mercoledì 28 ottobre 2015
Il Premier ceco a Beruxelles
mercoledì, ottobre 28, 2015
Avvenire dei Lavoratori
La Svizzera che va a destra, ma… Da Zurigo un segnale di lotta al populismo
mercoledì, ottobre 28, 2015
Avvenire dei Lavoratori
Il panorama della democrazia svizzera, sempre più subalterna alle sirene xenofobe della destra populista, appare come terremotata dal voto di domenica scorsa che ha sancito una notevole avanzata elettorale delle destre. Ma non ogni speranza è perduta.
Domenica scorsa l'elettorato zurighese ha votato in controtendenza rispetto al resto di una Confederazione che appare invece sempre più ansimante e strozzata nella logica chiusa delle piccole patrie di rito alemanno.
In libera uscita dal trend attuale, gli zurighesi già al primo turno hanno attribuito uno dei due seggi di rappresentanza cantonale al Consiglio degli Stati (il senato svizzero delle regioni) eleggendo il candidato socialista Daniel Jositsch, professore ordinario di diritto penale e parlamentare da due legislature, che ha superato la maggioranza assoluta con 182'776 preferenze. I suoi concorrenti si contenderanno il secondo posto al ballottaggio, in calendario per fine novembre.
Nella Città sulla Limmat non si vedeva più un senatore socialista dai tempi della "cooperatrice" Emilie Lieberherr, eletta allo Stöckli bernese nel 1978.
Non meno rilevante il successo dell'ex ambasciatore elvetico a Berlino, Tim Guldimann, eletto con 102'756 preferenze dopo che era stato candidato a sorpresa candidato dalla "Sezione internazionale" Partito Socialista Svizzero, di cui fa parte anche il "cooperatore" Felice Besostri.
All'indomani dell'elezione l'ex diplomatico ha voluto festeggiare il successo al Coopi con un gruppo di collaboratori. La presenza di Guldimann nello storico locale degli antifascisti italiani sottolinea emblematicamente l'intento di riprendere le epiche battaglie contro la xenofobia condotte dal "cooperatore" Ezio Canonica, il grande leader politico e sindacale ticinese, scomparso nel 1978.
Quasi quarant'anni dopo, la Svizzera sembra tornata al punto di partenza. Ma Tim Guldimann, che si autodefinisce "il primo consigliere internazionale eletto al Consiglio Nazionale di Berna", intende la propria discesa in campo come un contributo al contrasto politicamente efficace delle destre xenofobe svizzere che "con i loro slogan populisti stanno affossando il futuro di questo Paese."
Sul Cooperativo stesso, di cui lunedì scorso era ospite, il neo-parlamentare ha rilasciato una dichiarazione.
"In questo 110° anno di attività del Coopi dobbiamo richiamare alla memoria una tradizione dimenticata del nostro socialismo, un socialismo aperto all'Europa e al mondo. Nella lotta contro il nazi-fascismo e, poi, nella battaglia contro la xenofobia degli anni Settanta l'emigrazione italiana ha lavorato con noi in piena solidarietà insieme alla sinistra svizzera di lingua italiana", ha detto l'ex ambasciatore.
"Oggi però il Canton Ticino si chiude sempre più all'Italia in una logica di ostilità ispirata dalle destre populiste. E nella Svizzera tedesca ci stiamo dimostrando incapaci di comprendere come forza politica la maggiore comunità immigrata del nostro Paese, gli italiani", denuncia Tim Guldimann.
E conclude con queste parole: "Eppure proprio gli italiani di prima e seconda generazione potrebbero aiutarci a superare la limitatezza mentale della nostra politica. Noi dobbiamo riprendere coscienza dell'italianità nella nostra identità politica, per rimanere europei".
domenica 4 ottobre 2015
Le elezioni catalane
domenica, ottobre 04, 2015
Avvenire dei Lavoratori
Prime bombe russe
domenica, ottobre 04, 2015
Avvenire dei Lavoratori
martedì 29 settembre 2015
Un colpo alla Costituzione che sveglia la democrazia
martedì, settembre 29, 2015
Avvenire dei Lavoratori
IPSE DIXIT
Come nel 1914 - «Un conflitto tra Giapponesi e Cina per un isola. Oppure l'incontro di truppe Nato e truppe russe in Lettonia o in Polonia. O tra truppe americane e russe in Siria. O il fatto che l'IS si doti di armi sofisticate. E poiché sono tutte cose possibili, la probabilità che se ne verifichi una è molto alta.». – Jacques Attali
Giappone - di Yukari Saito / Centro di documentazione “Semi sotto la neve”
“Arrivederci a presto” dicono i cittadini alla Carta. Così a caldo, dopo l’approvazione del pacchetto sulla sicurezza che attenta al carattere pacifista della nostra Costituzione giapponese, mi sento solo di dire due cose che credo siano importanti.
