mercoledì 18 marzo 2009

Con onestà, lavorando

Ipse dixit

Lavorando - «E per sua norma e regola, il pane io me lo guadagno con onestà, lavorando». - Erminia Cella Punto di riferimento -

«Durante il ventennio dell'esilio il Cooperativo di Zurigo fu per noi un punto di riferimento costante». - Pietro Nenni



DI PORCATA IN PORCATA

di Dino Nardi

Da mesi e mesi in tutto il mondo nelle associazioni italiane e negli organismi di rappresentanza degli emigrati, quali i Comitati per gli Italiani all’Estero (Comites) ed il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), si discute e si protesta energicamente per le discriminazioni che vi sono state a riguardo dell’ICI e dell’Assegno sociale per gli emigrati che rimpatriano ma, soprattutto, per i tagli alle politiche degli italiani all’estero dovuti alla Legge Finanziaria 2009 (i corsi di lingua e cultura frequentati in tutto il mondo da circa 700'000 ragazzi; l’assistenza agli emigrati indigenti; il finanziamento dello stesso Cgie e, infine, le spese di gestione della rete diplomatico-consolare che, essendo già da tempo in sofferenza, rischia così di non poter più garantire dei servizi decenti agli utenti, italiani e non.)

    Di fronte a questa situazione di profondo disagio e difficoltà in cui vengono a trovarsi le comunità italiane all’estero, senza dimenticare ovviamente la sicurezza in Italia e, più in generale, la crisi economica che sta mettendo sul lastrico tante famiglie italiane, il governo italiano intende tuttavia sperperare circa 400 milioni di euro pur di non accorpare all’ election day (elezioni amministrative ed europee) del 6 e 7 giugno prossimi anche il referendum elettorale che, invece, si vuole far tenere in altra data.

    Questo perché il governo Berlusconi, ancora una volta, è sotto schiaffo da parte della Lega Nord che vuole far fallire il referendum, attraverso il non raggiungimento del quorum, per evitare ogni rischio all’attuale legge elettorale, pur definita una "porcata" dal suo stesso ideatore, il senatore e ministro leghista Roberto Calderoli. Così subiremo un’altra porcata che costerà agli italiani circa 400 milioni di euro, mentre con un decimo di quei soldi si potrebbero recuperare i tagli alle politiche degli italiani all’estero e, con il resto, migliorare la sicurezza dei cittadini in Italia e sostenere le famiglie più povere. Una posizione, peraltro, condivisa anche dalla UIL e dai sindacati italiani, in generale, e da politici di diversa estrazione come, per esempio, lo stesso segretario del PD, Dario Franceschini, ed il parlamentare europeo di AN, Salvatore Tatarella.

lunedì 16 marzo 2009

PIAZZA CELLA

Toponomastica socialista italiana

PIAZZA CELLA

La municipale zurighese Esther Maurer inaugura lunedì prossimo alle ore 11.00 la "Piazza Cella", primo toponimo in lingua italiana in una città elvetica d'idioma tedesco. Lo spazio urbano, arredato da una fontana, è stato dedicato a due esponenti storici della Società Cooperativa: Erminia Cella e suo figlio Ettore Cella-Dezza. Erminia fu per lunghi anni  co-gerente del ristorante Cooperativo insieme al consorte Enrico Dezza. Loro figlio, Ettore Cella-Dezza, è stato uno dei maggiori attori e registi svizzeri del Novecento, ma anche redattore dell'ADL fin dai tempi di Silone e socio d'onore del Coopi di Zurigo.

di Sandro Pedroli *)

Erminia Cella ed Enrico Dezza furono per molti anni gerenti del vecchio Cooperativo alla Militärstrasse. Da lì passarono buona parte degli antifascisti italiani, da Turati a Matteotti, a Silone. Senza dimenticare, in anni antecedenti, Mussolini e Lenin.

 
Nella storia del socialismo italiano il Cooperativo e L'Avvenire dei Lavoratori rappresentarono un punto di riferimento centrale.

In questo ambiente in cui anche le mura trasudavano politica ed antifascismo crebbe Ettore Cella, sempre conseguentemente fedele agli ideali in cui era cresciuto.

