lunedì 18 agosto 2008

Dovevamo pubblicare questo appello, ma...

di Felice Besostri

Non potevamo non pubblicare questo appello: i socialisti sono per la risoluzione pacifica dei conflitti. Quindi, contro l'uso delle armi. E nell'uso delle armi, chi è militarmente  più forte, ha maggiori responsabilità. Quindi, questo ruolo spetta ai russi.

    Tuttavia, un punto di vista socialista non può ignorare che l'iniziativa militare è partita dai georgiani e che si è trattato di una manovra allo scopo di acquistare consenso per un regime che ha tradito molti degli ideali della "Rivoluzione delle rose" che lo portò al potere.

    La sinistra italiana è in vacanza, probabilmente in percentuale maggiore della media degli italiani, infatti tengono banco discussioni sulla Commissione AA (Amato-Alemanno) o sulle ultime esternazioni di Moretti. A proposito del primo tema il compagno Rino Formica ha detto cose definitive nell’intervista al Corriere della Sera  del 14 agosto e sul secondo condivido l’appello di Pancho Pardi: Moretti la smetta di deprimerci!

    In vacanza le questioni scomode danno fastidio come zanzare e tafani. Perciò è meglio non affrontarle. Nel Caucaso si è corso il rischio di alzare la tensione internazionale fino al punto di ritornare ad un clima di guerra fredda. Gli effetti si sono visti subito, per una parte della Sinistra la collocazione è automatica: vediamo dove stanno gli USA e noi ci mettiamo dall’altra parte. Per un’altra parte la Russia è l’erede dell’Unione Sovietica e, pertanto, è d’obbligo schierarsi con la Georgia.

    Ripercorrendo la storia del paese, il più grande crimine, da cui discendono tutti gli altri, è stato il rovesciamento con la violenza del governo socialista ("menscevico") al potere in Georgia nei primi anni 20 del XX secolo. Ciò avvenne in funzione di una forzata "normalizzazione bolscevica".

    Con la stessa arbitrarietà con cui zone tradizionalmente georgiane furono date a Turchia, Armenia ed Azerbaigian, altre non georgiane vennero inglobate nella "Repubblica Socialista Federata di Georgia". Ma nessuno consultò all'epoca gli Osseti e gli Abkhazi affinché potessero dare (o negare) il loro assenso a quegli accorpamenti territoriali nella Georgia. E la maggioranza di loro non acquisì la nazionalità georgiana.

    Se un altro principio socialista è quello dell'autodeterminazione dei popoli, allora non capisco quelli che si dichiarano sostenitori fanatici del Kossovo indipendente, ma negano lo stesso diritto ad Osseti e Abkhazi.

    Condanniamo l'uso delle armi, il massacro di civili e ogni superamento della linea di armistizio, ma, per favore, lasciamo stare i paragoni con l'Ungheria del 1956 e con la Cecoslovacchia del 1968. In Georgia non era in corso nessuna rivoluzione da soffocare con un intervento straniero.

    Per dire, una zona slovacca al confine orientale era stata assegnata all'Ucraina dopo la seconda guerra mondiale,  ma i dirigenti della Primavera di Praga non presero l'iniziativa di rivendicare alcun "sacro suolo patrio perduto". E del pari, nella rivoluzione ungherese del 1956, non si udirono mai parole d'ordine nazionaliste per i territori ungheresi ceduti a Serbia, Croazia Romania e Slovacchia.

    Quindi auspicherei una solidarietà per i socialisti georgiani attiva, ma anche "dialettica".
    Come socialista internazionalista non sono disposto a battermi per sottomettere gli osseti ai georgiani, magari con l'aiuto di truppe NATO. 

    Come socialista internazionalista sono anche per la  libera determinazione degli osseti del Nord e del Sud, come dei ceceni, affinché possano tutti quanti decidere democraticamente se far parte o meno della Federazione Russa, liberi dalla presenza interessata di truppe russe ex sovietiche.

    Vorrei sentire anche voci socialiste dalla Georgia sulla politica economica e sociale del governo in carica.
    Vorrei anche una sinistra italiana che discuta di principi guida negli affari internazionali e non che si affidi agli umori contingenti od al solo criterio della collocazione  degli USA nel conflitto in atto o potenziale. 

UNA DRAMMATICA LETTERA DALLA GEORGIA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Appello

Noi, l'Unione della Gioventù Socialista di Georgia, riteniamo un obbligo informare la comunità internazionale circa la situazione esistente in Georgia.

È evidente, che il conflitto interno ad una delle regioni della Georgia (Samachablo, la così detta Ossezia del Sud) sia andato oltre la zona di conflitto ed è stata trasformato in una vera e propria guerra Russo-Georgiana. Le operazioni militari della Federazione Russa rendono evidente che siamo testimoni di un chiaro tentativo di annessione della Georgia alla Federazione Russa.