1) A dire il vero, almeno da 14 mesi mi ero psicologicamente preparata al peggio (benché continuassi a sperare in qualche svolta, per es. in un ripensamento del Komeiito – Sokagakkai) e mi immaginavo profondamente disperata e delusa per questo “lutto”. Invece, è successo, stranamente, un esatto contrario: oggi, ho più speranza e fiducia nella democrazia e nella società giapponese di quanto ne avessi 14 mesi fa. Perché?
Per due motivi.
Il primo: i metodi cosi meschini (inganni, minacce e una spudorata mancanza di rispetto alle regole) adottati dal governo e i dibattiti parlamentari negli ultimi mesi (da cui Abe & Co escono veramente miseri smascherati dalla loro falsità e ignoranza) dimostrano chiaramente da che parte stia la ragione. In altre parole, senza ricorrere a questi mezzi e ragionamenti fascisti e dittatoriali, non ci sarebbero riusciti. Questo sembra molto più chiaro oggi a tanti cittadini e anche ai parlamentari rispetto a diversi mesi fa.
E’ stato quindi utile, direi quasi salutare, per la nostra democrazia.
Poi, credo che le cose intrinsecamente contro natura – come questo attentato alla Costituzione – non durino a lungo.
Il secondo motivo: mi sono resa conto solo negli ultimi due anni quanto io sia profondamente legata alla Costituzione giapponese, non credo di esagerare nel dire di averla “in ogni cellula del mio essere”. E mi sembra di capire che il mio caso non sia cosi isolato. Come succede sempre, quando sei davanti al rischio di perdere qualcosa ti rendi conto di quanto essa sia importante per te.
E ho l’impressione che attraverso le ultime esperienze non sia solo il nostro amore per la Carta a uscire rafforzato ma anche la nostra consapevolezza, la nostra coscienza della democrazia. Molti, soprattutto giovani, hanno capito che la democrazia è una cosa tosta, molto impegnativa ma molto preziosa, probabilmente più di quanto avevano sperimentato le generazioni precedenti. I movimenti popolari in passato erano più o meno organizzati e la maggioranza si muoveva seguendo l’ordine di qualcuno o ripetendo gli slogan pensati da qualcuno, mentre oggi, i giovani si esprimono ognuno con le sue parole, si sforzano a pensare con la propria testa. Ho notato questo attitudine anche in una parte dei parlamentari dell’opposizione.
Sento perciò che oggi è il primo giorno di vita del nuovo germe della democrazia, questa volta veramente nostra, non più regalata, ma conquistata con le nostre mani.
Un altra nota personale: ho vissuto finora una specie di complesso di inferiorità nei confronti dei sudcoreani e dei taiwanesi che hanno una storia molto dura di battaglie per la democrazia. Ma, credo che ora anche i giapponesi si trovino finalmente sulla strada “giusta”.
2) Un’altra cosa che volevo dire riguarda specificamente noi giapponesi residenti all’estero.
Si tratta del serio rischio a cui la nuova posizione del Giappone (anche se tutto resta ancora da vedere se non venga annullata dalla Giustizia) ci espone, soprattutto nei paesi “instabili” come l’Afghanistan, l’Iraq ecc. dove ci sono i miei connazionali che (con o senza un’ONG) lavorano da anni per il bene della popolazione locale. La nostra cittadinanza era per noi una grande garanzia, cioè, come paese neutrale, “disarmato” godere della fiducia di tutti.
Invece, da domani le cose cambieranno, rischiamo di diventare “tutti americani”!!
Perciò credo (e non sono l’unica) che abbiamo doppiamente il diritto di indignarci e di ripudiare il governo Abe, a prescindere dalle nostre opinioni politiche.