Ben presto la sua intelligenza uniti al suo "charme" e alla sua gentilezza lo segnalarono agli ambienti culturali, dapprima zurighesi e poi svizzeri. Perfettamente bilingue fu apprezzato attore in parecchi film, regista e scrittore. Non esitò ad impegnarsi politicamente.

Due edizioni dei suoi scritti, l'una in tedesco e l'altra in italiano, vennero pubblicate alcuni anni fa da L'Avvenire dei lavoratori ed ebbero notevole successo.

La città di Zurigo, a cinque anni dalla scoparsa del grande attore e regista, ha deciso di onorare madre e figlio dedicando a entrambi, nel centro del quartiere operaio di Zurigo, una piazza che recherà la denominazione (in lingua italiana) di "Piazza Cella".

L'inaugurazione di "PIAZZA CELLA"
(ANGOLO LANGSTRASSE / DIENERSTRASSE)
avrà luogo LUNEDI' 9 MARZO ALLE ORE 11.00
con scopertura della TARGA toponomastica
e lettura pubblica di stralci di "NONNA ADELE" 
romanzo di ETTORE CELLA-DEZZA.

*) Sandro Pedroli, ex staffetta partigiana in Piemonte e medico zurighese per quattro decenni, è presidente emerito del Comitato XXV Aprile di Zurigo e socio d'onore del Coopi.

Banalità del male e coraggio di essere cittadini

La Catena di San Libero  

Banalità del male e coraggio di essere cittadini

Che cosa sta succedendo in Italia? La "politica", lo sappiamo tutti, è andata a puttane. Ma solo di "politica" si tratta? E la "gente"? E perché in questo paese le donne sono tornate cittadini minori? Cosa vuol dire questo? Di che cosa è sintomo? Che "politica" (vera) ci può salvare?

di Riccardo Orioles *)

Se si avesse il coraggio, che non c'è, di chiedersi cosa veramente accade nel nostro Paese, non sarebbe difficile trovare le risposte vere. Rumeni violentano italiane. Italiani

violentano rumene. Italiani violentano italiane, e rumeni rumene. Il popolo dei Bandar-Log ne fa dibattito, accusa gli altri, invoca nuove leggi. Tutti gridano forte, con la voce roca: tutto ciò che se ne ode dall'esterno è un confuso ringhiare, una cacofonia che difficilmente s'associerebbe alle voci di un

qualunque aggregato umano.
    Le domande reali sono queste:
    - E' vero o non è vero che, dalla provincia di Como a quella di Palermo, si è avuta una recrudescenza di violenze carnali anche fra adolescenti, a volte addirittura tredicenni?

    - E' vero o non è vero che molti casi di violenza sono stati portati a termine grazie all'indifferenza dei passanti ("Nessuna macchina s'è fermata", "L'hanno strappata via dall'autobus", "Nessuno ha telefonato")?

    - E' vero o non è vero che tutta la pubblicità e buona parte della televisione presentano ormai le ragazze esclusivamente

come merce scopabile e basta?
    Di recente c'è stata una campagna - legalissima - della Relish, con manifesti in tutte le principali città, che inneggiava direttamente allo stupro; l'anno scorso ce n'era stata una analoga di Dolce & Gabbana).

    C'è qualcosa di patologico, nella nostra società ormai post-capitalistica.
    Gli antichi romani sono potuti andare avanti per secoli con la spettacolarizzazione dell'omicidio (i ludi gladiatorii erano il principale entertainment di quella civiltà): c'è voluto un capovolgimento totale dell'etica per accorgersi di quanto questo spettacolo fosse patologia.

    E gli atzechi, e i nazisti, e le culture schiavistiche del Vecchio Sud: tutte società moderne, rispetto ai loro tempi, tutte senza eccezioni basate sul consenso. E tutte catastroficamente finite male, quando l'accumularsi degli elementi patogeni (e "normali") è finalmente ed "improvvisamente" esploso.

    Non sono stati i barbari a portarci dal di fuori la violenza, nemmeno a noi oggi. Essa cresce tranquillamente ogni giorno nelle nostre scuole, nelle nostre ovvietà, nella nostra cultura.

