lunedì 16 marzo 2009

Oggetto - soggetto

Senza respiro

La bambina e la scomunica

di Adriano Sofri*)

A RECIFE, in Brasile, c'è una bambina di nove anni. Ha un patrigno. Il patrigno abusa sessualmente di lei da quando aveva sei anni. Abusa di lei da tre anni. Il patrigno abusa anche della sorellina della bambina, che ha 14 anni ed è invalida. Ora il patrigno è in carcere. Ora la bambina di nove anni è incinta, di due gemelli.

    La bambina ha anche un suo padre, e una madre. La madre spera che abortisca, il padre no.
    A Recife c'è un medico che ha preso in cura la bambina, le ha somministrato dei farmaci che hanno procurato l'aborto. Il medico e i suoi collaboratori pensano, come vuole la legge, che non si debba obbligare una donna, e tanto meno una bambina, a mettere al mondo il frutto di uno stupro.

    Si sono anche spaventati del rischio che il parto gemellare avrebbe comportato per una bambina di nove anni.
    C'è un arcivescovo, a Recife - non importa il nome: non c'è il nome della bambina, né del suo violentatore, perché citare quello dell'arcivescovo - che ha scomunicato senza appello il medico che ha aiutato la bambina ad abortire, i suoi collaboratori, e la madre che ha approvato. Non il patrigno, "perché l'aborto è peggiore del suo crimine". Non la bambina. La bambina non ha l'età per essere scomunicata. Solo per partorire due gemelli.

    L'arcivescovo ha proclamato - indovinate - che la legge di Dio è al di sopra della legge umana. L'arcivescovo ha tenuto ad aggiungere che l'olocausto dell'aborto nel mondo è peggiore di quello dei sei milioni di ebrei nella Shoah. Peggiore. C'è anche, a Recife, un gruppo di avvocati cattolici che ha denunciato i medici per il procurato aborto: omicidio volontario aggravato, presumo.

    C'è, a Roma, il Vaticano e, in Vaticano, la Pontificia Accademia per la Vita. Con una gamma di sentimenti che vanno dall'imbarazzo al dolore alla perentorietà, i suoi esponenti hanno spiegato che la scomunica comminata dall'Arcivescovo di Recife era necessaria. Un atto davvero dovuto, come prescrive il Codice di Diritto Canonico. Un sacerdote del Pontificio Consiglio per la Famiglia, a sua volta, ha soffertamente ribadito che "L'annuncio della chiesa è la difesa della vita e della famiglia". E che i medici sono "protagonisti di una scelta di morte".

    Penso che non si debba commentare tutto ciò. Neanche una parola. Bisogna trattenere il respiro, fino a scoppiare.

*) Questo commento di Adriano Sofri è apparso su "La Repubblica" del 7.3.09. Ci è stato segnalato con la richiesta che lo si rilanciasse per ricordare, nella Giornata della Donna, che l'integralismo puo' tornare sempre, in qualsiasi posto, da qualsiasi religione, in qualsiasi anno.





Italiani all'estero

Un soggetto attivo
Rino Giuliani: "Il mondo delle associazioni non viene recepito come soggetto attivo del processo di riforma di Comites e CGIE".

Riunita la Presidenza della Consulta Nazionale dell'Emigrazione.

Il via a iniziative che impegneranno nelle prossime settimane CNE e associazioni aderenti.

ROMA - Si è tenuta il 3 marzo la riunione dell'Ufficio di Presidenza della Consulta Nazionale dell'Emigrazione. La riunione è stata introdotta dalla relazione del presidente Rino Giuliani il quale ha svolto una analisi preoccupata sull'evolversi della situazione degli italiani all'estero anche a seguito del taglio senza precedenti delle risorse finanziarie destinate a servizi ed interventi per i nostri connazionali all'estero.

    La riunione ha dato il via a diverse iniziative che impegneranno nelle prossime settimane la CNE e le associazioni aderenti.

    "A circa due mesi dal Convegno nazionale della CNE e dalla Conferenza dei giovani - ha sottolineato Rino Giuliani - non solo non emergono dall'articolato mondo della rappresentanza proposte alternative ma anzi si sviluppa una confusa manovra diversiva mirata ancora una volta alla messa in discussione dell'associazionismo. Come leggere la relazione del sottosegretario Mantica al CGIE dell’11-12 febbraio scorso laddove si fa un distinguo fra rappresentanza degli eletti e rappresentanza ‘sociale’ propria delle associazioni. La prima dimostrabile la seconda di difficile dimostrazione".

