieri
 
 
 
 
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
"Garantire alle donne l'accesso al lavoro"

I contenuti dell'intervista con Serena Sorrentino (Cgil) su RadioArticolo1
"L'Italia è un paese in cui le donne partecipano meno al mercato del lavoro. Questo provoca una debolezza strutturale nei redditi delle famiglie. Il tasso di inattività prefigura scenari futuri in cui le donne e i giovani abbandoneranno la speranza di trovare un lavoro. Abbiamo bisogno di investimenti certi e concreti per ribaltare questi scenari". Lo ha detto ai microfoni di RadioArticolo1 Serena Sorrentino, responsabile nazionale delle pari opportunità della Cgil, ospite  della trasmissione Italiaparla. "Dal 1996 al 2008 l'occupazione femminile, seppur con delle fluttuazioni, ha visto un tasso in crescita. Ma nel 2009 è precipitata vertiginosamente. La media nazionale è sotto di 12 punti rispetto alla media europea: e, nel Mezzogiorno, scende al 30 per cento".
    Sulla maternità, "considerata soltanto come un costo dalle aziende e come un privilegio da questo governo", la Sorrentino dichiara: "La maternità non deve essere considerata un problema: è un evento che fa parte della vita delle persone e riguarda sia uomini che donne. E' un diritto frutto di una scelta consapevole. Invece, nella fascia tra i 25 e i 54 anni, l'arrivo di un figlio pregiudica il rientro al lavoro.". Come aiutare le donne, allora? "Oltre a garantire il loro accesso nel mondo del lavoro occorre creare quelle condizioni di contesto che liberino il tempo delle donne e rendano possibile conciliare vita e lavoro. Ovvero garantire servizi sociali, asili nido, misure di cura per chi ha a carico anche soggetti non autosufficienti, anziani".
    Altro elemento fondamentale di disparità è il gap salariale, "che arriva anche al 30 per cento nel settore privato", spiega la dirigente Cgil. "Questa condizione crea difficoltà anche per la permanenza delle donne al lavoro. Per non parlare della scarsa partecipazione femminile nei processi di direzione aziendale, di crescita di carriera, di valorizzazione delle professionalità. Le donne sono sempre di più impiegate con orario ridotto, salari inferiori, condizioni di lavoro e di flessibilità più svantaggiose e in settori dove le condizioni sono più precarie".

 
 
 
 
 
 
Manovra
Condono
e fantasmi

Narducci (PD) un condono per gli immobili fantasma sarebbe un regalo alla criminalità organizzata.

"Una manovra che si inquadra nella crisi dell'euro" dice Berlusconi illustrando la pesante manovra economica che il Governo sta per sottoporre al voto del Parlamento.
    "Meno male che fino a poco tempo fa Berlusconi diceva che la crisi non esisteva, e sembra quasi che le difficoltà derivino tutte dallo stipendio dei parlamentari, buttandola sul populismo, mentre non si tiene conto di tanti fattori che hanno contribuito ad accumulare gli sprechi certamente non a vantaggio dei più deboli. Berlusconi dice di non aver aumentato le tasse con la manovra da 24 miliardi di euro ma costringe a metterle agli enti locali tagliando loro i trasferimenti: forse pensa ad un federalismo senza i servizi!" Lo dichiara l'on. Franco Narducci (PD) commentando le affermazioni del Presidente del Consiglio alla presentazione della manovra economica.
    "Sembra che ancora una volta, nel pieno della crisi - incalza Narducci - il Governo voglia lasciare da sole le famiglie dei lavoratori e dei pensionati già abbastanza in difficoltà come si può evincere dai dati del rapporto annuale Istat dal quale emerge preoccupante il fatto che oltre il 15% delle famiglie italiane vive in condizioni di disagio economico".
    "Sicuramente se bisogna fare dei sacrifici - afferma l'on. Narducci - occorre che li si faccia in maniera proporzionale e senza lasciar trasparire che si può derogare alla legalità con il condono per gli immobili fantasma; così si rischierebbe di fare un regalo prezioso alla criminalità organizzata, soprattutto in Campania: sono convinto che il Parlamento non potrà essere complice di un simile gesto!"
    "Condivido quello che dice il Commissario europeo Rehn - conclude Narducci - quando afferma che "la spesa per le infrastrutture chiave, educazione, ricerca e innovazione sostengono la crescita, mentre le tasse sui redditi di impresa e sul lavoro la danneggiano" forse dovrebbe accorgersene anche il Governo che rischia di far morire anche il motore della ricerca in Italia". 
 