    Le donne, adesso, non sono affatto pari agli uomini, nel nostro mondo. Gli uomini, una forte minoranza degli uomini, confonde ancora moltissimo fra potere e sesso.

    Le ronde non sono che la rappresentazione ritualistica (interessante per l'antropologo, e per ogni altro verso infantile) di ciò a cui da tempo abbiamo rinunciato: il coraggio di difendere le donne quotidianamente e concretamente (la piccola offesa sull'autobus, il "complimento" insultante, la frase greve) che un tempo suscitavano la reazione degli uomini - da persone normalmente perbene, non certo da "rondisti" - e ora passano via nel silenzio e nel voltare gli occhi dall'altra parte.

    Questa, anche se non sembrerebbe, è la reale politica. Mentre la "politica" che si considera tale, ogni giorno che passa, è sempre più rumore di fondo.

*) Riccardo Orioles, giornalista antimafia, fondatore assieme a Giuseppe Fava de "I siciliani", è un punto di riferimento nel panorama delle firme giornalistiche in Sicilia impegnate a contrastare la mafia e la corruzione. www.riccardoorioles.org  /  www.sanlibero.it

Oggetto - soggetto

Senza respiro

La bambina e la scomunica

di Adriano Sofri*)

A RECIFE, in Brasile, c'è una bambina di nove anni. Ha un patrigno. Il patrigno abusa sessualmente di lei da quando aveva sei anni. Abusa di lei da tre anni. Il patrigno abusa anche della sorellina della bambina, che ha 14 anni ed è invalida. Ora il patrigno è in carcere. Ora la bambina di nove anni è incinta, di due gemelli.

    La bambina ha anche un suo padre, e una madre. La madre spera che abortisca, il padre no.
    A Recife c'è un medico che ha preso in cura la bambina, le ha somministrato dei farmaci che hanno procurato l'aborto. Il medico e i suoi collaboratori pensano, come vuole la legge, che non si debba obbligare una donna, e tanto meno una bambina, a mettere al mondo il frutto di uno stupro.

    Si sono anche spaventati del rischio che il parto gemellare avrebbe comportato per una bambina di nove anni.
    C'è un arcivescovo, a Recife - non importa il nome: non c'è il nome della bambina, né del suo violentatore, perché citare quello dell'arcivescovo - che ha scomunicato senza appello il medico che ha aiutato la bambina ad abortire, i suoi collaboratori, e la madre che ha approvato. Non il patrigno, "perché l'aborto è peggiore del suo crimine". Non la bambina. La bambina non ha l'età per essere scomunicata. Solo per partorire due gemelli.

    L'arcivescovo ha proclamato - indovinate - che la legge di Dio è al di sopra della legge umana. L'arcivescovo ha tenuto ad aggiungere che l'olocausto dell'aborto nel mondo è peggiore di quello dei sei milioni di ebrei nella Shoah. Peggiore. C'è anche, a Recife, un gruppo di avvocati cattolici che ha denunciato i medici per il procurato aborto: omicidio volontario aggravato, presumo.

    C'è, a Roma, il Vaticano e, in Vaticano, la Pontificia Accademia per la Vita. Con una gamma di sentimenti che vanno dall'imbarazzo al dolore alla perentorietà, i suoi esponenti hanno spiegato che la scomunica comminata dall'Arcivescovo di Recife era necessaria. Un atto davvero dovuto, come prescrive il Codice di Diritto Canonico. Un sacerdote del Pontificio Consiglio per la Famiglia, a sua volta, ha soffertamente ribadito che "L'annuncio della chiesa è la difesa della vita e della famiglia". E che i medici sono "protagonisti di una scelta di morte".

    Penso che non si debba commentare tutto ciò. Neanche una parola. Bisogna trattenere il respiro, fino a scoppiare.

*) Questo commento di Adriano Sofri è apparso su "La Repubblica" del 7.3.09. Ci è stato segnalato con la richiesta che lo si rilanciasse per ricordare, nella Giornata della Donna, che l'integralismo puo' tornare sempre, in qualsiasi posto, da qualsiasi religione, in qualsiasi anno.