    "Il mondo delle associazioni - si legge ancora dalla relazione - nei progetti di riforma non sembra molto essere recepito come un soggetto attivo del processo di riforma" dei Comites e del CGIE. Il riferimento sembrano essere le proposte di legge di modifica del CGIE nelle quali la componente partitica ha un ruolo preponderante e l'associazionismo viene "ridotto al lumicino".

    La CNE prendendo atto di contenuti e di metodo chiede che nella discussione in Parlamento sia effettuata una profonda revisione dei testi stessi. In mancanza di precedenti confronti con le associazioni, la stessa presenterà precise modifiche all'attenzione del governo, dei parlamentari e delle forze politiche. A tal fine verrà avanzata nei prossimi giorni una prima richiesta d'incontro al senatore Mantica.

    "La CNE, che ha valutato come atto importante la proposta di legge per il riconoscimento delle associazioni all'estero come associazioni di promozione sociale - ha proseguito Giuliani -, sottolinea criticamente i ritardi nell’avvio di una sollecita discussione in commissione e fa appello in primo luogo ai parlamentarti eletti all'estero perché s'impegnino per la proposta di legge dando un segnale netto di sostegno all'associazionismo nel quale molti di loro hanno fatto esperienza".

    Alla luce della disponibilità del coordinamento delle consulte regionali all'avvio di un tavolo congiunto permanente di confronto, La CNE invierà una richiesta di incontro indirizzata al coordinatore dei referenti regionali per l'emigrazione. Si tratta di un obiettivo contenuto nel documento finale del Convegno CNE di Roma votato anche dai rappresentanti delle consulte presenti e riconfermato nel loro recente incontro di Potenza.

    "La riforma dei Comites e del CGIE - ha affermato Giuliani - non è un fatto meramente tecnico risolvibile introducendo dosi più o meno massicce di presidenzialismo ma seguitando a garantire fra i nostri connazionali le condizioni per l'esistenza di libere organizzazioni basate sul pluralismo e sulla autonomia. Non si può ridurre, soprattutto all'estero fra i circa 4 milioni di votanti e fra i milioni di oriundi le forme della rappresentanza a quelle esclusive dei partiti italiani".

    L'Ufficio di Presidenza ha infine deciso di dare slancio e supporto alle iniziative assunte promuovendo nelle prossime settimane a partire dal documento approvato nel Convegno di Roma, riunioni di forte orientamento sulla situazione attuale . (Inform)



Riceviamo e doverosamente pubblichiamo

Comunicato dell'assemblea dell'Unità
L'Assemblea di redazione ritiene che la proposta per gli "interventi necessari per affrontare la situazione di crisi attraverso una riorganizzazione dell'impresa" consegnata dall'ad di Nie alla rappresentanza sindacale vada completamente riscritta. Si tratta di un piano pericoloso perché a fronte di pesanti tagli e sacrifici richiesti alla redazione non garantisce alcuna prospettiva di sviluppo al giornale. La linea indicata dall'azienda attacca duramente la qualità del prodotto, la sua capacità di stare sul mercato e la professionalità dei giornalisti.

    E' impensabile che si pretenda che una vertenza di tale portata debba essere conclusa con un margine temporale strettissimo. Sul piatto l'azienda ha messo chiusure di sedi, tagli di foliazione, un massiccio ricorso a prepensionamenti, la risoluzione di tutti i contratti a tempo determinato e di una gran parte delle collaborazioni. Ribadiamo che faremo la nostra parte, ben consapevoli delle gravi difficoltà del mercato editoriale. Ma nel contempo chiediamo all'editore di accompagnare con il suo sostegno questa fase di estrema criticità. Stiamo parlando di un giornale che rappresenta un pezzo della storia di questo Paese.

    La discussione sul suo futuro deve a questo punto svolgersi su un tavolo nazionale, che coinvolga Fnsi e associazioni regionali di categoria. Non si può lasciare deperire un giornale che ha dato segni di forte ripresa e di crescita in un momento di depressione complessiva del mondo dell'editoria. Forti degli attestati di solidarietà e di partecipazione di questi giorni, chiediamo al mondo politico e sindacale apporti concreti perché il rilancio del giornale fondato da Antonio Gramsci non si arresti.

L’Assemblea di redazione de l’Unità - Roma, 5.3.09