 
 
 
 
VOCI DALL'EMIGRAZIONE ITALIANA - 1 
PROVOCAZIONE
DEL GOVERNO

LA CAMERA APPROVA IL DECRETO SUL RINVIO DELLE ELEZIONI DEI COMITES E DEL CGIE

di Dino Nardi *) 

Come noto lo scorso 23 aprile, alla vigilia della programmata assemblea plenaria del Cgie, il governo approvò il decreto (63/2010) per l'ulteriore rinvio al 2012 delle elezioni per il rinnovo dei Comites e del Cgie pur sapendo della contrarietà del Consiglio Generale e che il tema sarebbe stato all'ordine del giorno dei suoi lavori.
    Nell'assemblea plenaria, come prevedibile, il Cgie criticò aspramente il decreto e la tempistica della sua approvazione avvenuta proprio a ridosso dei lavori del Consiglio anche con una forma di protesta inusuale come quella di uscire dalla sala nel momento della relazione del Sottosegretario Alfredo Mantica. Inoltre l'assemblea decise poi, di far anticipare la convocazione delle tre assemblee continentali (Europa-Africa del Nord a Francoforte; Paesi Anglofoni a Vancouver; America Latina a Buenos Aires) affinché si potessero tenere prima che il parlamento discutesse ed approvasse il decreto 63/2010. Tre assemblee i cui lavori, in questo caso, vista l'eccezionalità del momento, sarebbero stati aperti ai Comites, all'associazionismo ed alla comunità italiana per discutere  pubblicamente sia dei tagli del governo italiano al finanziamento delle politiche per gli italiani all'estero che della chiusura di importanti Uffici consolari, soprattutto in Europa, e del nuovo ed antidemocratico rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie.
    Purtroppo il governo, e la maggioranza che lo sostiene in parlamento, tanto per dimostrare chi comanda, con la ormai nota arroganza e provocazione che lo distingue, ha già  fatto approvare dalla Camera dei Deputati, con il voto favorevole anche dei suoi eletti all'estero, il decreto del rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie nella seduta di lunedì  25 maggio. Ancora una volta, alla vigilia di una riunione del Cgie. In questo caso della Commissione Continentale Europa-Africa del Nord che si terrà a Francoforte in Germania proprio nei giorni 28/29/30 maggio prossimi, cioè questo fine settimana, e delle altre due che si terranno nelle settimane successive.
    Complimenti al governo, alla maggioranza che lo sostiene e, soprattutto, ai deputati del centrodestra eletti nella Circoscrizione Estero che, ancora una volta, hanno dimostrato di saper predicare bene (con gli emigrati) ma di razzolare male (in parlamento)!
*) Coordinatore UIM per l'Europa, membro Cgie
 
 
 
 
 