Italiani all'estero

Un soggetto attivo
Rino Giuliani: "Il mondo delle associazioni non viene recepito come soggetto attivo del processo di riforma di Comites e CGIE".

Riunita la Presidenza della Consulta Nazionale dell'Emigrazione.

Il via a iniziative che impegneranno nelle prossime settimane CNE e associazioni aderenti.

ROMA - Si è tenuta il 3 marzo la riunione dell'Ufficio di Presidenza della Consulta Nazionale dell'Emigrazione. La riunione è stata introdotta dalla relazione del presidente Rino Giuliani il quale ha svolto una analisi preoccupata sull'evolversi della situazione degli italiani all'estero anche a seguito del taglio senza precedenti delle risorse finanziarie destinate a servizi ed interventi per i nostri connazionali all'estero.

    La riunione ha dato il via a diverse iniziative che impegneranno nelle prossime settimane la CNE e le associazioni aderenti.

    "A circa due mesi dal Convegno nazionale della CNE e dalla Conferenza dei giovani - ha sottolineato Rino Giuliani - non solo non emergono dall'articolato mondo della rappresentanza proposte alternative ma anzi si sviluppa una confusa manovra diversiva mirata ancora una volta alla messa in discussione dell'associazionismo. Come leggere la relazione del sottosegretario Mantica al CGIE dell’11-12 febbraio scorso laddove si fa un distinguo fra rappresentanza degli eletti e rappresentanza ‘sociale’ propria delle associazioni. La prima dimostrabile la seconda di difficile dimostrazione".

    "Il mondo delle associazioni - si legge ancora dalla relazione - nei progetti di riforma non sembra molto essere recepito come un soggetto attivo del processo di riforma" dei Comites e del CGIE. Il riferimento sembrano essere le proposte di legge di modifica del CGIE nelle quali la componente partitica ha un ruolo preponderante e l'associazionismo viene "ridotto al lumicino".

    La CNE prendendo atto di contenuti e di metodo chiede che nella discussione in Parlamento sia effettuata una profonda revisione dei testi stessi. In mancanza di precedenti confronti con le associazioni, la stessa presenterà precise modifiche all'attenzione del governo, dei parlamentari e delle forze politiche. A tal fine verrà avanzata nei prossimi giorni una prima richiesta d'incontro al senatore Mantica.

    "La CNE, che ha valutato come atto importante la proposta di legge per il riconoscimento delle associazioni all'estero come associazioni di promozione sociale - ha proseguito Giuliani -, sottolinea criticamente i ritardi nell’avvio di una sollecita discussione in commissione e fa appello in primo luogo ai parlamentarti eletti all'estero perché s'impegnino per la proposta di legge dando un segnale netto di sostegno all'associazionismo nel quale molti di loro hanno fatto esperienza".

    Alla luce della disponibilità del coordinamento delle consulte regionali all'avvio di un tavolo congiunto permanente di confronto, La CNE invierà una richiesta di incontro indirizzata al coordinatore dei referenti regionali per l'emigrazione. Si tratta di un obiettivo contenuto nel documento finale del Convegno CNE di Roma votato anche dai rappresentanti delle consulte presenti e riconfermato nel loro recente incontro di Potenza.

    "La riforma dei Comites e del CGIE - ha affermato Giuliani - non è un fatto meramente tecnico risolvibile introducendo dosi più o meno massicce di presidenzialismo ma seguitando a garantire fra i nostri connazionali le condizioni per l'esistenza di libere organizzazioni basate sul pluralismo e sulla autonomia. Non si può ridurre, soprattutto all'estero fra i circa 4 milioni di votanti e fra i milioni di oriundi le forme della rappresentanza a quelle esclusive dei partiti italiani".