    L'aviazione Russa ha effettuato operazioni militari non solo nella zona di conflitto, distruggendo l'intera città di Tskhinvaly, ma anche attaccando le basi militari Georgiane, i centri di comunicazione e pacifici civili fuori dalla zona di conflitto in nome di operazioni a tutela della pace.

    Le forze dell'aeronautica russa hanno bombardato, dappertutto nel paese, le
città pacifiche, centri regionali e villaggi, compresi: la città di Gori (dove restano abitazioni in rovina), il porto di Poti (che  è un obiettivo strategico per l'importazione di viveri), Tiblisi -  la capitale della Georgia, una fabbrica di velivoli ed il territorio vicino l'aeroporto internazionale di Tblisi. Tutti questi obbiettivi non fanno parte della zona
di conflitto.

    Nonostante le dichiarazioni ufficiali della Russia, ovvero che loro tentano soltanto di mantenere la pace nella zona di conflitto,  conta il fatto che hanno attraversato i limiti della zona di conflitto ed hanno occupato le posizioni strategiche del paese; le forze militari russe hanno occupato le varie città occidentali della Georgia, la principale via di comunicazione e trasporto e ora si stanno avvicinando a Tblisi.

    Noi, l'USYG, stiamo esprimendo la nostra preoccupazione circa l'attuale situazione e consideriamo le azioni della Federazione Russa come un'invasione della Georgia. Gli attacchi delle forze militari russe contro l'esercito georgiano non possono essere considerate come azioni di mantenimento della pace. In questa maniera la Federazione Russa prova ad assicurare le proprie ambizioni imperiali ed a ristabilire la relativa influenza politica sulla Georgia. Ora è chiaramente possibile che, presto o
tardi, altri paesi possano potenzialmente diventare vittime dell'aggressione Russa. Le correnti azioni della Federazione Russa compromettono non solo la stabilità di un paese o di una regione, ma anche il mondo intero. Cambi i principi stabiliti di giustizia internazionale nel mondo e spinge per l'istituzione della legge del più forte.

    L'analogia delle invasioni dell'Unione Sovietica in varie regioni del mondo nel secolo scorso con le azioni odierne è evidente. Se a quei tempi, gli interventi sovietici nella repubblica Ceca, nella Slovacchia, in Ungheria eccetera venivano giustificati dall'esigenza di proteggere i diritti dei lavoratori, oggi stanno portando avanti le operazioni militari con la scusa di proteggere la popolazione Osseta.

    Noi, l'UYSG, sottolineiamo che i nostri principi guidanti sono la pace, la libertà ed i diritti dell'uomo e vorremmo esprimere la nostra preoccupazione contro l'aggressione russa, richiedere  un cessate il fuoco immediato delle operazione sul territorio di un paese sovrano ed insistere sull'immediata ritirata delle truppe russe dal territorio georgiano. Noi, l'UYSG, ci appelliamo a tutte le giovanili Socialiste, Social Democratiche, Laburiste e a tutte le organizzazioni giovanili progressiste, per le quali la pace, la libertà ed i diritti umani sono le questioni importanti, affinché esprimiate la vostra opinione verso l'aggressione russa. Oggi, come mai prima d'ora, il popolo georgiano necessità di supporto internazionale, quindi vi stiamo chiedendo di esprimere il vostro dissenso contro l'aggressione Russa nei vostri paesi presso le ambasciate e le rappresentanze diplomatiche russe, e sostenere ed esprimere la vostra solidarietà alla popolazione georgiana.

    Speriamo che il nostro appello non sia trascurato e che verranno prese le misure adeguate da parte vostra. Sperando nella vostra solidarietà

Timitri Tskitishvili
Presidente dell'Unione della Gioventù Socialista di Georgia

venerdì 11 luglio 2008

Deriva razzista


Ipse dixit: Esortazione
«Esortiamo le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall'utilizzare le impronte digitali già raccolte... in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l'origine etnica».

- Il Parlamento dell'Unione Europea


Passato e presente
Settant'anni fa il Partito fascista pubblicava il Manifesto della razza, che avrebbe aperto la strada per l'adozione delle famigerate leggi razziali contro gli ebrei. Oggi il governo italiano ha adottato misure speciali contro un altro gruppo etnico, e la corte d'appello ha assolto il sindaco di Verona Flavio Tosi stabilendo di fatto che dire che tutti i rom sono criminali è una "discriminazione accettabile". Nessuno sta insinuando che siamo di fronte a un ritorno del fascismo, ma questa deriva razzista può facilmente uscire dal controllo delle autorità.