VOCI DALL'EMIGRAZIONE ITALIANA - 2 
DISATTENZIONI
E IMMOBILISMO 

DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL'ASSEMBLEA DELLA CONSULTA NAZIONALE DELL'EMIGRAZIONE

L'Assemblea Generale della Consulta Nazionale per l'Emigrazione (CNE) esprime la sua forte preoccupazione per i ritardi  e le disattenzioni che si manifestano nel rapporto fra istituzioni e mondo degli italiani all'estero.
    In particolare la CNE registra con grande preoccupazione il venire  avanti in Parlamento di provvedimenti di modifica degli organismi di rappresentanza e di consulenza che si collocano in modo  molto distante dalle effettive esigenze e necessità degli italiani nel mondo.
    A fronte di un quadro  totalmente insoddisfacente anche dal punto di vista del contributo finanziario dell'Italia per le esigenze dei cittadini e delle comunità all'estero, l'Assemblea Generale esprime  una valutazione positiva  dell'impegno di tutto l'associazionismo per contrastare  il disinteresse e talora l'opposizione che da diverse parti vengono portate avanti contro la possibilità d'intervenire in termini di riforma anziché di stravolgimento e azzeramento dell'esistente.
    L'Assemblea Generale, in particolare, esprime  la propria valutazione positiva sul lavoro svolto dall'Ufficio di Presidenza della CNE dall'ultima Assemblea ad oggi.
    In questi ultimi anni, infatti, con il consenso di tutti, la CNE è stata in grado di porre al centro della discussione di ogni ipotesi di riforma del mondo dell'emigrazione proposte concrete e precise nelle quali è stata sempre presente la funzione essenziale delle associazioni, realtà radicata nelle comunità a garanzia della partecipazione democratica.
    La CNE è stata in grado , in specie, di proporre puntualmente un modello di Comites e di CGIE rinnovati ma non depotenziati.
    L'Assemblea da mandato all'Ufficio di Presidenza di promuovere, d'intesa con le associazioni aderenti, la costituzione della CNE nelle regioni ed all'estero.
L'Assemblea da mandato all'Ufficio di presidenza  di promuovere idonee iniziative atte ad evidenziare l'impegno degli italiani all'estero nella valorizzazione  dell'importanza dell'unità d'Italia nella ricorrenza del  150° anniversario della sua realizzazione.
    L'Assemblea impegna  l'Ufficio di Presidenza a proseguire nella ricerca di una azione unitaria con le altre associazioni regionali e locali per trovare forme di coordinamento più impegnative.
L'Assemblea impegna l'Ufficio di Presidenza  a dare continuità al tavolo congiunto con le Regioni ed a richiedere  l'approvazione da parte del Parlamento del riconoscimento della natura di promozione sociale alle associazioni degli italiani all'estero.
L'Assemblea  fa infine appello a tutte le associazioni aderenti perché partecipino attivamente alle prossime riunioni continentali promosse dal CGIE come prima risposta all'immobilismo del presente.

(Fonte: Istituto Fernando Santi, Roma)
 
 
 
 
VOCI DALL'EMIGRAZIONE ITALIANA - 3
No alla sospensione
della democrazia!
Prosegue con grande determinazione l'opera di demolizione delle politiche verso gli italiani all'estero, portata avanti sin dall'inizio di questa legislatura, dal governo Berlusconi e dalla maggioranza di centrodestra.
    Nei giorni scorsi la Camera (con il voto favorevole dei deputati PDL e Lega, compresi quelli eletti all'estero), ha approvato il decreto-legge che rinvia al 2012 le elezioni per il rinnovo di COMITES e CGIE. Il rinvio viene motivato ancora una volta con la necessità di procedere preventivamente alla riforma delle norme istitutive dei due organi rappresentativi delle comunità italiane all'estero.
    Con lo stesso pretesto i COMITES avevano già subìto una proroga dal 2009 al 2010. Questo ennesimo rinvio rischia di dare a questi organismi il colpo di grazia, minandone alla radice funzionalità e credibilità democratica.
    Il voto alla scadenza ordinaria, oltre a rispettare le regole della democrazia, avrebbe costituito, in primo luogo per i COMITES, un'importante occasione di rinnovamento. Siamo convinti inoltre che il momento elettorale avrebbe dato maggiore impulso all'iter di riforma legislativa, che pure resta un passaggio importante ai fini di una complessiva ridefinizione della rappresentanza degli italiani all'estero.
    Dopo l'elezione dei parlamentari della Circoscrizione estero, enfatizzata come grande conquista democratica che valorizza al massimo livello gli italiani nel mondo, va emergendo con sempre più chiarezza, da parte di questo governo e di questa maggioranza, il disegno di lasciar "morire di inedia" le istituzioni e i servizi degli italiani all'estero.
    In questa linea si colloca anche la ristrutturazione della rete consolare, che si configura come un taglio indiscriminato dei servizi, che non tiene conto né della consistenza, né dei bisogni delle nostre collettività.
    Altrettanto punitiva, oltre che miope, appare la drastica riduzione delle risorse alla lingua e alla cultura italiana, che determina la progressiva privatizzazione del servizio scolastico, i cui costi vengono caricati sempre più massicciamente sulle famiglie degli alunni.
    Da tempo sosteniamo che le politiche per gli italiani all'estero debbano essere ricalibrate sulla base di una lettura aggiornata delle nostre comunità, dei loro bisogni e soprattutto delle enormi potenzialità che derivano dalla presenza capillare del patrimonio di lingua e cultura da esse veicolato in tutto il mondo. Non è però tollerabile che l'esigenza di rinnovamento diventi il pretesto per smantellare il complesso dei servizi costruiti da e per gli italiani nel mondo.
    Al contrario è indispensabile garantire le risorse necessarie al funzionamento dignitoso dei servizi e il rispetto per le rappresentanze democratiche. Lo smantellamento dei servizi va fermato! La democrazia va ripristinata anche tra gli italiani all'estero! La manovra finanziaria di questi giorni rischia di accelerare drammaticamente l'opera di demolizione in atto.
    Per queste ragioni come Sinistra Italiana in Svizzera aderiamo alla mobilitazione degli italiani all'estero, a partire dalla manifestazione del prossimo 29 maggio a Francoforte!