    L'Ufficio di Presidenza ha infine deciso di dare slancio e supporto alle iniziative assunte promuovendo nelle prossime settimane a partire dal documento approvato nel Convegno di Roma, riunioni di forte orientamento sulla situazione attuale . (Inform)



Riceviamo e doverosamente pubblichiamo

Comunicato dell'assemblea dell'Unità
L'Assemblea di redazione ritiene che la proposta per gli "interventi necessari per affrontare la situazione di crisi attraverso una riorganizzazione dell'impresa" consegnata dall'ad di Nie alla rappresentanza sindacale vada completamente riscritta. Si tratta di un piano pericoloso perché a fronte di pesanti tagli e sacrifici richiesti alla redazione non garantisce alcuna prospettiva di sviluppo al giornale. La linea indicata dall'azienda attacca duramente la qualità del prodotto, la sua capacità di stare sul mercato e la professionalità dei giornalisti.

    E' impensabile che si pretenda che una vertenza di tale portata debba essere conclusa con un margine temporale strettissimo. Sul piatto l'azienda ha messo chiusure di sedi, tagli di foliazione, un massiccio ricorso a prepensionamenti, la risoluzione di tutti i contratti a tempo determinato e di una gran parte delle collaborazioni. Ribadiamo che faremo la nostra parte, ben consapevoli delle gravi difficoltà del mercato editoriale. Ma nel contempo chiediamo all'editore di accompagnare con il suo sostegno questa fase di estrema criticità. Stiamo parlando di un giornale che rappresenta un pezzo della storia di questo Paese.

    La discussione sul suo futuro deve a questo punto svolgersi su un tavolo nazionale, che coinvolga Fnsi e associazioni regionali di categoria. Non si può lasciare deperire un giornale che ha dato segni di forte ripresa e di crescita in un momento di depressione complessiva del mondo dell'editoria. Forti degli attestati di solidarietà e di partecipazione di questi giorni, chiediamo al mondo politico e sindacale apporti concreti perché il rilancio del giornale fondato da Antonio Gramsci non si arresti.

L’Assemblea di redazione de l’Unità - Roma, 5.3.09


Nati per comandare e altri per ubbidire

Ipse dixit

Domanda semplice - «Perché mai alcuni esseri umani sarebbero nati per comandare e altri per ubbidire?».
- Angelica Balabanoff

Angelica Balabanoff, co-fondatrice dell'Internazionale Socialista Donne



8 MARZO

PIA LOCATELLI: "DONNE IN ITALIA SEMPRE PIU’ SVANTAGGIATE"

Pia Locatelli, presidente dell'Internazionale Socialista Donne ed europarlamentare (Ps/PSE), commenta le politiche del centro-destra al governo in Italia.  E dice che...

"Possiamo scommettere fin d’ora che neppure un euro risparmiato sulle pensioni delle donne servira’ a costruire un asilo nido in più e l’unico risultato dell’equiparazione dell’eta’ pensionabile sarà quello di aver accresciuto ulteriormente le disparità di condizioni tra i due sessi".

    E’ quanto afferma Pia Locatelli, capodelegazione del Ps a Strasburgo e presidente dell’Internazionale socialista donne, da domenica a New York dove è in corso la 53.ma sessione annuale della Commissione ONU dedicata alla condizione delle donne commentando il progetto del governo in tema di pensioni.

     "Nel resto dell’Europa – continua la Locatelli - non ci sono solo eta’ pensionabili uguali, ma anche tanti servizi per le famiglie che qui da noi ricadono ancora quasi esclusivamente sulle spalle delle donne costrette spesso a lavorare il doppio, sobbarcandosi il peso di figli, anziani e malati, per di piu’ sempre svantaggiate rispetto agli uomini in termini di guadagno e di carriera. Su questo c’e’ in Italia uno scandaloso ritardo da colmare e invece di migliorare la condizione delle donne che lavorano, le si costringe solo a farlo più a lungo. Così alla fine non si sfugge al sospetto – conclude l’esponente socialista - che l’equiparazione dell’eta’ pensionabile sia solo uno stratagemma per racimolare qualche euro in piu’".




Donne: Onu; Cgil, Carfagna non risponde a richiesta incontro

Il Ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, a New York per partecipare ai lavori della 53/a sessione della Commissione ONU sulla condizione della donna, non ha voluto incontrare la delegazione sindacale italiana presente. Lo hanno reso noto Nicoletta Rocchi, segretaria     confederale della Cgil, e Rosa Ravanelli, segretaria nazionale della FP Cgil.