The Guardian, Gran Bretagna [in inglese] vai al sito


Strasburgo boccia le impronte per i rom
A proposito delle impronte dei rom, erano state presentate due risoluzioni: quella della destra, che sostiene Palazzo Chigi, e quella presentata da socialisti, liberali e sinistra europea, che censura la misura come discriminatoria. Il Parlamento dell'Unione Europea ha approvato il documento presentato da socialisti, liberali e sinistra che censura il governo Berlusconi. La risoluzione, che boccia le misure di emergenza nei campi nomadi italiani proposte dal ministro Maroni, è passata con 336 voti a favore, 220 contrari e 77 astenuti.

venerdì 4 luglio 2008

Il momento delle scelte

"Ora è più che mai per chi è di sinistra il momento delle scelte, da compiersi insieme con coraggio e spregiudicatezza. Bisogna capire che cosa possa voler dire oggi essere di sinistra, bisogna capire quali siano le cause della disfatta subita dalla sinistra nel nostro paese, bisogna capire se vi siano le basi per una sua ripresa e a quali condizioni.". Rilanciamo qui di seguito ampi stralci dell'intervento inviato dal professor Massimo L. Salvadori all'incontro "Fare opposizione oggi".

di Massimo L. Salvadori
A mio avviso ci troviamo nel nostro paese di fronte a cinque gravi emergenze.
La prima è l’avvento al potere in Italia di un governo che, lasciata rapidamente cadere la maschera di una volontà di dialogo con l’opposizione parlamentare, ha mostrato, ancora una volta, tutta l’arroganza di Berlusconi e dei suoi uomini e alleati.

La seconda è costituita dal fatto che questo governo gode di un ampio consenso popolare.
La terza è lo stato di grande debolezza del principale partito di opposizione, il Partito democratico, che, sgonfiatasi la retorica veltroniana rivolta ad esaltare il successo ottenuto con la nascita del «maggiore partito riformista della storia italiana», è ora costretto a misurarsi con tutti i suoi irrisolti problemi interni, che, sullo sfondo della sconfitta elettorale la quale ha frustrato le ambizioni di una forte irruzione al centro, attengono anzitutto al tipo di partito che intende essere, alla sua cultura politica, ai rapporti tra laicità e cattolicesimo neointegralista, alla collocazione internazionale.

La quarta emergenza è da porsi in relazione sia allo sbandamento delle forze a sinistra del Partito democratico, estromesse dal Parlamento e alla ricerca di che cosa fare di se stesse sia al dato che la sinistra italiana per la prima volta nella sua storia è priva di un grande soggetto che la rappresenti e organizzi.

La quinta è che la clamorosa vittoria di Berlusconi rappresenta, per dirla con Gobetti, molto più di una pur importante vicenda politico-elettorale, poiché è l’«autobiografia di una nazione», lo specchio di tutte le debolezze del suo spirito civile che affondano le loro radici nella storia del paese.
Ora è più che mai per chi è di sinistra il momento delle scelte, da compiersi insieme con coraggio e spregiudicatezza. Bisogna capire che cosa possa voler dire oggi essere di sinistra, bisogna capire quali siano le cause della disfatta subita dalla sinistra nel nostro paese, bisogna capire se vi siano le basi per una sua ripresa e a quali condizioni.
Per parte mia, ritengo che non abbia senso una sinistra svincolata dal socialismo, poiché altrimenti essa si ridurrebbe unicamente ad una figura topografica. Stiamo assistendo al fatto che i ricchi si sono letteralmente riappropriati del mondo in una misura macroscopica. Le grandi oligarchie finanziarie e industriali dettano l’agenda della distribuzione del reddito, della dislocazione delle risorse, dell’organizzazione della produzione, dei rapporti tra capitale e lavoro, tra di comanda e chi subisce. I diritti sociali sono in ritirata.