La Sinistra italiana in Svizzera (Basilea)
 
 
 
 
 
Immigrazione
Il Governo
crea cittadini
di serie A e B

 Il permesso a punti varato dal Governo crea cittadini di serie A e B. Forti perplessità di Franca Di Lecce, esponente evangelica del Servizio rifugiati e migranti della FCEI

"Questo 'accordo di integrazione' conferma pienamente la volontà di subordinare l'intera esistenza dei migranti a un permesso di soggiorno che sarà sempre più difficile da ottenere e così facile da perdere: un vero e proprio percorso a ostacoli per i migranti che diventano sorvegliati speciali sempre sull'orlo di essere denunciati o espulsi dal territorio". E' l'amara constatazione di Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), sul provvedimento varato la scorsa settimana dal Governo che introdurrà il cosiddetto "permesso a punti". Saranno obbligati a firmare l'accordo di integrazione gli immigrati tra i 16 e i 65 anni che entreranno in Italia e che vorranno un permesso di soggiorno superiore a un anno. In due anni dovranno aver raggiunto 30 crediti, attraverso – tra le altre cose - la conoscenza della lingua italiana e della cultura civica, il conseguimento di titoli di studio, la scelta del medico di base, l'affitto o l'acquisizione di una abitazione, tutti crediti che potranno anche essere decurtati se si commettono reati che comportano la pena dell'arresto di almeno tre mesi o multe superiori a 10mila euro. Chi perde tutti i punti, viene espulso.
    L'immigrato deve, inoltre, aderire alla Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione del 2007. "Come SRM avevamo espresso forti perplessità su quella Carta, perché implica che gli immigrati non siano in grado di comprendere le norme della nostra Costituzione e per questo hanno bisogno di una costituzione in formato ridotto", afferma Franca Di Lecce interrogandosi sulla necessità di avere una Carta ad hoc per le minoranze etniche, culturali e religiose che vivono in Italia. "Quella Carta – prosegue Di Lecce -, che ora compare nel primo articolo dell'accordo di integrazione, è in realtà un atto di discriminazione e non di integrazione, e rischia, di fatto, di creare cittadini di serie A e altri di serie B. L'integrazione non si costruisce dall'alto stabilendo criteri astratti e giocando sulla paura, essa è un processo armonico che coinvolge l'intera collettività, dove tutti i cittadini hanno accesso ai diritti perché possano dare il loro pieno contributo alla società, nel rispetto della Costituzione della Repubblica che rimane il quadro normativo fondamentale sul quale si basa la coesione sociale".