"Anche questo anno - affermano le due dirigenti sindacali - il sindacato italiano partecipa alla 53/a Commissione sulla condizione della donne con la Confederazione mondiale e numerose delegazioni nazionali. La discussione e i negoziati sull'equa divisione delle responsabilità tra uomini e donne, inclusa l'assistenza nel contesto dell'HIV-AIDS, tema centrale di questa sessione, sta risultando particolarmente complesso. I numerosi governi, infatti, compresi alcuni dell'Unione Europea, tendono a ridurre la portata degli impegni indicati dalla Commissione, adducendo l'effetto negativo della crisi globale sulla spesa pubblica. Politiche di investimento per i servizi pubblici, per la conciliazione del tempo di vita e di lavoro e per il sostegno al reddito delle donne rischiano di essere indeboliti".

    "Su questi temi - proseguono Rocchi e Ravanelli - il sindacato preme sui governi e sulle delegazioni trattanti. Per questo avremmo voluto incontrare il Ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, per altro ospitata nel nostro stesso albergo, ma neppure una nostra formale richiesta di incontro ha ricevuto risposta".

    "Siamo dispiaciute - concludono le dirigenti della Cgil - perché avremmo voluto illustrare le proposte sindacali, ma anche conoscere la posizione che il governo italiano sta sostenendo, soprattutto riguardo a come intenda bilanciare lo sviluppo di politiche di conciliazione, ad esempio, con il prolungamento dell'età pensionabile delle donne lanciato in questi stessi giorni.




CONTRASTARE LA VIOLENZA E PROMUOVERE IL LAVORO

Queste le priorità più sentite dalle donne italiane alla vigilia dell'Otto Marzo 2009. Su tutto ciò la maggioranza appare sconfortante. Contro la violenza di genere, infatti, si sta facendo poco e male. Per il lavoro femminile, invece, il governo non sta facendo proprio niente. Lo ha dichiarato la senatrice Vittoria Franco, responsabile del PD per le Pari Opporunità, nell'intervento (di cui riportiamo qui ampi stralci) che la sen. Franco ha tenuto a un recente convegno dell'Inca Cgil sul tema "Donne contro i razzismi e le discriminazioni".

di Vittoria Franco *)

In vista dell'8 marzo è giusto ricordare che le priorità per le donne italiane rimangono l'occupazione, il sostegno e il riconoscimento della maternità e il contrasto alla violenza di genere, questioni sulle quali c'è ancora molto da lavorare.

    Le donne italiane sono tra le meno occupate d'Europa e a parità di mansioni godono ancora di retribuzioni più basse rispetto ai colleghi uomini, fino al 30 per cento in meno. La cronica carenza di servizi, dagli asili nido alle strutture di sostegno per la cura degli anziani, rende particolarmente difficile per le lavoratrici conciliare gli impegni professionali e quelli familiari.

    A questo si aggiunge che tra i precari la maggioranza è di sesso femminile, e che dunque a perdere il lavoro saranno soprattutto donne.

    Anche per questo il Pd ha proposto l'assegno per chi perde il lavoro, per non lasciare tante donne senza alcuna tutela. Sul fronte dell'ampliamento e della tutela dell'occupazione femminile dobbiamo registrare che il governo non sta facendo niente.

    Noi abbiamo le nostre proposte: riduzione del costo del lavoro femminile, credito di imposta per il lavoro di cura, servizi di conciliazione e di condivisione, congedo paterno obbligatorio, riforma della legge sui congedi parentali.

    L'altra questione è la violenza di genere. Dall'Istat sappiamo che 7 milioni di donne hanno subito almeno un episodio di violenza fisica o psicologica e per combatterla servono risorse e un sostegno vero ai centri antiviolenza, perché è necessario fare prevenzione e non solo repressione. Questo 8 marzo va dedicato a queste grandi questioni che attanagliano l'universo femminile.

*) Senatrice della Repubblica, responsabile Pari Opportunità del Pd.