La condizione dei lavoratori, precari e non precari, e anche dei ceti medi peggiora nettamente. Le oligarchie piegano gli Stati ai loro interessi, controllano la gran parte dei mass media e quindi la formazione dell’opinione pubblica, la democrazia è ridotta ad un sistema di passiva legittimazione popolare dei governi da parte di cittadini che in politica hanno il ruolo che nel mercato tengono i consumatori.
Ma ecco il problema. Il disagio sociale e politico è acuto, sennonché le risposte della sinistra sono teoricamente insicure e praticamente quanto mai poco incisive. Noi sappiamo cosa non vogliamo, ma non sappiamo come passare dalla negazione alle alternative positive. Questa è la sostanza della crisi profonda della sinistra. In Europa il socialismo naviga in un mare di incertezze. L’Internazionale socialista è un insieme di partiti uniti da un collante assai debole. In Italia, siamo alla disfatta. Il Partito democratico, se non sa dove approdare in sede europea, sa invece di non voler essere socialista; e i variamente socialisti che sopravvivono si trovano a dover ricominciare daccapo.
Programmare un’opera di ricostruzione significa misurarsi – ne siamo ben coscienti – con enormi difficoltà. Ma per aprire un orizzonte, è anche necessario chiudere con il passato. Sempre dato per scontato che nelle lotte concrete nessun accordo utile è da respingere, a mio avviso la sinistra da ricostruire deve partire dalla consapevolezza che dalle tentazioni neocomunistiche non vi è nulla da aspettarsi e che quindi con esse bisogna mostrare la massima fermezza nel respingerle, poiché sono il prodotto di un ormai inerte e velleitario residuo storico. Per quanto riguarda ciò che resta del Partito socialista, penso che sia positivo aprire un confronto e un dialogo, ma al tempo stesso far ad esso presente che lo sforzo di far sopravvivere un partito ormai consumato dagli eventi è un capitolo da chiudere definitivamente, a partire dai suoi appartenenti.
E vengo alla Sinistra democratica. La sua breve e difficoltosa esperienza come forza singola è anche questa conclusa. All’Arcobaleno ha fatto seguito una pioggia pesante. Ma la sua funzione non è esaurita. Almeno da essa, ci si può attendere che prenda una iniziativa di forte respiro. Non è certo scontato che possa avere successo, ma il tentativo merita di essere compiuto: quello di dare vita ad una Costituente della sinistra aperta a tutti coloro, forze collettive e singoli individui, i quali sono animati dal proposito di far rinascere la sinistra, una sinistra componente del socialismo europeo, che, quale che sia il suo non brillante stato, rimane pur sempre un insostituibile punto di riferimento.
Circa che cosa il socialismo possa significare oggi nelle concrete nostre condizioni, io la vedo così: lottare contro lo strapotere delle oligarchie economiche dominanti e per la ricostituzione di un potere pubblico in grado di sottrarre lo Stato alla sudditanza a queste oligarchie; opporsi alle abissali diseguaglianze economiche in atto per una più equa redistribuzione delle risorse a livello nazionale e internazionale e all’insicurezza del lavoro; mobilitarsi in difesa dei diritti sociali e per il loro rilancio; condurre una battaglia di libertà contro gli oligopoli massmediatici; contrastare le tendenze oligarchiche dei sistemi partitici; puntare all’allargamento dei diritti civili; difendere l’ambiente dalle pratiche che lo devastano; combattere gli integralismi religiosi; agire a favore di politiche di civile accoglienza e integrazione degli immigrati.

Non si tratta oggi di concepire il socialismo alla vecchia maniera come un progetto di società alternativa, ma come un processo, un impegno costante diretto a conseguire una maggiore giustizia, ad allargare le sfere della libertà e dell’eguaglianza, a dare insomma senso al principio cardine del socialismo: che non vi è vita degna per alcun individuo il quale non abbia un nutrimento sufficiente, una casa che non sia una catapecchia, un’istruzione che gli consenta di sviluppare le sue facoltà, una difesa efficace dalla malattia, un lavoro decente adeguatamente retribuito. Non si tratta di volere la luna, ma una terra meno brutta, meno violenta, meno deturpata, più umana per i troppi uomini per i quali essa è disumana o troppo poco umana.

*) Professore emerito di Storia delle dottrine politiche presso l'Università di Torino



AL VIA IL 1° CONGRESSO NAZIONALE DEL PS

Partirà alle 17.00 di domani venerdì 4 luglio a Montecatini, presso il Palazzo dei Congressi, il 1° Congresso nazionale del Partito socialista dal titolo "Il Presente è il Futuro".

All'apertura verrà ricordata Luciana Nenni, recentemente scomparsa. Alle 17.30 circa, dopo la lettura dei saluti giunti al Congresso, saranno proiettati due video: il primo, "1968-2008 La Primavera di Praga", il secondo, "1958-2008: IN Tibet".

Alle 18.30 circa si svolgerà la presentazione delle tre mozioni Congressuali, con gli interventi di Riccardo Nencini, Pia Locatelli e Angelo Sollazzo.

Sabato 5 luglio il dibattito congressuale riprenderà alle ore 9.30. Durante i lavori sono previsti gli interventi del presidente del gruppo del Pse al parlamento europeo, Martin Schulz; del Segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni; delle delegazioni di Fi, Udc, Sd, Verdi e Radicali. Sono previsti anche interventi del mondo dell'associazionismo, del volontariato e del mondo scientifico.

Durante la giornata di sabato 5 luglio interverranno, inoltre, rappresentanti delle istituzioni, del mondo politico e sindacale.

Domenica 6 luglio alle ore 12.30 verrà eletto il segretario e a seguire l'Assemblea Nazionale. Infine verrà approvato lo Statuto del Partito.